Fabrizio Gatti è Bilal: viaggiare, lavorare, morire da clandestini

23 04 10 by

“Il 12 per cento delle persone che partono dalle coste della Libia e dalla Tunisia non arriva in Europa. Il 12 per cento significa che tra 182 passeggeri su questo camion, 22 moriranno. E se di questo si salveranno tutti, del prossimo ne moriranno forse 44. Oppure 66 di quello che verrà dopo.” Dura novanta minuti ed è lo spettacolo del Terzo Millennio: la cronaca letta, vista, cantata e suonata del viaggio più tragico dei nostri giorni: l’immigrazione clandestina. E’ difficile trasmettere un carico di emozioni così forti come quello che si prova entrando nella Storia dalla porta posteriore, analizzandola nelle sue viscere di ingiustizia e oblio. E’ difficile soprattutto quando si tratta di una Storia parallela a quella ufficiale, che nessuno conosce ma che permea alla radice ogni singolo gesto della nostra vita...

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Dall’esercito Usa con furore, i nuovi disertori per la pace

6 01 09 by

Raffella Scaglietta ha raccolto una bella testimonianza per L’Espresso. In questo momento particolare di guerra, in cui centinaia di civili – tra cui moltissimi bambini – vengono uccisi, abbiamo più bisogno di speranza che mai. L’utopia di una nuova coscienza pacifica che nasce all’interno di chi fa la guerra è sempre più reale, e i ragazzi americani che disertano sono sempre più numerosi e rumorosi. Come quelli della base di Vicenza, che si sono uniti ai comitati contro la guerra e per i quali stanno nascendo centri di assistenza e di sostegno, da parte dei cittadini vicentini. Una di queste storie è quella di Russel Hoitt, giovanissimo, che ha vissuto l’atrocità della guerra e ha detto basta. Ragazzi pieni di speranze che hanno sposato la causa antiterroristica dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre...

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Internazionale a Ferrara #5: Portfolio Israele/Palestina

10 11 08 by

La mostra “Atto di stato. Palestina-Israele 1967-2007” – per il quarantennale dell’occupazione della Palestina da parte dell’esercito israeliano – ha fatto da sfondo all’incontro “Portfolio Israele/Palestina: la storia per immagini“: la giornalista e saggista Maria Nadotti a colloquio con la storica e critica della fotografia Ariella Azoulay, ebrea israeliana, autrice dello studio che ha dato origine alla mostra. Sono state presentate 371 fotografie, da lei scelte tra 10.000 attraverso un enorme lavoro di ricerca, selezione, montaggio e installazione. Il proposito del suo lavoro è stato quello di mostrare come le persone coinvolte, nel quotidiano, hanno gestito l’occupazione. E quindi ecco che, a scapito degli eventi cosiddetti “cruciali” dai media ufficiali, diventa centrale il contatto quotidiano tra soldato israeliano e cittadino palestinese, i loro sguardi, i loro pensieri. E’ quello che la Azoulay chiama “il...

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I cinque sensi di Israele

28 06 08 by

Come appendice del reportage Le sirene di Sderot, Naoki Tomasini fa un toccante affresco di questa città e di tutta la zona di Israele, attraverso le sensazioni che colpisccono chi la ascolta, la guarda, la assapora, la annusa e la tocca. Udito: A Sderot l’udito è colpito prima di tutto dal silenzio. Dall’assenza dei rumori del traffico e delle voci. Anche all’uscita delle scuole e nei bar l’atmosfera è ovattata e le chiacchiere sono soffuse, come per l’attesa permanente del fragore delle sirene che suonano l’allarme razzi […] Vista: Sderot segna l’inizio del deserto del Negev, ma le strade che arrivano da nord, da Gerusalemme, sono costeggiate dal verde scuro delle conifere e da quello più giallastro dei campi di grano […] Il colore della sabbia è striato dal rosso carminio delle rocce ferrose...

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L’attesa di una pace vera, tra razzi imprevedibili e terapie di gruppo

27 06 08 by

Nel suo reportage da Israele Le sirene di Sderot, città a ridosso della striscia di Gaza, Naoki Tomasini ha scelto di mettere in pratica la teoria della clessidra, mostrando le dinamiche di una grande questione – la guerra tra israeliani e palestinesi – attraverso le parole e le piccole storie degli abitanti di un luogo di confine, dimenticato dai media e dal suo stesso governo. In questo eccezionale reportage, uscito su PeaceReporter di maggio, è di scena l’umanità nella sua accezione più ampia, nella sua condizione più misera e disperata. Tomasini ci dà un quadro generale della situazione a Sderot, con dati alla mano, interviste significative ed uno stile narrativo acuto ed incalzante, con quel tanto di sapore letterario di cui i migliori reportage sono impregnati. Ci viene messa davanti agli occhi la realtà...

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Il Robin Hood dei kamikaze

28 05 08 by

Israele lo chiama “il macellaio di Beirut”. Gli americani lo hanno messo in cima alla lista dei superterroristi. Per questo nessuno si aspetterebbe che il libanese Hassan Nasrallah, l’austero segretario generale del Partito di Dio sciita Hezbollah, abbia la erre moscia. Mentre arringa i suoi seguaci in oceaniche adunate o li ammaestra dagli studi di Al Manar, la tv di Hezbollah, quel vezzo alla francese sembra essergli rimasto addosso come il nostalgico lustrino di un altro Libano, quello degli anni Sessanta, la favoreggiata Svizzera del Medio Oriente […] E’ così che inizia il reportage sul Libano [L’Europeo di marzo 2008] in cui Antonella Arcomano racconta la vita di Nasrallah fin dalla sua infanzia, dandoci immagini e dati di riferimento per farci capire quale sia il ruolo di Hezbollah nella società libanese e cosa significhi...

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Benazir Bhutto e il treno del destino

23 05 08 by

Dopo la deposizione tramite golpe militare nel 1977 e l’impiccagione nel 1979, di Zulfikar Ali Bhutto – primo ministro pakistano dal ’73 al ’77 – sua figlia divenne l’ultima alternativa alla dittatura militare, la stessa destra religiosa che aveva ucciso suo padre nonostante migliaia di manifestanti in tutto il mondo ne chiedessero la scarcerazione con striscioni, slogan e inni alla libertà del Pakistan. Benazir Bhutto, nemica storica del regime e paladina della democrazia dopo anni di legge marziale, terrore e corruzione, nel 1988 fu eletta dal popolo. E durante quella straordinaria campagna elettorale, piuttosto insolita per una ‘democrazia occidentale’, Antonella Barina de L’Europeo ha realizzato un toccante reportage, insieme alle illuminanti fotografie di Gianfranco Moroldo. E’ talmente significativo che vorrei trascriverlo per intero, ma mi limito a citarne una piccola parte.[…] Non ci sono...

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Come nacque il Bangladesh

22 05 08 by

La storia della repubblica popolare autonoma bengalese comincia con una profezia. La profezia di un giovane capitano del gruppo indipendentista Mukhti Bahini, di nome Abdurav. La guerriglia dei poveri, cioè dei 70 milioni di bengalesi contro i 70 mila occupanti pakistani, comincia con le parole di un capitano che voleva restituire la libertà al suo popolo distrutto e a rischio di genocidio: ce lo hanno raccontato Guido Gerosa, nel ’71, con un bellissimo reportage per l’Europeo, e Raymond Depardon, con le sue fotografie in bianco e nero. […] “Per ora siamo braccati nelle foreste, ma a dicembre entreremo in Dacca liberata. […] Il morale dell’esercito pakistano è a pezzi. Si ritrovano accerchiati dentro una terra dove non hanno fatto che struprare e uccidere. Quando si scateneranno le grandi piogge l’armata di occupazione risulterà tagliata...

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Sui passi dei Mujaheddin

21 05 08 by

Questo reportage di Mario Galli, uscito sull’Europeo del 1979 insieme alle fotografie di Steve McCurry, è nato dopo due mesi insieme ai guerriglieri afghani, l’armata islamica di 40-50mila mujaheddin – combattenti – che ha lottato contro il regime filosovietico di Kabul ed i sovietici stessi. Il reporter fa uso di un buon bisturi – analizzando i dati storici e politici della questione in modo preciso – con un’ottima clessidra – raccontandoci i nomi e le vite di comandanti e dirigenti, feudatari e coordinatori della resistenza – e un cuore sensibile alle motivazioni umane che hanno spinto migliaia di poveri contadini ad imbracciare un fucile. Da notare, anche qui come nel reportage Iraq di tutti e di nessuno , l’uso del tu narrativo (i contadini li incontri in armi). […] Imperterrita, Radio Mosca continua a...

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Reportage 2.0

16 05 08 by

Nell’era del web 2.0, chiunque può essere fotoreporter di se stesso…    Alcuni Gruppi interessanti su Flickr: Reportages Street-reportage Photojournalism & Photojournalists Photojournalism...

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La liberazione di Bilal

15 04 08 by

Avevo scritto dello scandalo che ha coinvolto Bilal Hussein, il fotoreporter innocente incarcerato per due anni dall’esercito statunitense. Ne ho scritto anche una seconda volta, piena di amarezza. Oggi finalmente ne scrivo perchè probabilmente oggi Bilal verrà scarcerato. La Corte di giustizia irachena ha sentenziato che il fotoreporter dell’Associated Press dovrà oggi essere liberato, ma l’esercito USA continua a tenerlo in prigione. Stamattina il comando americano in Iraq ha annunciato la sua liberazione, ma conoscendo gli elementi finchè non vediamo non ci fidiamo. Stiamo a vedere, è una questione di ore. Per maggiori informazioni e aggiornamenti: Osservatorio Iraq AGGIORNAMENTO: BILAL HUSSEIN E’ UFFICIALMENTE LIBERO!...

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Una storia ancora da raccontare: Enzo Baldoni

5 04 08 by

Enzo Baldoni non era un giornalista. Muratore, scaricatore, interprete, fotografo, professore di ginnastica, tecnico di laboratorio chimico, e poi ancora pubblicitario, traduttore di fumetti, docente di comunicazione, blogger, appassionato di zen e volontario della Croce Rossa. Era marito, certo, era padre. Ma più di ogni altra cosa, era viaggiatore. E non un viaggiatore comune, badate, non un turista o un giramondo. Enzo Baldoni era viaggiatore dentro: un curioso, appassionato, impavido viaggiatore. Viaggiatore di tempi e luoghi, di culture agli antipodi, di storie dentro la Storia. Senza etichette né padroni. Ecco perché aveva tutte le carte in regola per essere ricordato come uno dei reporter più abili, capace di emozionarsi davanti a un guerrigliero, incapace di tacere l’ingiustizia dei potenti e i sogni dei deboli. Anticipatore di professione, scrive del subcomandante Marcos nel Chiapas, delle...

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