Webgol e i reportage in pdf: Ondave’, diario scomodo dall’India

9 01 10 by

E’ sull’onda di nuove scoperte ed esigenze multimediali, sulla scia di novità editoriali, libri elettronici e kindle, che Antonio Sofi ha dato il via ad una scommessa unica nel suo genere: una collana di reportage scaricabili sottoforma di e-book, con il “marchio di garanzia” Webgol Edizioni. E così Ondave‘, con l’avvincente racconto di Enrico Bianda e le straordinarie fotografie di Manuela Ladu che già avevamo seguito a puntate, diventa il primo reportage in pdf, scaricabile gratuitamente. Si evolve, in un batter di ciglia, in un intero documento da linkare, condividere, diffondere, un’emozione da concedersi e poi regalare, soffiare via nella Rete, un piccolo bagaglio di vita vissuta da assaporare e conservare sugli scaffali della propria libreria interiore. Moschea, Delhi    Ondave’ è un viaggio in India senza tempo e senza pretese, un percorso che...

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Reportage dal più grande sindacato di lavoratrici indiane

21 12 08 by

E’ stata inaugurata a Roma una mostra davvero interessante. “Indiana”, il fotoreportage di Laura Salvinelli, ruota intorno a Sewa (Self Employed Women’s Association), il più grande sindacato di lavoratrici autonome indiane. La fotografa ha inventato un nome fatto apposta per i suoi lavori, che chiama “reportraits”, una unione tra reportage e ritratto.   La mostra, a Palazzo Incontro a Roma fino al 18 gennaio 2009, si compone di 37 immagini in bianco e nero, che raccontano i cambiamenti del mondo del lavoro femminile in India, dove le mansioni più umili sono svolte dalle donne indù delle caste basse e dalle musulmane. La mostra è un progetto per mettere in luce il lavoro straordinario portato avanti dalla fondatrice di Sewa, Ela Bhatt. Un sindacato, che è anche un movimento di liberazione della donna, che conta...

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Gloria e miseria di Calcutta, guazzabuglio della globalizzazione

15 09 08 by

Su Internazionale Viaggio è stato pubblicato un reportage di Robert Kaplan, giornalista statunitense dell’Atlantic, sulle contraddizioni di Calcutta, una tra le città più densamente popolate al mondo. Da una parte giganteschi pannelli pubblicitari illuminati, automobili di ultimo modello, taxi di lusso, centri commerciali enormi e cinema multisala. Dall’altra parte risciò, mendicanti, senzatetto e fatiscenti palazzi dell’Ottocento. Tra narghilè, lampadari di cristallo e bancarelle, il reporter dipinge un efficace quadro sociologico che ripercorre la corsa al benessere di questa bizzarra città indiana. Seguendolo nel suo viaggio, documentato passo per passo, spiega come i nuovi ricchi vogliono sterilizzarsi dall’orrore dei poveri. […] Calcutta è oscena. Esco da un caffè di lusso con le vetrine tappezzate di adesivi delle carte di credito, che offre una variegata cucina indiancosmopolita fatta di stravaganti cocktail a base di caffelatte e...

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Come nacque il Bangladesh

22 05 08 by

La storia della repubblica popolare autonoma bengalese comincia con una profezia. La profezia di un giovane capitano del gruppo indipendentista Mukhti Bahini, di nome Abdurav. La guerriglia dei poveri, cioè dei 70 milioni di bengalesi contro i 70 mila occupanti pakistani, comincia con le parole di un capitano che voleva restituire la libertà al suo popolo distrutto e a rischio di genocidio: ce lo hanno raccontato Guido Gerosa, nel ’71, con un bellissimo reportage per l’Europeo, e Raymond Depardon, con le sue fotografie in bianco e nero. […] “Per ora siamo braccati nelle foreste, ma a dicembre entreremo in Dacca liberata. […] Il morale dell’esercito pakistano è a pezzi. Si ritrovano accerchiati dentro una terra dove non hanno fatto che struprare e uccidere. Quando si scateneranno le grandi piogge l’armata di occupazione risulterà tagliata...

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Il sapore dell’India

23 03 08 by

Fino al 31 marzo sarà possibile ammirare il fotoreportage dall’India della bravissima fotografa Viola Varotto, che espone la sua mostra personale “India. Niente qui ha il sapore che ci si aspetta” nella Stazione Marittima di Cagliari. Si tratta di 24 delle fotografie scattate nel suo ultimo viaggio, intrapreso nel 2007 e durato tre mesi, lungo quasi tutto il continente indiano. Ecco qualche riga dai suoi appunti di viaggio: […] Niente qui ha il sapore che ci si aspetta […] Molto, molto peggio di quanto si possa immaginare, lo sporco è incredibilmente sporco. Tutto sembra non sia mai stato lavato, pulito. L’ India è sporca da sempre, per sempre […] Avrà 14 anni, si chiama Kaka e mi ha regalato un anello… mi ha detto che quello mi deve servire per ricordarmi di lei. E’...

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Infanzia religiosa agli antipodi

9 12 07 by

Steve McCurry e James Stanfield ci mostrano il lato innocente della religione, cioè gli oneri di cui i bambini si fanno inconsapevolmente carico in nome della fede della loro comunità. Il primo ci porta – con una fotografia straordinaria – in India, a Benares, una città dell’Uttar Pradesh. Questa città, che sorge sul Gange, è sacra ai fedeli all’Induismo, che vi si lavano, vi muoiono, vi lasciano le proprie ceneri. Eppure questi bambini hanno gli occhi di chi cerca di guadagnarsi da vivere: di chi sta vendendo. Già, vendono fiori e candele da far galleggiare ritualmente sull’acqua del fiume sacro, e la bellezza della loro posa riflette l’incoerenza e le contraddizioni di questo semi-continente che è l’India: uno dei luoghi più spirituali, sacri e religiosi al mondo, non può fare a meno di vendersi...

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Venditori di frutta e miracoli

24 06 07 by

Quello che vi propongo oggi è un estratto dal libro Uno sguardo sul mondo. Si tratta delle avventure di viaggio di Guido e Marcella Ghio, che hanno raccolto dei fotoreportage straordinari da tutto il mondo, divisi per continente. Dal Sudan alla Russia, dal Giappone alla Terra del Fuoco, passando per Etiopia e Cina, due vite spese in viaggio. Questa è una parte del reportage nato dal loro viaggio nell‘Orissa, in India. Il villaggio è Puri, situato sulla costa della Baia del Bengala, a sud di Calcutta: una delle città più antiche dell’Orissa, è famosa per il suo tempio Jagannath, costruito nel 1198. […] Puri è un grande villaggio attraversato da una larga strada che porta al tempio. Una folla variopinta invade dal mattino a notte questa strada. Con automobili, con carrozzelle trainate da biciclette...

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L’eredità dell’antropologia moderna

29 05 07 by

Mi sono sempre raffigurata il reporter come qualcosa tra il giornalista e l’antropologo, ma un poco tendente verso il secondo. Perchè in effetti il reporter è, sì, un contenitore di nozioni economiche, storiche e politiche, ma è anche uno scienziato dell’uomo, consapevole delle caratteristiche socio-culturali del gruppo che va a studiare in un determinato momento della sua storia, attento a usi e abitudini del popolo che ospita la sua curiosità. Tuttavia egli non deve dimenticare di essere sempre, prima di tutto, un uomo. Un uomo che si fa strumento, per la conoscenza e la formazione – e non mera informazione – del mondo parallelo a cui riporta i suoi studi. E dico studi, non notizie, perchè – come l’antropologo e a differenza del giornalista – quello che cerca il reporter non è lo scoop...

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Quanto costa un rene a Kathmandu

25 05 07 by

Mi domandavo quale sia la differenza tra reportage e articolo di giornale. No, non si tratta nè di format nè di lunghezza. Ebbene, ho parlato di cosa è il reportage e di chi è il reporter, dal mio punto di vista. Oggi voglio parlare di cosa non è reportage, di chi non è un reporter – a mio avviso, s’intende – ma solo – si fa per dire – un giornalista. Ci tengo a fare questa distinzione perchè come ho già detto quello del reporter non è un mestiere, ma uno stile di vita. Potrei rifare sempre lo stesso esempio, attraverso l’emblematico caso di Tiziano Terzani, ma non vorrei essere ripetitiva: ci sono numerosissimi “reporter nella vita”. Reporter per la vita. Mi dispiace dissentire, ma a me, il tanto acclamato reportage di Alessandro Gilioli,...

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Riti funebri attorno al mondo

20 05 07 by

Dall’America all’Indonesia, la morte assume da sempre valenze assai differenti, talvolta opposte. Così scriveva il monaco zen Taïsen Deshimaru nella sua Autobiografia di un monaco zen: […] Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell’impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell’impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell’universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l’uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte , che lascia...

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Mezzanotte e cinque

4 05 07 by

Chi conosce la tragedia di Bhopal ne resta toccato per sempre. Il colpo che la globalizzazione ha inferto a questa città nel cuore dell’India non ha eguali nella storia dell’uomo. Si tratta del più grave disastro chimico-industriale mai avvenuto, che ha ucciso in pochi istanti decine di migliaia di persone, in un’orribile agonia, e le cui conseguenze ne continuano ad uccidere ancora oggi, a migliaia, di generazione in generazione, in una spirale di morte e dolore senza fine. Uomini, donne e bambini continuano a vivere nella cronicità di malattie mai viste prima, dai sintomi strazianti. Nonostante questo sia un blog che si propone di passare in rassegna pezzi di storie viste da altri occhi, di presentare luoghi e popoli da una nuova prospettiva, che arricchisce e libera, questa volta si tratta di dovere. Soprattutto...

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