Le cose rimaste aperte

15 07 16 by

Uno scavo sulla collina, un foglio
un velo argento tra le nuvole in picchiata
una cassetta, un libro – un segno
l’ultimo capitolo di molte idee;
una richiesta, una prenotazione
un ordine in standby da quarantotto pezzi;
una domanda e una scusa, una porta
di cristallo temperato sei millimetri.
Un progetto, una penna senza tappo
un compleanno con lo strappo – ricezione
di una luce, un conto non saldato –
il calcolo di un ruolo molte volte disatteso;
una strada di montagna, sia in salita che in discesa
una vetrina sotto chiave da riempire di bellezza
un terreno scosceso
ancora non ben confinato. Qualcosa
da dire su un certo argomento,
qualcuno da includere in un nuovo piano,
una traduzione, un ciclo,
una finestra
sullo scrittoio di un bisnonno, impolverato.
L’aspettativa su un programma a punti e voti
una lettera in testa non più scritta
un calendario delle attività, un mattino
e una serata
come archetipi del tempo che non riesce mai a partire.
Un discorso, un’avventura,
voglia non identificata;
un cartoncino scuro
iniziato già sciupato, la proposta
di una stampa forse mal recapitata,
un portone ingrossato e sformato dal sole
una tenda con tanto di vento dal mare
un diploma, persino, poi qualche laurea
un amore un odio – una collaborazione.
Un lavoro, un premio, un solco
un viaggio in sogno di qualcuno – non ricordo.
Un telo, un letto, una tovaglia e un grido
– dimenticanza di una presa di parola –
anni interrotti e poi un cartello, irriverente
a indicare solo vie e perché disdetti.
Un nome, un gesto, ecco
cento possibilità
di cose irrisolte, cose
niente affatto limitate,
nella contabilità degli occhi aperti
e chiusi e aperti.
Una recensione, una piccola rivoluzione:
le cose che sono rimaste
qui, sospese mani
sono mie
e nemiche per la vita, morbose
oppure son le cose
che dicono di me che sono ancora –
diretta da qualche parte?

.

possibilità aperte

 

Related Posts

Share This

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *