Pensate che la morte

16 02 16 by

Pensate che la morte sia
nel marmo, in due bruciate rose flesse
già biancastre, fra due mani
giunte appena o un guanto
solo – sul cancello. Un nome
ovale con stampati e lucidi
i capelli
i mesi e gli anni più incompresi
pensate
in lei l’irreversibile
inattesa direzione
di sacri ossi; la celebrate bassa e qui vicina
la dite tra gli incensi
e i cipressini
come trionfo o soluzione nera:
oscuro esito
in odio e in malattia, un nodo
che s’allenta e sana
tutto. Qualcuno di voi paga
con largo anticipo una tomba
– vicino a chi non ha potuto
tener vivo – investimento molle
ai giorni da mettere in conto. Io già lontana
nel torto mio abitato mi preparo
a morire nella vita con coscienza
seguo maestrali alti ed ogni altro
messaggio superiore-distruttore
mi ascolto i ritmi immensi e lì mi alleno
a morire non con meno
ma più vita: sì, mi esercito
a ogni fine, all’alternanza bella, a
lasciare più che assumere, a schizzare
via splendente di cometa
dal cerchio benedetto e chiuso
del già detto.

.

poesia morte

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