È possibile

12 02 16 by

È possibile riconoscersi.
Domandare interiormente, confidare nei passanti
attraversare e in fondo al buio
incontrarsi – mani gravide di piacere e salvezza –
come fertili pegni di liberazioni
scintillanti. Scintillare, e tornare a dire
le cose che devono essere dette. È possibile
abbellire, è possibile ascoltare.
Il violoncello e il silenzio, la neve
con il sole, è possibile tutto
contemporaneamente; è
possibile, al limitare della notte, aprire
spiragli luminosi, tracciare sottili futuri, far accadere
cose e altre meritate ore. È possibile quando è presto,
quando è tardi, figuriamoci, poi, quando ogni cosa sembra
in sincrono
con la pulsazione sensuale
della terra. È possibile dilatare
i minuti, possedere ancora tutti gli inizi,
avere una bocca marziale e con quella bocca battersi
sanguinare e sbavare, schizzare nettare divino e poi
vincere interi nuovi territori, scoperchiare
sorgenti, conquistare, persino rianimare. È possibile
la femmina che semina, l’uomo scalzo che va in estro.
Prima di ogni inverno è possibile decidere di quale
colore tingere le pareti e – sorprendentemente – è possibile anche
smettere
di stare ad aspettare.
È possibile il filo del discorso, l’umiltà e l’abbondanza.
È possibile il potere e la morte del potere.
È sicuramente e di nuovo possibile aprire, benedire – e poi
tenere aperto. È inoltre possibile qualcosa di grande
di innegabilmente fuori misura, qualche cosa di
intonato e di completamente attento alla vita.
È possibile istigare, instillare. È senza dubbio
possibile transitare voglie, senz’altro
fertilizzare idee, è possibile sempre ingoiare
energie pure e altre folate di vento. È possibile
una volta o l’altra, essere fedeli al metodo del flusso.
Incredibile a dirsi, è possibile darsi il permesso,
almeno due volte al giorno lontano dai pasti,
almeno fin tanto che: è possibile sperimentare
il respiro. È possibile lasciarsi
guidare, osare esserci, è possibile in punta di piedi scavare
l’intera massa cosmica del proprio volere, entrare
a far parte della struttura architettonica
dell’esistere – e proseguire
fino in fondo.
È possibile incedere e annusare. Creare una via
sopra tutta quest’acqua, inarcarsi
sulle sponde dell’oblio e salvare
occasioni: un cappello,
un grido, la mano di una vergine.
Un’apertura traversabile, una costa
detta e navigabile.
Adesso
da una riva all’altra
passeranno
tutti i suoni.

.

poesia ponte

Related Posts

Share This

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *