Ascensore bloccato

7 02 16 by

Di tanto in tanto fa bene restare
in trappola in fondo all’ascensore guasto
della vita. Una pressa d’acciaio
adagiata sul petto che dica
forte qual è
il piano. Fa bene
contare le borse
vane e tutti i borsellini, riflettersi
sotto e dentro centomila specchi per ore
insieme ai giorni fatti tutti
di persone estranee e varchi
sempre aperti. Se si riapre chiudo
staccionate in sospeso, porte a spifferi
spalanco sotterranei di diamanti
con inversioni a u fuori dai denti.

Se riesco a tornare
viva
mi prendo cura più spesso dell’orto.
Preparo la tovaglietta la mattina
con la tazza e tutte le mie voglie
poi, con decisione
appena prima di partire farò caso
alla poltrona in legno che già amai
pitturare d’un colore senza nome.
Toh, ma guarda! Come cresce la cascata abbondante
dell’edera: se torno
noterò certamente quel bel vizio che ha d’incorniciare
il grande specchio ch’era di mia nonna.

Se posso tornare, lo giuro
mi alzo
se torno mi prendo
le deliziose perle ancora intatte
nei volumi in cellophane d’annata
sul terzo e quarto scaffale da sinistra.
Se sopravvivo mi raccolgo, caschi il mondo,
quei grappoli maturi quanto basta
di idee prima che cadano all’oblio; trotterò.
Quando verrò risputata fuori
precipiterò scrosciante: mi restituirò alla vita
a passo sostenuto viaggerò
tornerò in possesso
di ogni inizio. Ritorno
perché ancora voglio dirti molte volte
questo amore, galleggiando
sulle stesse alte lacrime di adesso.

.
ascensore cuore

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