Archeologia interiore

4 02 16 by

Forse vi è capitato di notare, in giro, dei relitti in esposizione sommessa. Robetta modesta. Ci sono queste migliaia di costruzioni nuragiche, mediamente una ogni tre km², realizzate in un tempo vecchio di almeno quattro millenni. Torri, tombe, nicchie, passaggi segreti e altre diavolerie. Costruite a secco senza l’uso di tecnologie moderne, si reggono ancora e ricevono riconoscimenti – tipo patrimonio Unesco – perché rappresentano in qualche modo la genesi inspiegabile del “genio creativo dell’uomo”.

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nuraghe sardegna

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E che cosa ci si fa con questi siti, che in effetti sono connessi e iniziatici quanto i migliori siti che frequentiamo online? Beh, qualcuno li teme da lontano, gettando loro occhiate di sospetto come si fa passando davanti ai cimiteri. Qualcuno ci fa studi storici e accurate ipotesi. Qualcuno ci ha fatto degli studi di astronomia, ma questa è un’altra storia – ben raccontata da Augusto Mulas nel libro “In terra come in cielo”. Qualcuno – la maggioranza – non ci fa proprio niente, o scampagnate o gite turistiche, qualcuno ci mette transenne e cambia i toponimi antichi in nomi di santi, qualcuno non sa cosa farsene perché sembra evidente che si possa solo ammirarli o fotografarli, come bestioni depressi allo zoo di cui ci si è dimenticati la provenienza.

E non è, questo, ciò che facciamo di noi stessi? Abbiamo del valore sopito, siamo certi di averlo conservato da qualche parte, a giorni ci pare di sentirne il richiamo acuto, a giorni si staglia chiaro e tondo davanti ai nostri occhi; più o meno immaginiamo a che cosa potesse servire in origine, su per giù postuliamo che deve sicuramente trattarsi di qualcosa di grande, qualcosa di stupefacente. Qualcosa che potrebbe salvarci la vita, ma di cui abbiamo perso il libretto di istruzioni. Ebbene, non esiste nessun libretto di istruzioni. Nessun manuale, nessun iter, nessuna storia. Nessuna collocazione. In fatto di vita è tutto in fluire, perché ogni giorno possiamo dare significato al patrimonio di valore che portiamo dentro. Darci significato, farci posto, è più impegnativo che stare ad ammirarci o fotografarci, ripeterci fino a mimarci e musealizzarci come cere ingiallite. Ma se siamo disposti a fare uno sforzo e prenderci un impegno, se siamo capaci di dirigerci come in piccoli pellegrinaggi verso ciò che è autentico e unico in noi, potrebbe capitarci un giorno di tornare a casa: sederci in silenzio, respirare e sentire la vibrazione sottilissima della terra e della pietra che ci riconoscono brillare.

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