Di te

22 01 16 by

Ti ho cercato in un cappello che fu tuo.
Di te ho chiesto sui labirinti a quadri
delle trame, nelle lingue mute della lana
e più sotto, dove la bombatura incontra due bottoni
a fissare la visiera-luna sulla fronte.
Un bel cerchio di cartone se ne sta
sotto il nastro di stoffa ancora ritto
a cingere una testa di misura piccola;
ma la volta di seta color bronzo
mi ha detto poco o niente sul tuo conto
né mi è parso di sentire un che di tuo
sulla linguetta “taglia 58”.
Minuscole polveri di gommapiuma oro
interrogate, hanno elencato segni
in quantità considerevole
ch’io però non sono stata in grado
mai di leggere. L’impermeabile
beige è lungo abbastanza
da contenere e ricordar qualcosa
ma non una delle cerniere lucide ha parlato
sicuro non alla mia frequenza, almeno
e il bigliettino in tasca orlato e giallo
è solo lo scontrino di un lavaggio
col tuo nome, appena pulito
undici anni fa.
Ho provato, ultima corsa
se si potesse per lo meno usare
anche così, in omertoso e pallido segreto;
però neanche le dita più operose
hanno sfregato via il caffè schizzato
su un punto della manica ora vuota
di cui nessun enigma ho mai svelato.
Lentamente andasti e lentamente imparo
il gergo stretto delle eterne ore
la grammatica del nulla e
mi esercito dall’uno all’altro suono:
spengo la luce in una stanza vuota,
poi rido forte, aspetto, e sento odore
che parla d’altri mondi e dice “vedo”.

.

vedo

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