Il mito di Danae

15 01 16 by

Nel suo dipinto “Danae”, Klimt racconta – con il suo stile liberty – la leggenda di quest’affascinante figura mitologica greca.

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Siamo di notte. La giovane Danae è immersa in un sonno rotondo, come rotonda è la posizione fetale del suo corpo addormentato; rotondeggianti sono anche le sue forme lungo i polpacci, le cosce, i glutei, e via via salendo i fianchi, il ventre e i seni, i capezzoli; così le spalle e la mano, anch’essa intenta – vedete? – a creare una struttura convessa con le dita, fino ad arrivare al viso e alla testa, il mento, le labbra, le guance rotonde, le narici, e le curve circolari dell’arco sopraccigliare che si uniscono alle ciglia sugli occhi chiusi; persino i capelli si diramano in un movimento ondulatorio, rotondo. Una rotondità che si avverte come sensualità e maternità insieme; possiamo quasi avvertirla – attraverso pennellate di colore rotondo – anche sul respiro onirico di Danae, e la ritroviamo ancora sulla destra che si esprime nei tanti elementi rotondi del pattern sul velo del suo giaciglio: cerchi, pallini, bolle dentro altre bolle e figure ondulatorie e circolari che accompagnano i sogni rotondi della fanciulla.
Veniamo accolti in una comprensione femminile che è quella del grembo materno, simbolo per antonomasia della donna e della sua creatività. Una rotondità che ritroviamo, infine sulla sinistra, mentre cade come pioggia a pallini d’oro sulla testa di Danae fino alle sue parti intime, con piccole gocce dorate che la feconderanno nel sonno: è il seme di Zeus, che si è trasformato in precipitazione luminosa.
Così, secondo la leggenda, nascerà Perseo, eroe guerriero dai calzari alati.

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