Il pianto e il riso

11 05 15 by

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L’azione del pianto consiste in una tensione muscolare accompagnata da arrossamento del capo, lacrimazione degli occhi, apertura della bocca, stiramento all’indietro delle labbra, esagerazione del respiro con espirazioni profonde e naturalmente espressioni vocali acute e stridenti. […] è da qui che si sono sviluppati i nostri segnali specializzati del riso e del sorriso. Quando qualcuno dice ” hanno riso fino alle lacrime” sta parlando di questo rapporto, mentre in termini di evoluzione ciò avviene nel senso inverso e cioè noi abbiamo pianto fino a ridere. Come è accaduto? Per cominciare, è importante rendersi conto di quanto siano simili tra loro il riso e il pianto, come manifestazioni reattive. […] Il riso, come il pianto, comprende tensione muscolare, apertura della bocca, stiramento delle labbra all’indietro ed esagerazione del respiro con espirazioni profonde. Quando è molto intenso, include anche arrossamento del viso e lacrimazione degli occhi. Le espressioni vocali sono meno stridenti e acute, ma soprattutto sono più brevi e si susseguono più rapidamente […]

Sembra che la reazione del riso sia derivata da quella del pianto nel modo seguente: il pianto esiste fin dalla nascita mentre il riso non appare fino al terzo o al quarto mese. Il suo arrivo coincide con lo sviluppo della capacità di riconoscere i genitori. Il bambino che riconosce il proprio padre è un bambino saggio, ma quello che riconosce la propria madre è un bambino ridente. Prima di imparare a identificare il viso della madre e a riconoscerla tra gli altri adulti, il bambino borbotta e gorgoglia ma non ride. Quando comincia a distinguere la madre, inizia anche a temere gli altri adulti a lui estranei. A due mesi qualunque faccia adulta va bene, qualunque adulto amichevole è benvenuto. Ora invece cominciano a maturare i timori del mondo esterno e chiunque non gli sia familiare può sconvolgerlo e farlo piangere. […] Come conseguenza del processo di fissazione sulla madre, il bambino si viene a trovare in un conflitto strano. Quando la madre fa qualcosa che lo spaventa, ella gli fornisce due serie di segnali opposti: una serie dice: “Io sono tua madre, la tua protettrice personale, non hai nulla da temere”, mentre l’altra serie vuol dire: “Attenzione, c’è qualcosa che fa paura”. Questo conflitto non può sorgere prima che la madre venga riconosciuta come individuo, perché prima, se ella facesse qualcosa di allarmante, farebbe semplicemente paura. Adesso invece, ella può dare un doppio segnale: “C’è pericolo, ma non c’è pericolo”. Oppure, per dirlo in un altro modo: “Apparentemente c’è pericolo, ma siccome questo proviene da me, non occorre che tu lo prenda troppo sul serio”. Come risultato, il bambino presenta una reazione che per metà è reazione di pianto e per metà borbottio di riconoscimento della madre. Questa combinazione magica determina il riso. (O meglio, lo determinava nel corso dell’evoluzione).

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La risata vuol dire “mi rendo conto che il pericolo non è reale” e questo messaggio viene trasmesso alla madre. Questa adesso può giocare col bambino con una certa energia, senza farlo piangere. […] Si tratta sempre di stimoli violenti, ma effettuati dalla protettrice “sicura”. […] Il riso diventa quindi un segnale di gioco, il segno che le azioni reciproche sempre più drammatiche, tra il bambino e la madre, possono continuare a svilupparsi. Naturalmente se queste diventano troppo impressionanti o dolorose, la reazione può mutarsi in pianto, stimolando immediatamente la reazione protettiva. Questo sistema fa in modo che il bambino sia in grado di estendere la sua ricerca sulle proprie capacità corporee e sulle caratteristiche fisiche del mondo che lo circonda. […]

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tratto da La scimmia nuda di Desmond Morris

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riso e pianto

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