Negli anni Ottanta

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Volevo dire una cosa su noi nati negli anni ottanta.
Con le dovute eccezioni, c’è qualcosa di molto particolare che aleggia su questa generazione. Spiando da molto vicino, nella vita di tutti i giorni, siamo pianeti – ognuno con i suoi ritmi, anelli, satelliti – mentre allontanando un po’ lo sguardo siamo una piccola galassia di sincronie inaspettate – che non si incontrano mai del tutto. Ci siamo sfiorati da bambini, negli anni Ottanta, senza capire di appartenere a una strana tribù di isole testarde – e poi via, più veloci della luce, a inseguire ognuno la sua traiettoria di luce intermittente.
Forse la differenza dalle altre leve è che noi siamo nati da genitori in qualche misura acerbi: non più severi come quelli dei Sessanta, non altrettanto imbizzarriti come quelli dei Settanta, non così assenti come quelli dei Novanta. Siamo dei luccicanti privilegiati perché erano genitori acerbi i nostri padri e le nostre madri mentre cercavano il loro posto nel mondo – senza un vero e proprio successo, incapaci di un vero e proprio conoscersi – ed erano ancora lontani dal trovarlo quando hanno trovato noi; il che ci ha costretti a crescere insieme a loro come in una staffetta al contrario, raccogliendo la sfida non solo della nostra nascita ma anche del motivo che l’ha preceduta. Così passo dopo passo, chi più chi meno, un po’ tardi perché avevamo una doppia vita da vivere, ci siamo accorti che avremmo dovuto sceglierne una – e siamo ancora lì.
E allora questi bambini degli anni Ottanta che oggi sono piloti, musicisti, ingegneri, ballerini, giornalisti, attori, lavoratori stagionali, scrittori, sportivi, fotografi, alcuni aspiranti in altre arti, altri che non sono assolutamente niente in particolare – e quindi ancora tutto perché stanno continuando a esplorare la vita – insomma tutti questi ragazzi degli anni Ottanta hanno questa cosa in comune: è un misto di nostalgia e ambizione e onore, che oggi riconosco – un po’ tardi perché c’erano almeno tre vite da vivere – come uno dei più brillanti biglietti da visita.
Con le dovute eccezioni, c’è un bagliore particolare che emana da questa generazione…

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anni Ottanta

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