L’anno di Sagan

19 04 15 by

Durante il primo decimo di secondo del primo gennaio ci fu l’esplosione.
Un’esplosione di colore viola scuro, con riflessi finissimi a striature arancioni. Il grande boato fu avvertito ovunque e in seguito per molto, molto tempo una pioggia sottile di cristalli fluttuò senza meta. Così passò tutto il primo mese, poi febbraio – nessuno sa veramente cosa accadde in quel turbine oscillante – finché si fece marzo e ancora il flusso di luce stellare continuò a vorticare dentro aprile.

Nei primi giorni di maggio si aprì una via.
Bastò un tempo ristretto in cui il sentiero fu tracciato: e vi si fece spazio una piccola e appartata strada, color bianco acceso, che divenne presto il punto di partenza e di arrivo di ogni viaggio. Nelle notti di luna, segnata dalle eliche della sua doppia direzione, la si poteva vedere indicare un percorso.

Lentamente, con i mesi estivi venne il sole e tutti i suoi amori: giugno per il tocco di bei corpi, luglio per la precisione delle forme, agosto per i raggi più caldi.
Furono corpi grandi e corpi minori, vestiti solo di anelli splendenti, in adorazione verso il sole e inebriati dal vento.

Metà settembre fu il tempo della terra, calda e morbida sulla cresta del cielo.
Un posto giovane, così fertile da attrarre chiunque e a qualsiasi costo. Alla fine del mese, una roccia d’oro la spaccò a metà, riflettendo la forza solare sulle proprie mille facce: un minerale così bello non s’era mai visto, e tutto ciò che ne derivò – trasparente freschezza – fu una vita senza precedenti.

A metà ottobre si avvicinarono i piccoli esseri senza nucleo e le piante verdeazzurre – forme filamentose e delicate – e i primi di novembre portarono i funghi sottili col loro contributo multicolore. In questa mini foresta veramente vergine, ognuno decise passioni e compagne, scegliendosi a coppie tra femminili e maschili. Ogni utero cominciò a tenere in grembo un desiderio, e inventò un codice che lo forgiava a goccia, seme, uovo.

Il primo dicembre, in una danza, ogni foglia illuminata iniziò a cullare i pensieri del sole trasformandoli in sussurri. Il due dicembre, tra i più piccoli esseri, giunsero anche quelli ben protetti in un nucleo di panna. Il quindici si popolò anche il mare immenso – alghe e coralli e piccoli pesci – finché a poco a poco uscirono dall’acqua insetti e anfibi, si affrettarono gli esseri più enormi – e poi ragni e conifere e anche gli uccelli.
Il venti dicembre le piante conquistarono il potere – i colori iniziarono a volare decisi – e il ventisette sbocciarono i fiori: friabili e profumati, come sogni appena fatti e già quasi dimenticati.

Il ventotto e il ventinove dicembre si spense la luce, e non tutti ritrovarono la strada.
Il trenta, chi c’era, ebbe un’intuizione straordinaria.
Il trentun dicembre si presentò un uomo: a notte fonda fece un fuoco, sentendo di avere ancora freddo. Diede una carezza alla terra, si mise a cantare, e pregando elencò tutte le città.
A mezzanotte, ispirato dalla luna piena, era ancora lì che leggeva un libro.

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Pagan_Calendar_SH_by_daemienwrath

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