Ci sono padri da non festeggiare

19 03 15 by

È uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur dire qualcosa per quei figli che non sono proprio del tutto orgogliosi dei propri padri. Sono figli che più che un punto di riferimento hanno avuto un punto di conflitto – pur sempre un punto di partenza, certo – come un trampolino di lancio verso altri orizzonti.
Sì, perché diciamolo, ci sono padri e padri. Diciamolo a voce alta che ci sono padri da non festeggiare, che a volerli celebrare si finirebbe per onorare un dogma antico e un po’ antiquato, che rende l’amore obbligatorio e il rispetto uno squilibrio di silenzi.
Alcuni sono diventati padri prima d’esser diventati adulti, e poi – un po’ per fretta, un po’ per svista – adulti non lo sono diventati mai. Figli cronici e a loro volta soli, che hanno generato altri come si tira un filo di camicia. I padri distruttivi e ingiusti esistono, e oggi vanno ricordati anche quelli: riportati al cuore con violenza, come una medicina amara, un memorandum sottopelle che tenga fuori sonno e indifferenza.
Sono quelli che fuori casa sorridono sempre e sembrano persino magnanimi; invece la loro avarizia è così radicata da non permettere a chi gli è nato fuori di ricevere mai ascolto, supporto o buon esempio. Sono padri che hanno vissuto tutta la vita a lavorare duramente – spesso infelicemente – per un errore di calcolo che hanno pagato in tanti. Incapaci e mai disposti a prendersi cura di una stanza o una scrivania, di un pasto o un giorno libero: di loro stessi, figuriamoci di un altro.
Di conseguenza, nascono figli che sono figli anche senza padri. Ci sono figli che padri non ne hanno conosciuto nemmeno in altre famiglie, nemmeno tra gli amici, come se per alcuni, semplicemente, esistere significhi trovarsi sempre al centro di un’epidemia di assenze.
Chi è tra questi figli è nato molto fortunato: a crearsi una personale unità di misura del successo, a inventarsi un entusiasmo da seguire come binari, a nutrire legami con le anime affini. Sono figli che a un certo punto doloroso si son detti: ma sai che c’è, io son figlio della luce!
Se lo son detti in petto e camminano per il mondo, più fragili ma mai deboli, a trasformare la loro rabbia in qualcosa di magnifico.

  .

.

loneliness_by_lucilaleyla-d5yu1pw

Related Posts

Share This

2 Comments

  1. Davide Fara

    Brava, Valeria…!!

  2. Annalisa

    Ho pianto.
    Grazie per averlo scritto, avevo bisogno di leggerlo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *