Fuoco acceso, ovvero: una sera d’autunno

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Che gran delirio di piacere e pena. Con il suo carico di calore e distruzione – il fuoco – insieme rombo vitale e immensa disperazione si arrampica su volute e rivoli di fiamme come se niente – il mondo – potesse resistergli, sopravvivergli intero.
Che forte conforto e insieme che orrore! Non solo perché tra le sue avide braccia schizzano fuori dai turgidi tronchi gli insetti, scorrendo i propri ultimi istanti sul filo ruvido dei rami autunnali. Non solo – uniche scintille nere sui contorni del groviglio che brucia. Non solo – e adesso pullulano oltre il granito del camino ubriache le formiche, allontanandosi a mano a mano che la temperatura si fa più alta –  dicevo, non solo, ma anche i pezzi di legno devono perire sotto l’onda della combustione – il fuoco – accendendosi anch’essi senza possibilità di rivincita. Sulla via del non ritorno, abbracciati e sgraziati, perdono a poco a poco la naturale fragranza, la friabilità e, poi, ogni fremito. S’apprestano ora a nuove basse tonalità di crepiti e scoppiettii, decretando di soppiatto – il fuoco – il vincitore.

Quanto soave tepore ristoratore della sera! Eppure, sotto lo spettacolo luminoso di scintille e bolle che strepitano d’impazienza, escono piano, dai fori, sbuffi fumosi e altri animaletti, cauti e incerti tra le scaglie di corteccia che ora si staccano, come in una muta forzata o una metamorfosi coatta. Ed ecco che i ceppi, prima ben riconoscibili, si anneriscono – nuvole di formiche discutono su quale sia la strada di casa, una nuova – fino a colorarsi di pece sotto il procedere incalzante del falò diffuso.
Sale al comignolo un impalpabile flusso grigiastro, i gatti dormono sogni di gatti, la tendina lascia intravedere i boschi di lentischio tra i ricami. Finché lentamente, vicino agli ultimi insetti estasiati dagli effetti del fumo – oh, che stupefacente sostanza venuta dal rogo! – ciò che un tempo era legno ora giace sul fondo come bianco manto di gesso. La cenere – una polvere compatta che ha già dimenticato d’esser stata legno vivo – è morta, baciata dalle ultime lingue brillanti sui mozziconi corvini.

Come le intermittenze cangianti sulla superficie irregolare del camino, la stanza oscilla tra calore e stordimento – il fuoco – calore, stordimento, la poltrona come un porto franco, lo stordimento e il calore – il fuoco come un assassino amico – perfezione e stordimento, svenimento, una musica in sottofondo – la morte come un pianoforte a coda – una perfezione argentea, perfezione di sospiri – ora dalle fessure dell’ultimo ciocco – spire di ardore errante e vista annebbiata, l’aria come una fine bella, l’aria finita, salita insieme al fumo su nel cielo.

  

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