Piccolo trattato di fisica del dolore

12 09 14 by

In fondo, oltre tutto l’urto e tutta la desolazione, oltre le rosse manette che la vita ci chiude ai polsi, siamo alchimisti di noi stessi. Al solo volere possiamo, con fermezza e maestria, servirci del nostro dolore.
Sostanza malleabile e preziosa – certo inaspettata ma mai casuale – si presta ad essere manipolata, ingerita, assorbita sottopelle, assimilata e trasformata, da noi e solo da noi che l’abbiamo ricevuta. Si tratta di sostanze che possono venirci recapitate da chiunque, da diverse direzioni e sotto diverse forme. I solidi per nuove strade da percorrere, così materiali e densi nel loro male da costringerci a rivedere molte cose. I liquidi per ascessi ed eccessi emotivi da sgonfiare, colpe e altre lacrime da drenare. I gassosi sono dolori sottili e molto pungenti, a volte solo una parola neanche pronunciata, altre solo un giudizio maleodorante, per nuovi pensieri arieggiati che dobbiamo partorire.
Ma in ogni caso, proprio in ogni caso, questa nostra sofferenza così terrena e acerba – inesperta e perciò così terribilmente forte – ha una composizione perfetta per chi sa smembrarla, riscaldarla, farla passare da uno stato all’altro della materia, ristrutturarla e riorganizzarla, rivoluzionarla insomma, sovvertirla, e tramutarla in qualcosa di nuovo che sia utile e bellissimo: che sia un nuovo chiarore nei nostri cieli interiori o un inedito nobile gesto verso altri esseri.

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Alchemy

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