Sorpasso libero

22 06 14 by

C’è solo questo momento e la mia fretta, questo momento, la mia fretta: è una musica veloce moltiplicata per lo spazio – anche in città, anche in estate – e questo vento tra i capelli ne è la prova, al volante della cabrio, maniche corte – la velocità, questo momento – scorre intorno la città vista a metà, occhi all’altezza del parabrezza – la musica moltiplicata per la strada, contromano la mia fretta, questo momento lunghissimo – il ritmo del motore è scandito da fumo e polvere – sulle ombre di mezzogiorno nella città deserta – serrande abbassate con gli avvisi: il tappezziere chiuso, Gianni chiuso, estate città chiusa, bianca – l’unica macchina parcheggiata, bianca anch’essa, unico segno che non è ancora detto – fermata brusca sul marciapiede, una moneta dalla tasca, non è ancora detto – ancora e ancora serrande abbassate, ma è impossibile non poter fare una telefonata, ho qui una moneta, proprio qui, nella tasca destra dei pantaloni – serranda abbassata – nell’aria c’è solo questo momento, la mia fretta, questo momento e la mia fretta – polvere sulla strada asfaltata, questo momento e la mia fretta, la mia

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Fuori città accosto, salto giù dall’auto al bordo della strada. Mi disseto alla fontanella, acqua viva bevuta direttamente dalla bocca, l’ombra che scende sulla terra – e neanche un’anima viva, nessun telefono, in lontananza le campagne bruciate dall’estate – bianca – mi fissa un giovane uomo dall’unica finestra aperta, al secondo piano – camicia bianca, tende bianche – apro le spalle, porto le mani sulle reni e faccio: lei, dica un po’ – quello si ritrae; la mia mano ad asciugare il muso bagnato: ma che fa scappa? – avanza – qui è tutto chiuso, ha un telefono? – sì – me lo fa un piacere? – sì certo le mani in tasca, io dico: tredici ventisei sessantadue quattro, grazie eh, dica che arrivo subito e passiamo a prendere gli altri – la strada assolata, siedo su un sasso e mi tolgo una scarpa – la fretta calmata, questo momento già un altro – se lo ricorda il numero? facile no? – quello va e forse tra sé e sé mormora non mi ha neanche detto il suo nome allora spegnendo il giradischi si riaffaccia alla finestra: senta – gli chiedo ha già chiamato? – se vuole venire su, così chiama lei stesso – buona idea, che interno è? – quattro – arrivo! – saltellando mi rimetto la scarpa: dia un occhio alla macchina che qui a ferragosto con tutta ‘sta gente in giro…

  

  

Si fa aspettare alla porta, si starà chiedendo chi sono: suono sette o otto volte, ma che non funziona il campanello? Bassino e sistemato mi apre, capelli pettinati, camicia dentro i pantaloni e sorriso aperto. Entro, mi scusi, è mezz’ora che giro, è tutto chiuso, Roma sembra un cimitero; gli stringo forte la mano, permette? Bruno Cortona – mi guarda, a voce più bassa si presenta già indicando il telefono, Roberto Mariani, è lì… – guardi che l’ho sporcata, so’ tutto zozzo, si pulisce una mano con l’altra, io cammino diretto verso la scrivania: faccio in un momento eh, abbia pazienza – libri e manuali aperti, ne sfoglio uno, studente eh?
c’è solo questo momento e la mia fretta, compongo il numero leggendo dall’alto sul manuale la risoluzione di un atto per eccessiva onerosità, ma che roba è? giro in blocco le pagine per leggere il titolo sulla copertina, procedura civile, ahi!, bel mattone, che fa studia legge? – sì sono al quarto anno – da questo momento, la mia fretta – afferro un portafoto per vedere meglio, chi è ‘sta cicciona? – lui la indica esitante, è… mia mamma – bella donna – la cornetta sul mio orecchio squilla, squilla ancora, ma guarda ‘sta burina è giù uscita, sbatto il portafoto sulla scrivania – porco giuda ‘sti cornuti, picchio la cornetta contro il telefono e guardo l’orologio al polso sinistro, l’appuntamento era alle undici e a mezzogiorno già so’ andati via! Circumnavigando la scrivania mi vado a sedere sul divano: se lo sapevo me ne stavo ad Amalfi invece di farmi ‘sta scarpinata! Incrocio una gamba sull’altra e le braccia dietro la nuca, due ore e mezzo de macchina! – da Amalfi a qui due ore e mezza? chiede lui sorpreso, annuendo e mimando con le dita della mano il tragitto immaginato – la penombra nella stanza, imposte chiuse finestre aperte, questo momento e la mia fretta: invano – mi son fermato dieci minuti per cambiare le candele, gli mostro la pelle delle braccia in tutta la sua lordura, guardi come so’ ridotto, faccio schifo mannaggia… diceva qualcosa? – lui perplesso fa: io? sì, se vuole… darsi una lavatina, sfregandosi le mani nel gesto di sciacquarle – ah magari, grazie! mi alzo dal divano e mi dirigo verso le altre stanze, una sigaretta non ce l’ha? – no io non fumo dice lui, male dico io, non si preoccupi il bagno lo trovo da me – la mia fretta, questo momento – sicché lei non fuma eh? accidenti che bel bagnetto! lui spazientito ma sempre educato si rimette a studiare mentre io canticchio – scroscio d’acqua, il voltar delle pagine, scroscio d’acqua, il voltar delle pagine – la nullità di un atto processuale – guarda come dondolo, guarda come dondolo – può essere rilevata d’ufficio dal giudice – con il twist, con le gambe ad angolo… la porta del bagno semiaperta fa da megafono, il portaombrelli all’ingresso spettatore inutile – con le gambe ad angolo ballo il twist – mentre la nullabilità può essere rilevata solo su istanza della parte interessata – la larallalallala… la porta del bagno semiaperta, il portaombrelli spettatore inutile…

  

  

  

  

Liberamente ispirato al film “Il Sorpasso” di Dino Risi

  

  

  

  

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