Che cosa serve a questa terra per immaginare un futuro?

27 09 13 by

 

  

Comizi, feste, proteste. Scontri, divisioni. Programmi, voti, dichiarazioni. Ma vi siete mai chiesti che cosa serva davvero a questa terra per immaginare un futuro? Io ci ho pensato oggi, in prima persona, da sola, nella schiettezza della mia intimità, e per trovare una risposta sono entrata in crisi. Una crisi bellissima, nuova, finalmente genuina, totale. E ho capito che non posseggo una risposta, ma ho un desiderio, questo sì; ciò che vorrei per la mia terra è lo stesso che auspico per tutta la terra, e per me stessa.

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È un sogno e un bisogno: servono più esseri umani. Non corpi umani ma essenze straordinarie, intelligenze appassionate e rispettose, animate da propositi nobili e potenza di spirito. Non risorse umane, ma consapevolezza distribuita a diverse profondità di tempi e spazi. Non insediamenti umani, ma spazi aperti di condivisione e collaborazione, ampie libertà consacrate – non sacrificate – alla felicità, alla qualità della vita, alla cultura, all’arte. Non casi umani, ma esseri più umani che aboliscano ogni schiavitù, razzismo o specismo, competizione o lassismo, e che coltivino l’unica presunta superiorità dell’uomo rispetto agli animali: la consapevolezza, la compassione, la bontà. Esseri più umani che – al di là di genere, età, stazza, gusti, abitudini alimentari o orientamenti sessuali – lavorino sodo per il miglioramento dell’umanità intera a lungo termine. Non sacrificio umano quindi, ma esseri più umani in carne e ossa che raccolgano tutte le forze della madre terra e non si arrendano: insomma, eroi; che non si sforzino semplicemente di resistere ma finalmente di esistere.

  

Utopia? No, io di questi eroi più umani ne conosco molti. Coltivano, filano, raccolgono, creano, portano e apportano, costruiscono, comunicano. Non sperano ma inventano. Non comandano e non predicano ma intessono quotidianamente le trame della buona volontà svolgendo la propria missione a poco a poco senza violenza, codardia, corruzione o meschinità. Sono i piccoli grandi eroi della mia terra e zitti zitti danno l’esempio con le mani e con il cuore. Alcuni sono vivi, altri sono morti ma le loro essenze restano per farci esistere. Le loro facce non sono famose perché non vanno in televisione ma il loro contributo reale e simbolico è più forte di qualsiasi impatto mediatico, ed è grazie alla loro generosa operosità che questa zattera a forma di piede divino non è ancora affondata del tutto.

  

Gli esseri veramente umani lasciano le – più o meno antiche – tradizioni se vanno in conflitto con l’evoluzione responsabile della vita su questa terra. Non hanno paura del cambiamento e trovano con entusiasmo nuove e semplici soluzioni nonviolente ai problemi quotidiani. Non è complicato, è più semplice di quanto sembri. La coscienza è la cosa più preziosa e più umana che abbiamo e deve diventare la nostra bandiera. Così immagino oggi il nuovo popolo sardo: consapevole, libero e umano. In una parola, lo immagino esistente.

  

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