Ali

15 01 13 by

In questa stanza non c’è musica eppure il mio corpo danza.

Occhi giù, occhi su. Sotto. Sopra. In basso. In alto. Piano mi accartoccio, mi slancio, mi apro e mi chiudo, mi rimpicciolisco e mi amplio fino a diventare un piccolo impercettibile vortice di luce: piano scendo, piano salgo, stringo e allargo, mi tengo, mi lascio.

Ho la Terra sotto i piedi: salda, calda, pulsante di fierezza e potere. Chiudo gli occhi e sento finalmente me stessa, la luna e il cielo nel mio dna, il vento e la sabbia nella mia spina dorsale, l’aria e l’acqua nel mio plesso solare. Respiro e l’ossigeno è una medicina che scorre fra le cellule seguendo i tempi del mio apprendimento.
Io sono e provo quindi sospiro.

Un fuoco di fiamme gentili scoppietta nell’angolo. I dipinti naif di una madre lontana colorano le pareti e sono fasci di pensieri buoni nel mondo. L’incenso brucia la sua essenza d’oro e d’argento, il pavimento in legno scricchiola solo in segno di augurio. Tutto, in questa stanza bambina, è un’amicizia, un segno di pace; e al centro lei, la fata dalle mani di luce che salva me e il mio corpo dall’oblio.

Ho le piante dei piedi sul suolo e piango di gioia. Guardo l’orizzonte con fiducia, tengo il mento sollevato e gli occhi chiusi e allora lei, piano come una libellula premurosa, mi cura un’ala ferita, poi l’altra. Mi tiene e massaggia in me ciò che non sono mai stata, smuove in me ciò che non sono ancora diventata, prega in silenzio il mio volere e il mio volare. Capo, collo, spalla, clavicola, bicipite, avanbraccio, dita. Con le parole sminuzziamo e dividiamo quando invece poi alla fine… questa è la mia ala!

“Hai delle bellissime ali”, mi ha detto la fata, “usale”. Apri, accogli, accetta, credi.

E non solo dalle orecchie la ascolto, ma improvvisamente ogni strato e ogni tessuto, ogni muscolo e ogni nervo sanno la sua lingua e annuiscono. Sospirano in coro: mi espando mi allungo mi dilato mi propago mi diffondo. Caldo. Freddo. Caldo.

Cresco.

La mia fata di luce mi ha regalato le mie ali. Mi ha insegnato a muoverle, a sentirle, ad amarle. Apertura alare notevole, ambizione e potenza, infinite possibilità, integrità e vasti orizzonti. Il trapezio. I tendini. Il pettorale. L’ascella con il suo sistema linfatico. La mia fata mi ha fatto il dono più prezioso: adduzione, abduzione, rotazione, contrazione, moto coordinato, flusso dell’aria. Accompagna traumi infantili e strappi d’amore, risveglia le scapole e le costole e i lombi, mentre io sorrido e lacrimo: perché conosco di nuovo ancestrali movimenti che non sapevo di poter fare, scopro giri e scioltezze e giravolte che non avevo mai immaginato di poter esperire. Imperatrice delle mie valli interiori. Sono qui. Sono completa e unica. Sono intera. Volo.

 

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