Ti sono inciampata addosso

24 07 12 by

sasso s. m. [lat. saxum].

A volte dai sassi può nascere qualcosa.

  

Possono sembrare elementi pietrosi rigidi e senz’arte, inesplorati e sconosciuti abitanti della terra, eppure da un sasso, da un ostacolo terrestre dalla forma irregolare, da un intruso roccioso da aggirare – da un aggregato amorfo da superare – può venir fuori un’esperienza travolgente, un’emozione mai provata, persino.

  

Sono inciampata su un sasso, qualche giorno fa. L’avevo già visto, sia chiaro, da lontano. All’inizio ho pensato di evitarlo. Poi ho pensato di aggirarlo, saltarlo, calciarlo infine, imbestialita dalla testardaggine della sua presenza. E quando finalmente – ferma, bloccata, impotente – ho deciso che per permettere alla mia condizione di evolvere avrei avuto bisogno dell’aiuto di quel sasso e della sua alleanza, ho capito che volevo proseguire il mio cammino insieme a lui.

  

Ti sono inciampata addosso nella sera più buia d’una luna calante qualsiasi, e ora cammino insieme a te ovunque io vada. Mi piace sentire il tuo peso, sempre costante e così fisico sopra di me. Mi piace che la tua massa sia ben individuabile ma inesprimibile con nessuna formula. Amante incompreso, sei lava raffreddata, magma fuso, fluido, che ha perso la sua temperatura naturale nella notte dei tempi. Giusto il tempo di qualche millennio di stasi e di freddo per dimenticare che dentro hai uno spirito di fuoco; ma al sole ti riscaldi ancora, arroventi, bruci, e questo mi basta a capire da dove vieni.

  

Mi piaci perché sei forte. Una roccia. Con gli occhi socchiusi per la stanchezza e la distanza dal tuo cuore, mi guardi e tutto quello che posso sperare è che tu non veda infondo ai miei, che tu non ti accorga di quanto godo a subire tanta gentilezza forte, cotanta massiccia dose di grazia, una tale misura di dolcezza e durezza insieme.

  

Vorrei vederti quando ti arrabbi, quando il tuo essere sasso ritorna alle origini della tua divina eruzione, vorrei sentire le tue effusioni quando riaffiorano sottopelle in cerca d’un po’ d’aria, vorrei sentire la consistenza della tua sedentarietà, della tua litificazione, vorrei toccare il tuo mantello di cristalli. Parete rocciosa e nuda, monte stesso. Inutile paragonarti alla ghiaia, inutile maneggiarti come quando si ha a che fare con un ciottolo.

  

Saggio sasso, sapiente, santo. Non inciso. Illuminato e universale elemento cosmico, infinito, rapido eppure eterno.

Ti sono inciampata addosso, e ora cammino con te.

  

555760_10151098583250955_1800688303_n

Related Posts

Tags

Share This

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *