Vocabolario creativo: Xilofono

21 11 11 by

(strumento musicale costituito da una serie di tavolette di legno di diversa lunghezza disposte in scala; si percuotono con dei mazzuoli)

  

  

  

Non ero proprio sicura di volertelo regalare, in fondo.
E’ solo che io ci ho pensato, l’ho visualizzato e poi un giorno, puf, eccolo là, è arrivato per posta, sebbene io non abbia nessun indirizzo. Quella mattina c’erano raggi di sole che impazzivano dappertutto, come schizzi di maionese impastata con distrazione. E’ arrivata una bizzarra postina dai lunghi capelli biondi e puf, lui era proprio lì, ormai dentro casa, invadente di musica. Tutto di legno, zucca, corda – ma il mio cuore recita o è vero? – Questo xilofono magico che suona e poi tace, che tace e poi suona, note divine, armonie intramontabili, pause e rintocchi – ma il mio cuore è vivo o non batte?

Non ero proprio sicura di volertelo regalare, amore mio, eppure puf, tu sei così reale, vicino, fisico, carne ed ossa delle mie brame! Le tue dita adoranti sugli strumenti africani a percussione, i tuoi piedi saldi sui miei pavimenti freddi, i tuoi occhi neri sui miei seni acerbi sono le cose più concrete che io abbia mai avuto – ma il mio cuore è caldo o gela? – Questa piccola donna che sono diventata, già sola, già vecchia, che cosa vuole non si sa, amore mio, stiamo un altro po’ a letto, abbracciami, facciamo una passeggiata al mare, vieni qui, spostati! – ma il mio cuore fa davvero o non c’è?

Din din don dan din, questo xilofono sotto le tue mani magiche mi parla ogni giorno quando non ci sei. Mi racconta da dove viene, da dove vieni. Ci sono cose, amore mio, che non avrei voluto sapere – ma il mio cuore è ovunque e io non posso farci niente! – Ci sono cose che tu non sai di me, amore mio, cose che non saprei neanche spiegare in questa lingua strana e matta che ti appartiene. Sono storie di visti e virus, le tue, di pelli e tamburi e orti al sole caldo; storie di sangue e lutti le mie, e ceneri, e rinascite, dipinti e voli karmici.

Non ero proprio sicura di volertelo regalare, mio fisico e concretissimo amore, piccolo uomo dalla pelle di salsedine, eppure questo xilofono suonando è arrivato fino a qui, bello e costoso – chissà quanto dev’esser costato al mio cuore! – e forse è proprio questo oggetto spiritato, di legno, di zucca, di corda, a poterci fare da interprete e traduttore nelle nostre disperate fughe e ritorni. Questa grande donna che sono diventata, già forte, già sbocciata, che cosa vuole non si sa, amore mio, stai un altro po’ con me, lasciami libera, costruisci una casa per noi, io devo stare single, sarai un padre fantastico per i miei figli, lasciamoci. Stringimi forte, suonami un altro po’ di questa nostra lingua in comune…
Ma il mio cuore recita o è vero?

  

  

Fotografia di Simone Bellan

  

Colonna sonora:

  • Mina, Fiume azzurro
  • Elliot Goldenthal, Self portrait with hair down

 

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