La vita straordinaria di una viaggiatrice d’altri tempi

12 07 11 by

[Questo è un estratto dal mio contributo per “La rotta di Glauco. Viaggi per terra e per mare” di Maria Silvia Codecasa, pubblicato a maggio 2011 da Exorma Edizioni, stimolante e coraggiosa Casa Editrice di Roma.]

  

  

  

Dagli orizzonti madreperlati di Venezia alla polvere di Calcutta, dai tramonti dell’Isola d’Elba alla nebbiolina notturna sotto l’Himalaya, dalla cappella indù nello scantinato aeroportuale di Fiumicino al culto dei serpenti in Corea. Da Mykonos a Singapore, da Teheran a Katmandu, da Mosca a Caracas, dal Gange alla Mesopotamia, e poi Cuba, Afghanistan, Turchia, passando per Canberra e la sua grandiosa biblioteca dell’Università Nazionale: quante vite in una sola vita! Imbarcazioni dagli occhi azzurri, avatar scalzi, notti dense di zanzare e divinità cosmopolite. Non si tratta dello spericolato protagonista di un romanzo di Salgari, ma di una donna in carne ed ossa. Minuta, occhi azzurri e vispi, riccioli biondi. Di origini ebree e profuga istriana, per giunta. L’incarnazione dell’imbarazzante, del fastidioso, dell’incomodo. E proprio per questo dell’afferrabile, inarrestabile, invincibile.

Antropologa e poliglotta, drammaturga e sportiva, guida turistica e poetessa, giornalista e traduttrice, insegnante e scrittrice, collezionista di strumenti musicali popolari e in un certo senso anche archivista – possiede una libreria di cinquemila volumi – e archeologa: tutto questo e altro ancora è Maria Silvia Codecasa, giovane viaggiatrice dal 1924. Laureata in antropologia e in lingue e letterature straniere, ha studiato le parole e gli dei del mondo dal basso, cercandone le radici tra la gente comune. Nessun accompagnatore, poco bagaglio e tanta forza di volontà. Per la Codecasa il viaggio è per sua natura un processo “organico”, che va ben oltre l’acquisizione di nozioni e dà sempre origine ad una crescita interiore. Fuoriclasse irriverente, ha vissuto il mondo in lungo e in largo viaggiando senza sponsor né guardie del corpo, senza raccomandazioni o permessi, dormendo in capanne e spostandosi con i mezzi pubblici: sentendosi sempre e comunque a casa e in famiglia. Un’unica grande casa è per lei questo piccolo pianeta, un’unica famiglia questo crogiolo di culture che, in fondo, hanno tutte la stessa origine. “C’è una marea nelle vicende umane”, scrive, “e una stessa marea trascina Chavez e Tony Blair, gli indigeni dell’Orinoco, i Polinesiani del Pacifico e i coltivatori delle Langhe”.

Scrittrice irrequieta caratterizzata prima di tutto da una grande coerenza di pensiero e di azione, non si è mai preoccupata di essere considerata impertinente o politicamente scorretta. Il suo obiettivo è sempre stato quello di rivendicare il ruolo delle “maggioranze azzittite” che hanno fatto, passo dopo passo e con le proprie mani, il progresso della civiltà umana. Mossa da uno spudorato amore per la verità e la precisione, la Codecasa si è impegnata per tutta la vita nella ricerca di entrambe, sacrificando vita privata e riconoscimenti istituzionali. “L’Altro sanziona e santifica i concetti di uguaglianza e fraternità”: non c’è da stupirsi che una donnina dall’energia di un tornado che parla così – e che parla a tutti, con un linguaggio semplice e accessibile – di emarginati e presidenti, di petrolio e stragi, di sacro e profano, venga boicottata da chi dovrebbe rappresentarla. Un elemento fuori schema, una bella gatta da pelare. Senza dubbio una portatrice sana di contrasto nello scacchiere della geopolitica culturale italiana.

“Ho abbracciato la condizione di profuga e ormai posso vivere solo nel vento dai quattro punti cardinali”: con questa dichiarazione spicca il volo la cittadina dei continenti, soffio di vento tra flutti e sentieri. Oltre ad aver insegnato letterature comparate alla Columbia University di New York, coreano all’Università di Seoul e italiano alla Colombo University in Sri Lanka, è membro dell’Associazione per gli Studi Coreani in Europa, dell’Associazione Internazionale per la Ricerca Sciamanistica e dell’Associazione degli Studi del Rajasthan. I suoi scritti sono stati pubblicati nel Regno Unito e in Corea, India, Francia, Australia e Italia.
Non c’è da meravigliarsi se il destino della Codecasa l’abbia portata tanto lontano: sin da giovanissima sorprendeva i compagni con medaglie e riconoscimenti nello sport e a quindici anni aveva già scritto un dramma sulla guerra di Troia. Le sue opere drammatiche hanno ricevuto premi e menzioni, tra cui il Premio Ruggeri, il Premio Opera Prima, il Premio Teatro Donna e il Premio Nazionale Rai del ’63 – con un radiodramma sulla scherma – finché poi, all’alba del nuovo millennio, ha dato anche vita a due romanzi, Alba Zero e Kol Nidrei, e ad una raccolta di poesie, Se la vela, il vento.

Sopravvissuta a naufragi, furti e tentativi di stupro, la Codecasa ha fatto cinque volte il giro del mondo per parlarci di poeti e trafficanti di droga, donne valorose e morti premature, oceani e baie, confini e ibridazioni, patrie e lotte fratricide, gesti identici tra Sri Lanka e Napoli, e poi corruzione, crisi economica e crisi alimentare, immigrati, guerre, reperti archeologici e rotte commerciali, divinazione e analfabetismo, tecniche di irrigazione e invasioni ariane, grandi imperi e schiavi di palazzo, riscrivendo la storia per sottolineare il ruolo della gente, “di quelli che si sono portati il basilico e la melanzana e le favole non per farne uso consumistico”, ma per arricchire l’umanità. Tutta la storia del mondo, in cui si cela la vera storia della civiltà occidentale, è avvenuta non grazie a condottieri o generali barbuti, né tanto meno per merito di imperatori o sacerdoti ornati di begli abiti e ori, ma per mezzo di “viaggiatori anonimi che vincevano la paura dell’Ignoto”.

  • Già alla fine degli anni Sessanta scrive le Lettere turche, un reportage di viaggio sulle sue avventure in Dalmazia, Bosnia e Tracia, che ha avuto molto successo in Italia e ha vinto il Premio Bonfiglio nel ’70. Nel ’73 ha attraversato il Medioriente partendo da Smirne: Metà cielo, mezza luna è il diario di viaggio in solitaria nel mondo islamico, usando solo mezzi pubblici locali, autobus sgangherati e passaggi di fortuna. Da Turchia, Iran, Afghanistan e Pakistan, l’inarrestabile ondata di impeto femminile procede verso Delhi, Katmandu, Rangoon, Bangkok e Singapore. Dal momento che è disposta a viaggiare senza troppe comodità, viene spesso accolta come ospite in famiglie di contadini locali o presso le autorità del villaggio, interlocutori privilegiati grazie ai quali scoprire i segreti della loro cultura.
  • Dal ’75 e per quindici anni, grazie ad una borsa di studio in Corea – lavorando come giornalista di lingua inglese – la Codecasa ha scritto Sette serpenti, una ricerca romanzata sulle religioni popolari caratterizzate dal culto dei serpenti che dal Neolitico sono sopravvissute fino ai giorni nostri in Asia e nel Pacifico.

  • Misteri in terra di Glauco narra il suo viaggio avventuroso, durato quattro anni, tra l’Italia e la Grecia, tra il Mar Tirreno e l’Egeo, portando alla luce la storia dei greci all’Isola d’Elba nel VI secolo a.C. e delle loro influenze nell’arcipelago.
  • Viaggio attorno a Sai Baba è un diario di viaggio “laico” del 1992, dall’ashram indiano dell’unico profeta vivente, una “reincarnazione di Dio”.
  • Dal 1998 al 2008 si è dedicata anima e corpo al suo libro Il Venezuela, un laboratorio politico. Questo grande lavoro è nato da dieci anni di intensa attività di ricerca antropologica, svolta attraverso testimonianze dirette e giornali venezuelani archiviati giorno per giorno. Un immenso archivio storico con cui la Codecasa ripercorre gli stadi del Chavismo raccontando la politica, l’economia e la società della sua “seconda casa”, il Venezuela. In questo libro, a metà tra il reportage antropologico e il saggio di scienza politica, ci racconta del golpe del 2002 e degli assassini di Ponte Llaguno, delle Sette Sorelle e della Escuela de las Americas – la scuola speciale statunitense dove erano stati istruiti i torturatori di Pinochet – e poi ancora delle ricchezze non rinnovabili e degli altarini internazionali, dei punti forti e delle debolezze del presidente, condendo il tutto con spunti divertenti sul carattere dei venezuelani ed un costante confronto con la politica mondiale. Tocca infatti temi scottanti come il petrolio, i media, la democrazia, la guerra in Iraq e quella in Afghanistan, l’incapacità politica di “Bush il giovane, tanto ignorante di storia da impelagarsi in una guerra afghana”. Non risparmia nemmeno l’Italia, con forti polemiche su cultura e società, corruzione, sistema scolastico, sollevando tappeti da cui escono le polveri sottili di Ustica, dell’incendio della Moby Prince e delle altre stragi rimaste nel silenzio come quella in cui persero la vita trentasei prigionieri italiani in Sicilia nel ’43, la strage di Chermis, l’assassinio di Callipari.
  • In Lingua biforcuta vediamo applicati all’italiano i risultati delle ricerche svolte dalla Codecasa durante trent’anni, sul percorso spazio-temporale che le parole hanno compiuto nel corso dei millenni.

Viene spontaneo chiedersi come si possa trovare tanta energia vitale da condurre un’esistenza simile, da dove si raccolga tutto il coraggio, la potenza, la tenacia e la lucidità mentale per una tale impresa. E nei momenti di difficoltà, davanti agli ostacoli, che cosa la ha aiutata a tener duro? È molto semplice. Come piace raccontare a lei, la sua forza è “la forza di gravità”. È la connessione con la terra, quella sensazione totalizzante che arriva dai piedi e che invita ad essere parte dell’universo. Sente di essere collegata, unita, legata, allacciata alla terra da una forza a cui non può resistere: una forza attraverso cui quando cammina matura insieme ai suoi passi, va avanti nello spazio lentamente e costantemente. La curiosità e la testardaggine hanno fatto il resto: quando la Codecasa vuole una cosa, non si arrende finché non la ottiene.

Una vita sulle tracce dell’altro, quindi, ma anche del non detto. Dalla mitologia all’antropologia, dalla linguistica alla politica, dalla teologia alla storia la Codecasa si è battuta con la penna e con l’ingegno contro ogni genere di manipolazione od omissione. Fedele combattente per la causa popolare, ha scritto senza mezzi termini della sproporzione tra l’interesse che suscitano un condottiero o una principessa e quello che suscitano “trecentomila contadini”; dei “pensieri e dei sentimenti delle maggioranze azzittite”; di quanto ci commuoviamo per la storia di un’aristocratica rispetto all’indifferenza in cui ci lasciano straordinari episodi “di resistenza proletaria”. Decine di lingue, dal turco al cinese, dal coreano alle lingue del Pacifico, con un centinaio di paesi visitati. Nel tempo del turismo sfrenato e dell’oblio, abbiamo con noi l’ultimo baluardo di viaggio autentico, di erudizione onesta, estrapolata con gentilezza da tutta una vita di amicizie e messa al servizio dell’umanità: dal popolo al popolo. In un mondo in cui la conoscenza è troppo spesso apparenza, ruffianeria e opportunismo – piegata ad interessi e tornaconto – conviene non lasciarsi scappare una tale occasione.

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