Vocabolario creativo: Vaccino

24 05 11 by

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(preparato a base di materiale infettivo – virus, tossine, ecc – non patogeno, che stimola l’organismo a produrre gli anticorpi in grado di neutralizzare l’infezione corrispondente)

  

  

Chissà se ti ricordi.
Senti, la sera, una voce leggera dietro casa? All’angolo di ogni luna piena mi canto da sola la ninna nanna.
Eri bello come il mare, l’hai conquistata con la tua gentilezza innocua. Abbagliata, con la tua insignificante pacatezza d’altri tempi. Arrivato miserabile da chissà quale costa, l’hai presa e te la sei portata via, come sbadatamente si tira un filo di camicia.
Chissà se ti ricordi. Con la luna piena, canto…

E’ già un po’ di tempo fa ma non dimentico. Il tuo odore pregno di menzogna e avarizia, gravido di fallimento e codardia, odore di germe mortifero, d’armadio vecchio e fumo, infantile egoismo, tarlo infame, vita finita prima ancora di cominciare.
Faccio l’occhiolino alla luna, rievoco con dolcezza infinita, e canto. Piano, dal cuore che sanguina, si cicatrizza, si apre e brucia, si autolesiona, poi guarisce, piange e poi sorride. Ricordo ogni cellula e ogni gesto, tuo, mio, di questo amore. Ma tu non mi senti più…

Ricordo il tuo carico di buio pesto, tutto il male, il terrore di ogni nodo in gola. Ogni straziante notte blu, ogni folle mattino rosso. Ricordo la pelle viscida della tua oleosa esistenza, la voce rauca della tua vergognosa indifferenza. Ricordo, anzi no, di più, l’ho qui, lo posseggo dentro, tutto il male, il rumore acuto della cattiveria nelle orecchie. Rammento, anzi no, la tengo qui dentro, nella pancia, la contrattura della mia amara nascita, la fitta della mia penosa discendenza.

Eri bello come il mare, l’hai conquistata con il tuo sorriso di paonazzo sogno, con la tua timidezza infetta. E ricordo tutto il siero disonesto, tutto il fiato sleale, anzi no, di più, l’ho qui, lo posseggo dentro come un tumore benigno, lo tengo ai polsi come un promemoria salvifico, mi scorre nel sangue come un vaccino contro le nefaste sorti del mondo.

E allora mi si riempie il petto di lacrime buone e commemoro, con dolcezza infinita, la mia infanzia sul filo del rasoio, la mia adolescenza sull’orlo del precipizio, le mie fughe e i miei ritorni, le paludi insidiose degli anni più felici, gl’ingannevoli ghigni delle garanzie più sacre.

Ambiguo generatore di vita, hai procreato con la svogliata distrazione di chi poggia le chiavi su un tavolo per poi dimenticarle. Ho cambiato la serratura, ma ricordo. E ti ringrazio per tutto il male, tutta la forza, tutta la fragilità e la poesia.
Con la luna piena canto.
La ninna nanna, ma tu non mi hai mai sentita…

  

 

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