Il Regno della contraddizione

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“Parlare della Cina è come volere asciugare il mare con una conchiglia. Non solo perché la Cina è enorme ma perché è un Paese “contraddittorio”, cioè vive con le sue contraddizioni scoperte. Gli inglesi coniarono un aforisma: “Non si può mai dire una verità sulla Cina, senza rischiare di dire nello stesso tempo una bugia”. Dimenticavano la cosa più importante: che loro in Cina vi andavano col fucile, e non col bastone del viandante. E il cinese li accoglieva non da padrone di casa, ma da servo. Da che mondo e mondo il servo ha sempre cercato di ingannare il proprio padrone. L’imperatrice lo farà da imperatrice-serva, il funzionario da funzionario-servo, il letterato da letterato-servo e così via, fino al lao peh hsing (i vecchi-cento-nomi, vale a dire il popolino). E’ questa l’unica vendetta che l’oppresso può prendersi sull’oppressore: non fargli capire niente, dirgli la metà del vero, ma l’altra metà conservarsela per il momento buono. […] “Meglio andarsene dopo un mese”. Perché sino a un mese resiste l’illusione di aver capito tutto. Dopo due mesi cominciano i primi dubbi. Dopo tre si ha la certezza di non aver capito nulla.”

 

Da “1956 L’Impero o pressappoco“, di Carlo Bernari, L’Europeo

 

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