Vocabolario creativo: Labbro

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(Ciascuna delle due pieghe cutanee carnose che delimitano l’apertura della bocca)

  

 

  

Il bosco stanotte è un unico universo sfumato. Nella foschia, il buio è talmente nero che non si vedono nemmeno gli alberi e ad ogni passo mi sembra di attraversarne uno, come fossi un fantasma di luce biancastra. La luna sghignazza dietro il suo vestito rosso porpora, la sua silouette estiva proietta il suo cinismo sull’acqua dell’oceano. Laggiù, oltre il sonno della gente – dove i sogni non arrivano – una tortora canta la sua malinconia, stanca del vento.

E’ tanto che ti cerco tra i miei minuti e le mie ore, tra i miei anni, i miei decenni. E’ tanto che ti cerco per dirti ciò che non ti ho detto, ciò che le mie labbra tengono ancora cucito in bocca, strozzato in gola, aggrappato alla lingua. E’ l’urlo che non fa rumore negli incubi ricorrenti delle persone sole, è il silenzio intraducibile nella pausa di un pentagramma.

Dentro questa capanna il vento ulula e danza, ma non osa spostare le cose che appartengono alla mia storia: la cesta in vimini, gli spiedi anneriti dal tempo e dal fuoco, l’orologio appeso ai giorni e alle notti. Il bosco, fuori, è un vortice delirante di furia e cupidigia.

E’ tanto che ti cerco senza cercarti, che ti parlo senza parlarti, per dirti le cose che ancora non so dirti. E’ il respiro prima di ogni litigio, è lo sguardo prima di ogni addio.
E’ tanto che ti cerco, il bosco è nero fino all’anima, ed io non so trovarti.

  

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