Vocabolario creativo: Gabbiano

5 07 10 by

(uccello acquatico dal corpo affusolato, con grandi ali bianche bordate di nero e zampe palmate)

  

  

Oggi è il grande giorno della verità su questo mare. Quanto tempo ho trascorso su queste alture, ih, volando a picco sul Mediterraneo insieme al sole che crogiola, al vento che sospinge. Quanta vita ho vissuto sopra questi mirti, ih, dietro questi pitospori, tra i rami alti di queste pinete. Poi un giorno siete arrivati con le vostre brutte facce piatte, con i vostri spaventosi corpi lunghi, e vi ho creduto. Ho visto nei vostri occhi la certezza – quella di chi non sa di mentire a se stesso – ho visto le vostre grandi zampe prensili prendere e pretendere.

  

Credete che sia vostra! Questa terra dai contorni affilati e slanciati, legata da un incantesimo al più antico degli eroi, alla più straordinaria forza dell’universo, questa terra, ih, che ha la forma dell’impronta di un dio, che è bagnata di linfa marina in tutto il suo perimetro. Credete che sia vostra, ih, del vostro ingegno, della vostra astuzia e avidità. E invece con le vostre macchine tonanti, con i vostri bar e ristoranti, chioschi e chioschetti, circhi e chiesette, la state distruggendo. Con le vostre voci altisonanti, i vostri versi tronfi e potenti, ih! Credete che sia vostra, di poterla afferrare e spostare, sollevare e impossessarvene, darle nomi; disegnarla, persino, su carte di foglia.

  

Quanto tempo ho passato a planare e osservare, monitorare e riflettere sulle vostre nefandezze, sulla caducità dei vostri svaghi, librandomi e liberandomi dalla vostra egemonia. Quanta vita ho vissuto ad esservi amico e poi nemico, cibandomi dei vostri rifiuti e poi odiando la vostra presenza devastatrice, ih! Ma oggi è il grande giorno della verità su questo mare. Pensate pure che sia vostra, continuate, ih! Io oggi ho capito: voi credete che sia vostra, ma è a me che appartiene la sua essenza. Questa terra è mia, ih, da prima che voi arrivaste, ed è a me che va il suo lato migliore. Credete che sia vostra – come le formiche nei loro bordelli di nera e affollata inconsapevolezza – ma è da quassù che io la stringo nell’anima, è da quassù che io l’impero con equilibrio e leggerezza.
Da fuori sembrerà anche vostra, ma dentro, ih, dentro! Quella è tutta un’altra storia.

  

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