Vocabolario creativo: Kamikaze

29 06 10 by

(guerrigliero o terrorista che compie un’azione suicida)

  

  

Ma certo che mi rende anche un po’ frustrata, oltre che fiera e forte.

Il mio destino è una lama che taglia sempre due volte, lacrima amara di universo e brina. Due volte bene, per il verso giusto, e allora vedo tutto con nitidezza, meraviglia, volontà; due volte male, per il verso sbagliato, e allora i demoni dell’abisso mi vengono a baciare per notti e notti, come fossi la più bella stella caduta dell’intero cosmo.
Ma certo che mi rende anche un po’ fragile, ogni soffio di vento sulla girandola del tempo, oltre che saggia e piena. Questo destino così magnifico e grandioso, esilarante e ridicolo, lavora sempre in due direzioni opposte – avvantaggiando l’impegno, con una spinta non attesa verso l’alto, o remando controcorrente, avverando ogni peggiore timore terreno.

  

Certo, mi rende anche un po’ frustrata, ogni passo falso nel sentiero di questa folle esistenza, oltre che pronta e attenta. In notti come questa mi scopro ad invidiare voialtri, proprio voi di cui ho sempre compatito il vuoto; mi scopro a scrutare le vostre fortune, a desiderare i numeri della vostra sorte. Mi scopro, in notti solitarie come questa, a riconsiderare quel buco di spirito che vi ho sempre contestato, vedendolo come una libertà immeritata. Accarezzo l’idea di quel fuoco fatuo che ho sempre odiato nei vostri occhi, rivalutandolo come un bel segno di futile, inconsistente, pulita disponibilità a vivere. Ed ecco che all’improvviso tutto sembra dritto ed io storta: questo mondano, opaco, spento vivere che vi siete accaparrati non è altro che un bellissimo fenomeno dello svuotamento che vi rende liberi, dello scarico che vi rende vitrei, dello sgombero della coscienza che vi rende superficiali, insipidi, frivoli ma chiari, cristallini, scevri da ombre e follie.

  

E certo che poi alla fine, dopo una giornata intera a guardare allo specchio l’immagine amplificata di me e dei miei sogni, non ricordo più chi io sia. I miei gesti sono quelli automatici e tecnici di un soldato che riceve ordini dall’alto, senza conoscerne nemmeno il reale obiettivo. Il sudore sulla fronte diventa l’unico motivo di orgoglio, l’ultimo spicchio di eternità, il solo accenno di premio.
Ma certo che poi alla fine, dopo una giornata intera a guardare allo specchio l’immagine distorta di me e dei miei sogni, non mi ricordo più chi sono.

  

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