Non si è sardi per sbaglio

6 03 10 by

Non si è sardi per sbaglio. Quando si respira il profumo dei ginepri e del sughero, quando si ascolta il potente silenzio emanato da nuraghi e tombe dei giganti, lo si comprende negli angoli più intimi del proprio essere. Non si è sardi per caso, o per mano del destino. Non si è sardi grazie a qualche magico incantesimo di avi millenari, parole segrete pronunciate a lume di candela e note di launeddas, in stanze buie ai confini della Terra. Per sentirsi a casa in luoghi incredibili se non vissuti sulla propria pelle, luoghi alla rovescia, dove il tempo sembra fare piroette su sè stesso e occorre andare piano per non cadere dal bordo del mondo.

No, non si è sardi per esser nati sulla terra dei fenicotteri rosa e degli asinelli albini, del mirto e del granito, la terra baciata dai mari nel cuore del Mediterraneo. La terra a forma di impronta ancestrale, creata dal piede di un’antico dio pagano; la terra delle maschere nere di legno d’alinu, la terra dei mamuthones e delle acabadoras; la terra delle torri e delle piante in miniatura, del mare generoso e del cielo multicolore. No, non si è sardi per nome o per sentito dire, né per via di un cognome isolano, tramandato di generazione in generazione come un gioiello in filigrana patrimonio di famiglia, come madreperla conservata nel profondo della propria identità.

Non si è sardi per la parlata indelebile o per l’accento forte, per le vocali che si chiudono come cerchi della vita, per le espressioni intraducibili della lingua sarda, per l’enfasi, la passione, il sangue caldo di ogni esclamazione. Non si è sardi per generosità o per introversione, per ospitalità o per orgoglio, né per una parola data e sempre mantenuta.

Quando ci si perde negli anfratti delle grotte o delle domus de janas, quando ci si ritrova in dimensioni parallele dove la natura si lascia di nuovo toccare, lo si comprende nelle gocce più piccole della nostra commozione. Non si è sardi perché si sogna con le parole di “Non potho reposare” o perché si trema al sentir la voce di Andrea Parodi; per un cuore che batte forte ad ogni pagina scritta da Grazia Deledda, o perché scorrono nel sangue ricordi di nuragici e combattenti per l’onore. Non si è sardi per gli amici né per la residenza, per i vissuti o il bagaglio culturale, i proverbi imparati dai nonni e le parentele infinite e affiatate, per gli occhi vispi o la voglia di fare. Non si è sardi per le partenze e per i ritorni, per i contrasti, per i corbezzoli.

Si è sardi perché è la Sardegna a scegliere.

  

 

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2 Comments

  1. … a me la sadegna non mi ha scelto… vivo in toscana, in un angolo di tufo, piccoli paesi dispersi nella campagna… come vorrei pero’ leggere queste parole scritte da un toscano o da una toscana per sentirmi anche io SCELTO.
    Complimenti Valeria

  2. Anonymous

    meraviglioso. Condivido pienamente.
    Giuliapaz

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