Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare

9 12 09 by

Leggi prima

  

Un giorno mi troverai / intrappolato sotto la frana / in una supernova di champagne nel cielo

Oasis

  

Simone Neri aveva ventinove anni, gli occhi vispi e le fossette sul sorriso. Dal primo ottobre ha anche una medaglia d’oro al merito civile e gli è stato intitolato il lungomare di Spinesante a Barcellona Pozzo di Gotto. Era sottocapo di prima classe della Marina e avrebbe compiuto trent’anni il 15 ottobre, ma ha perso la vita per salvare otto persone, accompagnandole sul tetto di una casa. I suoi amici se le ricordano ancora, le sue parole: “Un giorno o l’altro” ripeteva, “questa montagna ci viene addosso”.

Quella sera, mentre l’altezza del fango aumentava anche dentro casa sua, Simone non ha voluto mettersi al riparo, ma dopo l’ottava persona messa in salvo gli è crollata la casa sulla testa, mentre i suoi genitori riportavano gravi ustioni in tutto il corpo per via di una bombola del gas scoppiata. La corrente e il segnale telefonico sono mancati sin dal pomeriggio ma c’è chi ha visto il fuoco e il fumo provenire da quella casa, anche al buio, tra i lamenti della montagna e le grida delle vittime.

Peppe era molto amico di Simone e studia Storia all’Università di Messina. Insieme ad altri amici di Giampilieri ha fondato il Comitato Giovanile Vallata del Piliero, un gruppo di giovani volenterosi al servizio degli sfollati. “L’attenzione mediatica è durata pochissimo perché è passato il messaggio dell’abusivismo, ma queste sono tutte case antichissime o costruite con concessioni edilizie fatte secondo legge” mi dice. Ognuno che incontro qui ha il viso solcato da rughe di rabbia e le vie deserte, in cui tutti hanno vissuto fino a settembre, hanno l’aspetto della desolazione.

  

Adesso c’è una procedura penale in corso per disastro colposo. “Loro non sono morti” mi sussurra Peppe: “sono stati uccisi. Se tu, Istituzione, sai che c’è questo rischio e non fai nulla per prevenirlo, sei un assassino”.
È già buio, dentro e fuori ognuno di noi, l’odore dell’aria è ancora forte di umido e terra sconvolta. Peppe e i suoi ragazzi di Giampilieri, quelli che non sono scappati, si riuniscono per organizzare i pullman che accompagneranno gli anziani sfollati dagli alberghi ai cimiteri, il primo e il secondo giorno di novembre, per i Santi e per i Morti.
Due entità diverse ma che in situazioni come queste, nei cuori delle persone, coincidono.

La scuola elementare di Giampilieri Superiore è diventata il centro organizzativo dei soccorsi ed è qui che si tengono le riunioni del Comitato Giovanile. I Vigili del Fuoco scandiscono la vita e gli spazi, non sono tristi o nervosi, anzi, portano dei bei sorrisi e parole e assistenza, qualcuno una battuta, sì, ma non è lo stesso. Questo luogo non ha quasi più niente in comune con ciò che era prima, col calore e lo spirito che lo pervadeva, quando a riempirlo erano bambini spensierati.

Adesso è un posto freddo e sporco di fango su ogni metro quadro, in cui gli anziani siedono tutto il giorno su scomode sedie, con gli occhi nel vuoto. Non perché questo paese conservi vita, movimenti e parole, non perché ci sia ancora qualcosa per cui restare, ma solo per evitare di pesare troppo dai parenti o dagli amici che li hanno accolti in casa propria. E allora stanno qui, infreddoliti e soli, a chiacchierare.

Io quando vedevo lo tzunami in televisione mi sembrava fantascienza”, mi dice uno di loro. “Sono state sei ore ininterrotte di pioggia, ma non era pioggia, erano bombe d’acqua!” mi dice un altro. “E’ diverso da quello che è successo a L’Aquila. Con un terremoto ti puoi anche salvare sotto un tavolo o in un angolo della casa che è rimasto integro. Ti possono trovare dentro un armadio, ti possono trovare anche dopo tre giorni. Ma con il fango non c’è scampo! Riempie tutto, ogni piccolo angolino vuoto viene sommerso, da un fango che un momento dopo si è già solidificato”.

Hanno opinioni contrastanti sul lasciare o no per sempre Giampilieri, ma su questo, invece, sembrano essere tutti d’accordo…

 

Leggi anche

 

Related Posts

Tags

Share This

5 Comments

  1. grazie a te per questi pezzi davvero belli (le foto ancora di più se è possibile) che fai.

    Vedo che le questioni relative al ponte e allo stretto ti stanno molto a cuore, per cui vorrei segnalarti questa iniziativa che abbbiamo lanciato noi di LiberaReggio.org e che consiste nella diffusione di un BANNER NO PONTE.

    Trovi tutte le info qui http://www.liberareggio.org/2009/12/01/speciale-noponte-passaparola-contro-speculazione-aderisci-blog-no-ponte/

    facci sapere se ti interessa aderire così che potremo metterti nella lista che dei blog no ponte che sta incominciando a prendere corpo.

    Complimenti ancora e continua con i tuoi reportage perchè meritano!

    Alessio
    coordinatore http://www.LiberaReggio.org

  2. Grazie Alessio, lo metto subito 🙂

  3. Barcellona Pozzo di Gotto

  4. grazie mille ☆Vale

  5. “abbbiamo” con 3 b non si può proprio leggere, piccolo refuso 🙂

    grazie a te per il bannerino, se puoi diffondi!

    magari ci si vede il 19 a villa, noi ci saremo praticamente tutti!

    Alessio

Trackbacks/Pingbacks

  1. Storie d’oro e di fango #25: uno, nessuno, centomila euro di risarcimento | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]
  2. Storie d’oro e di fango #24: Messina non è in Italia | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]
  3. Storie d’oro e di fango #23: occhi stretti e aguglie belle grosse | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]
  4. Storie d’oro e di fango #20: l’ordine e il caos | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]
  5. Storie d’oro e di fango #19: le vite confiscate | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]
  6. Storie d’oro e di fango #18: la grande opera millenaria | Valeria Gentile - [...] Storie d’oro e di fango #26: le sedie fredde della scuola elementare [...]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *