Storie d’oro e di fango #25: uno, nessuno, centomila euro di risarcimento

7 12 09 by

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L’uomo chiese alla montagna di toccare il cielo / La montagna realizzò quel suo desiderio / E quando fu così una nuvola lo sfiorò / in fondo al cuore che malato è / di nostalgia

Mina

  

  

Fare a piedi il tratto da Giampilieri Marina a Giampilieri Superiore è come entrare nelle viscere della precarietà umana. Mentre cammini la montagna ti circonda su ogni lato: sotto, destra e sinistra, dietro e davanti, ma soprattutto, imponente, se sollevi la testa è anche sopra di te, in alto. Sono quattro chilometri in salita ed è il tragitto che i Vigili del Fuoco e gli uomini della Protezione Civile e della Croce Rossa hanno dovuto percorrere la notte del primo ottobre, a piedi, al buio e con in spalla le barelle, le pale e gli altri strumenti di soccorso.

Le colate di fango che ora stanno sul ciglio delle strade sembrano fatte di polvere d’oro che brilla al sole, il silenzio avvolge tutto intorno e il cielo ha il colore severo di chi ha visto troppe morti.
Le abitazioni di questa zona sono state costruite secoli fa su di una natura che per lo più dorme, ma che a volte si risveglia. E si risveglia non a caso, ma quando viene stuzzicata.

  

Negli ultimi quarant’anni l’agricoltura è passata da attività principale a vecchia routine, relegata a svago o passatempo.
Improvvisamente vivere a contatto con la natura è diventato socialmente arretrato: trascurare i terreni è ora segno di emancipazione, così che i proprietari e le amministrazioni hanno accettato di buon grado la terribile deforestazione che ha spogliato i monti del loro collante principale: gli alberi.

Gli incendi dolosi hanno fatto il resto, appiccati per bonificare la terra e coltivare grano, naturalmente inadatto alla montagna. Tutto questo ha provocato un veloce inaridimento del terreno, che è diventato quindi più franoso e particolarmente predisposto al dissesto idrogeologico: ora basta una pioggia un po’ più forte delle altre e l’uomo, con tutto ciò che ha costruito con le sue mani, viene letteralmente spazzato via, giù fino al mare.

Nell’autunno del 2007 una terribile pioggia torrenziale si era già abbattuta su Giampilieri Superiore, senza fare vittime ma arrecando danni insormontabili a diversi esercizi. Il signor Vitale ha 67 anni ed è il falegname del paese. Aveva ricevuto allora la comunicazione ufficiale del comune di Messina che gli assegnava centomila euro di risarcimento. “Ho ancora il documento che lo attesta, ma non ho mai visto nemmeno un euro” mi dice. Ha gli occhi sbarrati e lucidi, parla velocemente e senza pause, come se il fango gli avesse portato via anche quelle.

Avevo diecimila euro di lavori già pronti, da consegnare. Ho perso tutto per la seconda volta, dopo averlo ricostruito con le mie mani dopo il 2007”. La disperazione sorride sulla sua bocca ma lui non si ferma a pensarci, continua il suo sfogo di rabbia e dolore. “Ho la fortuna di avere un figlio sordo di trent’anni, che tra disoccupazione e invalidità aggiunge un altro po’ di soldi alla mia pensione di 480 euro, ma per quanto tempo possiamo durare così? Ricevere i viveri è un’umiliazione, signorina. Non abbiamo più niente, io non sento la forza per reagire una seconda volta dopo soli due anni e anche l’equilibrio familiare si è rotto”.

Queste persone abitano da generazioni in veri e propri luoghi del passato, arroccati sui pendii messinesi dal 1400. E’ evidente che a quei tempi non si poteva parlare di abusivismo edilizio, come invece si è subito mobilitato ad annunciare a reti unificate il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, pur di alleggerirsi un poco la coscienza. Attraversando il torrente di Scaletta Zanclea, subito dopo i tragici eventi, aveva dichiarato: “Come faccio io a intervenire, se qui si costruisce sul torrente? Come faccio io a combattere l’abusivismo?

Dopo la frana del 2007 la popolazione di Giampilieri aveva ripetutamente richiesto alle autorità la messa in sicurezza della montagna, ma non ha mai ricevuto attenzione. La sera del primo ottobre si è ripetuta la sciagura e questa volta i morti ci sono stati eccome…

 

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1 Comment

  1. cara Valeria,
    mi imbatto nel tuo blog per caso mentre googlavo a proposito di Montanelli. da ex viaggiatore appassionato capisco la curiosita’ che ti spinge ad affrontare le tue fatiche e invidio la tua scelta di vita.
    continua continua continua cosi…
    ti salvo nei preferiti e stasera con calma comincero’ a scartabellarlo per cercare di capire cosa succede nell’ambiente non-mainstream italiano. e per sognare un po’ le magnifiche terre del sud, mentre la neve cadra’ forte qui in Iowa.
    un abbraccio
    Marco

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