Storie d’oro e di fango #23: occhi stretti e aguglie belle grosse

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E c’è chi dice che faranno il ponte sullo stretto / se la mafia approverà il progetto

Vincenzo Spampinato

  

  

Noi abbiamo altri problemi. Bisogna cominciare da altre cose”. La signora Lina mi racconta delle continue frane e delle voragini che si creano ovunque quando piove, del lungomare e dei lidi a Reggio, dell’inefficienza, del menefreghismo, delle strade non percorribili. Anche lei, come tutti qui, è dell’opinione che l’ombra che il ponte proietterà sull’acqua non farà diminuire i pesci nello stretto, ma è l’unica, tra tutti coloro con cui ho parlato sulla spiaggia di Cannitello, che è espressamente contraria alla sua costruzione.

Berlusconi è molto ambizioso. Se in una zona sismica come questa lui riesce a costruire un ponte, vuol dire che…
Lo dice con un tono sarcastico e non finisce la frase, come a voler rafforzare l’impossibilità di tradurre cotanta onnipotenza, mentre fuma una sigaretta e controlla l’amo della sua canna da pesca. “Il cemento è troppo devastante”, dice. “Ti piange il cuore. Abbiamo dei posti così belli da vedere, e poi ci fanno queste colate di cemento… Io abito in collina, per fortuna. Abitare qui sulla costa è tanto bello e dev’essere terribile vedersi distruggere tutto…

Cannitello, Villa San Giovanni (RC)



La signora Lina il fumo della sigaretta non lo sputa, se lo tiene dentro. Non parla a denti stretti, ma ad occhi stretti, questo sì. Viene qui a pescare aguglie belle grosse e le dispiace fino a un certo punto di tutta questa storia, è un argomento come un altro che la fa indignare e chiacchierare. Eppure è l’unica che ha pronunciato parole come distruggere, terribile, devastante, frana.
Frana. Quella che c’è stata poche settimane fa all’altro capo dello stretto ha ucciso più di trenta persone e quasi cento ne ha ferito, ha spazzato via una decina di centri abitati, e non ha fatto il minimo scalpore. Anzi, è stato solo un pretesto in più per parlare del ponte.

  

È facile, per noi che osserviamo, per noi che sappiamo che dietro al ponte ci sono interessi sporchi, che non porterà lavoro né progresso, che avrà un prezzo molto più alto dei benefici. È facile, per noi che pensiamo alle indagini sulle infiltrazioni mafiose nella costruzione di questo ponte, cadere nella trappola.

La trappola dello sdegno e della stigmatizzazione di questa gente che il ponte lo vuole, che il ponte lo sogna, con gli occhi che brillano, o peggio, che se ne frega, che sbuffa, che ti dice se lo fanno o no, a me non me ne importa.

Io sono venuta a guardarle negli occhi, queste persone, che sono fruttivendoli e pescatori, operai o nullatenenti, professori o dirigenti. Li ho guardati negli occhi e mi sono chiesta che diritto abbiamo noi di giudicare la loro disperazione, la loro rassegnazione, la loro ingenuità o il loro individualismo. Qui la cultura del sospetto porta le persone a interessarsi solo di ciò che tocca più intimamente, che crea più problemi nel breve termine. Ma noi? Davvero siamo tanto diversi da loro?

Scilla (RC)

 

Me lo sono chiesta, che diritto abbiamo noi, e poi mi sono risposta. Mi sono risposta tra le strade infangate dei dintorni di Messina su cui la montagna si è abbattuta il primo ottobre, tra le case svuotate dalla lingua viscida del fango, tra gli occhi gonfi di chi non ha più niente. E mi sono risposta che se tutto questo è potuto accadere è proprio per via della disperazione di chi si ingegna per mangiare ogni giorno, della rassegnazione di chi si è rivolto mille volte ai politici per la messa in sicurezza del territorio, dell’ingenuità di chi brucia la montagna per farci crescere un grano migliore, dell’individualismo di chi ha chiesto aiuto e non l’ha ricevuto da nessuno.

Tutto questo in una zona, la punta dello stivale, dove il dissesto idrogeologico è una piaga. È sotto questo genere di terreno che hanno intenzione di scavare 20 km di gallerie ferroviarie, 6 di gallerie autostradali, le fondazioni per 2 km e mezzo di viadotti, e chissà cos’altro. Nello stretto di Messina, il luogo più affascinante e controverso d’Italia, sta accadendo l’impensabile.

Eppure, penso mentre cammino al tramonto tra le stradine di Scilla, meravigliose, fatte di ciottoli in pietra e salsedine, questa gente deve avere una straordinaria e fervida immaginazione, perchè io, un ponte così su uno stretto così, non lo riesco davvero a immaginare…

Scilla (RC)

 

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