Storie d’oro e di fango #21: spostarsi solo un poco più in là

30 11 09 by

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Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina / Troppe speranze nel mirino che ora luccica

Subsonica

  

  

Tutto, cacciano!
Il signor Cordova ha quasi ottant’anni e qui a Cannitello lo rispettano tutti. Ha lavorato prima come geometra per diversi anni e poi come ferroviere negli ultimi 35 anni, su e giù per l’Italia: conosce tutte le stazioni. Adesso è in pensione e fa il pescatore sulla riva calabrese dello Stretto, riflettendo sulla pesca e sulla vita. È il fratello del procuratore Agostino Cordova – di cui nessuno capì mai l’inclinazione politica – che aveva dedicato tutta la sua passione e il suo rigore ad un’indagine sulla loggia P2, sull’Opus Dei e sui legami massonici tra Napoli e Roma, e che per questo è stato emarginato dalla magistratura e accusato di “incompatibilità ambientale”, un reato controverso che lo ha reso nemico e prigioniero dello stato.

  

Tutto cacciano, fanno sparire tutto da qui, mi dice Cordova, il pescatore dalle sopracciglia folte. Gesticola con mani sottili ed unghie lunghissime, gialle di fumo. Assomiglia così tanto a mio nonno paterno, morto una decina d’anni fa, che mentre mi parla e mi guarda negli occhi mi manca il respiro e taccio, e allora lui riprende con i suoi racconti, più enfatico di prima. “Nel 2002 hanno cominciato a venire i no global per protestare, ma sono solo barboni e morti di fame. Il ponte sarà bellissimo, e molto utile. Per i treni ed i camion, che potranno andare più veloci, ma anche per chi ci andrà a piedi, per i turisti”.

Parla come se già lo vedesse, il ponte. “Si incrementerà il traffico, eccome se si incrementerà. Dobbiamo muoverci velocemente, non si può più aspettare la Caronte!
Mi dice che a costruirlo ci vorranno forse cinque o sei anni. Poi ripete che il ponte è utile, e che magari chi lo sa, un domani potrà anche far aprire industrie, qui sulla costa calabrese, così spoglia e arretrata. Ma no, non sarà mica un cantiere enorme, mi dice, saranno solo dei piloni, saranno solo cento metri, qui, sulla spiaggia, solo per qualche anno

I pescatori di Cannitello possono perdere tutto quello a cui sono abituati sin da piccoli da un momento all’altro ma quando nomino il ponte cadono dalle nuvole. Alcuni immaginano, altri inventano dati di sana pianta, altri ancora non sanno niente e ipotizzano, eccitati. Molti semplicemente se ne infischiano, pescano e fanno sempre la solita vita. Anche la fruttivendola del paesino, che ha un chiosco proprio davanti alla spiaggia, è calma e ottimista. “Il ponte porterà ricchezza, signorina, porterà lavoro”.

Le chiedo che ne sarà del suo chioschetto di frutta e verdura, una volta che qui sarà spazzato via tutto. “Ho fiducia negli indennizzi per l’attività”, mi risponde. “Non vede? Qui non c’è niente. Il ponte magari distruggerà un pochino, ma secondo me c’è la necessità di un’opera del genere. Se qui dovranno radere tutto al suolo, mi sposterò un po’ più in là”. Mi chiedo se la signora ha idea di quanto “più in là” si dovrebbe spostare, ma evito e le domando solo che cosa farebbe se non dovessero risarcire la sua attività o il suo trasferimento. “Eh, ci attacchiamo al tram”, mi risponde lei, con un enorme sorriso…

 

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