Storie d’oro e di fango #18: la grande opera millenaria

20 11 09 by

 

“Per i governanti del nostro tempo diventa sempre più difficile passare alla storia. Non si possono conquistare imperi; non si può andare in battaglia per la salvezza del proprio Dio; non si possono liberare gli schiavi; non si possono scoprire nuovi mondi”.
Ida Magli

  

  

Il Ponte sullo Stretto di Messina sarà la più straordinaria opera di ingegneria civile di tutti i tempi, la seconda impresa più grande dopo il viaggio sulla Luna. Cambierà la mentalità, cambierà la cultura, cambieranno i pensieri dei siciliani, le loro giornate, i loro orizzonti e i loro sogni. Sarà uno spettacolo per gli occhi e per lo spirito, i turisti verranno da tutto il mondo per ammirarlo, sulla passerella per i pedoni che si affaccerà su questo mare da favola.

Calabria e Sicilia si guardano da tempo immemore con occhi d’amore e d’odio, di pregiudizio e di speranza, curiosità e sospetto. Non credete a chi vi dice che del Ponte si parla dai tempi di Garibaldi: gli antichi Romani già progettavano ponti improvvisati e temporanei, fatti di navi e botti, come quello costruito intorno al 250 a.C. per far passare le truppe ed i 140 elefanti catturati ai Cartaginesi. A quei tempi le due coste erano più vicine: si allontanano di centimetro in centimetro ogni anno.

  

Ponti sospesi, ponti di barche, ponti isola, ponti subacquei. Gallerie sottomarine, allacciamenti creativi, sottopassaggi e risalite, campate e tubi d’acciaio, piloni, scavalcamenti. Nessun progetto ebbe mai seguito, perché le condizioni ambientali nell’area dello Stretto sono caratterizzate da fondali profondi ed irregolari, elevata sismicità, correnti marine e venti fortissimi, ed ogni ricerca fatta da esperti e studiosi ha sempre troncato le speranze dei “propontisti”.

L’alternativa al ponte è il nulla” mi dice Aldo, professore di estimo in uno degli istituti superiori di Reggio Calabria. “Silvio Berlusconi vuole essere ricordato, come tutti i grandi statisti, per una grande opera. È evidente che la spesa è superiore ai vantaggi, che il beneficio non vale il prezzo ipotizzato per costruirlo, nonostante questo sia notevolmente sottostimato, ma l’impulso economico è grande e i cantieri daranno lavoro a tantissime persone”.

Ogni giorno centinaia di studenti calabresi viaggiano con le ferrovie e le compagnie di navigazione per frequentare le facoltà messinesi di economia, scienze politiche, giurisprudenza, scienze della formazione, medicina, ingegneria. Gli studenti messinesi che studiano architettura a Reggio fanno il percorso inverso, cavalcando le stesse onde, respirando lo stesso profumo di vernice e salsedine. Sono i pendolari dello Stretto. I veri abitanti di queste vicissitudini politiche, che ormai sbadigliano a sentirne parlare.

Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente”, diceva il Presidente del Consiglio nei primissimi anni del Novecento. Giuseppe Zanardelli aveva grandi baffi e una fronte spaziosa, e credeva fermamente nell’opportunità di un’opera fissa tra le due coste. “Il ponte si farà entro il ‘94” disse poi il Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Claudio Signorile. Era il 1982. “Il ponte sarà presto fatto”, aggiunse Craxi nel 1985. Anche il Presidente Romano Prodi diceva che il ponte era una priorità e che i lavori sarebbero stati ultimati nel 1996.

Nel 2005, poi, durante il governo Berlusconi, Impregilo S.p.A. ha vinto la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del ponte, nonostante gli studi continuassero a valutare come elevatissimo l’impatto ambientale sullo stretto – e nello stesso anno la Direzione Investigativa Antimafia ha avviato un’inchiesta in quanto Cosa nostra starebbe interferendo sulla realizzazione del ponte.

Nel 2007 Prodi cambia idea e fa fermare tutto. Finché oggi, dopo millenni di battibecchi e proposte, il Cavaliere ce l’ha quasi fatta. Ci siamo. “Entro il 2010 i lavori partiranno, e si concluderanno entro il 2016”…

 

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1 Comment

  1. Tutte le cose dette in questo articolo sono delle immense “cavolate”.
    Mi soffermo solo sull’ultima: I PENDOLARI CONTINUERANNO AD AVERE BISOGNO DEL MEZZO MARITTIMO, PER PRENDERE IL PONTE CI VUOLE UN AUTOMEZZO ALLUNGANDO LA STRADA (E QUINDI IL TEMPO DI ATTRAVERSAMENTO) DI SVARIATI CHILOMETRI. Il ponte è sospeso in aria e approda a 20 chilometri da Messina!

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