Storie d’oro e di fango #17: lo stretto delle meraviglie

17 11 09 by

[Altri Occhi continua a raccontarvi le Storie d’oro e di fango dall’Italia che crolla sotto il peso di inefficienza, abusivismo e corruzione. Dopo sei mesi dal terremoto in Abruzzo, l’alluvione di Messina meritava di essere documentata. Da lì, appassionatamente.]
  • Leggi prima le 16 puntate sul terremoto de L’Aquila

      

La natura è vita che dorme, diceva il filosofo tedesco Schelling. E’ una vita capricciosa e imprevedibile che alterna il sonno e la veglia come i petali di una grande girandola, destra e poi sinistra, corsa e poi di nuovo quiete, apertura e chiusura, dolcezza e durezza, follia, poi saggezza. Un costante ciclo che non si stanca mai e non conosce mezze misure, e anche quando sembra essersi stabilizzato rispetto agli ottusi umani canoni di equilibrio, sorprende con il suo occhiolino di gioia estrema e pianto, prosperità e morte.

Lo Stretto di Messina è al centro di tutto questo da secoli. Qui hanno preso dimora sin dall’alba dei tempi gli dei più temibili e le ninfe più belle, i più grandiosi uomini illuminati e i più sleali tra loro. Tutto è eccessivo, qui, compresa la bellezza. La meraviglia di questi luoghi è faticosa da sopportare per chi non vi è abituato: ogni cosa sembra decidere per sé forme e colori secondo un criterio unico al mondo, in una concentrazione di carnosa umanità e natura indomabile che non conosce limiti.

Scilla (RC)

  

Le coste di Calabria e Sicilia si inseguono da Reggio e Tremestieri, facendosi la corte tra Gallico e Messina, mandandosi un bacio da Villa San Giovanni a Sant’Agata, fino a morire di desiderio tra Cannitello e Torre Faro, salpando per chissà dove tra Scilla e Cariddi.
Colei che risucchia e colei che dilania. Una leggenda che dura da millenni e che ha riempito intere pagine di epica, diari di navigazione, preghiere e scongiuri. Le creature femminili che impersonificano le terribili correnti e gli spietati vortici che si formano a Punto Pizzo e Capo Peloro. Creature che vivono tra il fondale a seicento chilometri di profondità e la superficie, ingoiando e rivomitando il mare e le barche che lì passano.

Lo stretto di Messina visto da Scilla

  

Attraversare lo stretto ti toglie il fiato, come se dovessi varcare un’apertura nel tempo, invisibile a occhio nudo, fatta di attimi e gocce di Mediterraneo.
I centri abitati di Messina e dintorni si arrampicano da secoli su monti addormentati, colline assonnate e dirupi in dormiveglia: “a muntagna” che si è risvegliata il primo ottobre scorso e che, accarezzata dalla pioggia, si è riversata nelle case di Giampilieri, Altolia, Molino, Itala, Scaletta Zanclea, Briga e altri centri più piccoli, devastando in un nero abbraccio di fango tutto ciò che ha incontrato nel suo cammino.

Dopo le nove, quella sera, nessuna casa nel tragitto del fango ha più resistito e un grande boato ha dilaniato la montagna che le circondava, scaraventando enormi massi, tronchi, intere pareti di edifici, automobili, fiumi d’acqua e terra verso il mare, bello e gelido di oscurità. Ancora oggi ci sono case che devono essere svuotate dal fango e i paesi hanno l’aspetto tetro della desolazione.

L’odore di salsedine sulle navi della Caronte, la compagnia di navigazione che unisce le due coste, calabrese e siciliana, di sera si fa più intenso. Il cielo si colora di rosso e viola, cadenze millenarie escono dalle bocche dei marinai e qualcuno, sulla spiaggia che guarda in faccia questo stretto delle meraviglie, con la canna da pesca e tanta fantasia immagina un enorme ponte di ferro a salvare quest’isola, benedetta e maledetta insieme…

Lo stretto di Messina: in primo piano Reggio Calabria, con Messina dietro la lingua di mare

 

 

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2 Comments

  1. amo la mia terra, ma conoscendo anche tutto il resto, ciò di cui vergognarsi e contro cui lottare
    (che so dirai nelle puntate successive) mi sembra di non meritare tanta poesia. lusighiero però… 😀

  2. La poesia è proprio lì, sbuca fuori per un attimo dal fango e lo fa brillare al sole come fosse oro…
    La mia terra è soprattutto questo, un tappeto di oro, seppellito da strati e strati di fanghiglia.

    Brava per tutto

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