Riflessioni d’autunno: i ringraziamenti, gli aggiornamenti, i dietro le quinte di un’avventura appena cominciata

19 10 09 by

Sapete, è difficile tenere gli occhi aperti.
Stare al passo con se stessi, mirare diritto alle proprie inclinazioni, conservare la testardaggine e l’energia che si possedevano da bambini, crederci fino in fondo e camminare sulla propria strada senza prendere deviazioni o scorciatoie, qualsiasi cosa succeda. E’ maledettamente difficile, soprattutto quando si hanno 24 anni e si è imparato presto ad avere a che fare con le ombre, quando si è soli fuori casa senza basi d’appoggio, quando dalla famiglia non arrivano che pessimi esempi di vita e pessime notizie di vite, quando ci si arrovella per mettere insieme il pranzo con la cena tra un cv e l’altro spedito chissà dove, chissà a chi. Capita quindi che a volte si cominci a dubitare di quella strada in salita e piena di buche e che ogni tanto ci si chieda se non sia meglio sceglierne una più breve, in pianura e meno pericolosa.

Ma poi a volte capita di incontrare delle persone strane.
Persone bizzarre e fuori dalle righe che stravolgono le priorità precostituite, quelle che la scuola e le altre istituzioni costruiscono per farci entrare nel sistema. Le persone strane vivono su altre lunghezze d’onda, camminano su altri livelli di terreno, guardano da altre prospettive le cose che tutti vedono. Ecco, è alle mie persone strane che oggi dedico questo post. Alcune hanno cambiato la mia vita senza nemmeno accorgersene, regalandomi la loro energia vitale e sbattendomi in faccia il perchè del mio essere al mondo; altre mi hanno aiutata a credere alle prime e ad alzarmi in piedi; altre ancora hanno tentato di frenarmi ottenendo il risultato contrario.

Le mie persone strane sono entrate nella mia vita così velocemente da sembrare di essere state sempre lì, ad aspettare che fossi pronta per assistere alla loro lezione e cominciare a scrivere la mia storia.
Tutto è cominciato un banale pomeriggio di aprile, quando mi sono guardata allo specchio e ho deciso. Dal giorno del terremoto a L’Aquila erano passati pochi giorni e io non riuscivo a reggere il dolore che mi premeva sullo stomaco perchè sentivo dentro ciò che stava accadendo, ma non potevo vederlo con i miei occhi e dar voce a chi aveva perso tutto. Avevo saputo che il 28 aprile Ratzinger avrebbe finalmente onorato gli abruzzesi di una sua visita, dopo una vigilia, una Pasqua e una Settimana Santa senza dio. Così sono partita per Roma e prima di immergermi nel disastro abruzzese ho passato qualche giorno in Vaticano, parlando con ecclesiastici e assistendo a messe private nelle antiche residenze papali, per capire qual era il dio che Benedetto XVI portava tra le tende e nel fango, quanto appassionate o ipocrite sarebbero state le sue consolazioni. Ho vissuto poi il dramma delle famiglie che cercavano di riprendersi dallo shock e di rimettere insieme i pezzi della loro esistenza nelle tendopoli, sobbalzando insieme a loro ad ogni scossa di assestamento, mangiando insieme a loro, facendomi la doccia dentro le palestre e dormendo in macchina sotto la pioggia incessante ed il gelo che arrivava dal Gran Sasso tutt’intorno.


Molti di voi hanno seguito le puntate di “Storie d’oro e di fango” dal di fuori, senza sapere chi è questa ventitreenne e perchè è partita da sola dalla Sardegna per andare a vedere i resti di una provincia distrutta dal terremoto, dall’abusivismo, dalla corruzione e dall’oblio.
Alcuni di voi me lo hanno chiesto in modo diretto e sorprendente. La verità è che ero troppo concentrata sulle storie degli abruzzesi e sul mio bisogno/dovere di raccontarle, per accorgermi che a qualcuno poteva interessare la mia, di storia – il dietro le quinte di tutto questo.
Sapete, a volte è più difficile tenere gli occhi aperti, che il cuore. E quando ho cominciato a capire che non potevo vedere un telegiornale senza piangere e che ciascuna di quelle storie era anche la mia storia, ho realizzato che ci sarei andata senza fermarmi a chiedermi il perchè. Dopo una settimana ero già nipote, figlia, sorella, cugina di quei terremotati con cui ho vissuto, come se fossi stata sempre lì, come se anche a me fosse crollato un pezzo di città addosso. Quello che ho scritto l’ho vissuto io per prima, sulla pelle. Il fango ti cambia.

Ma senza anche solo una delle mie persone strane, questo progetto – che non si ferma in Abruzzo – forse non esisterebbe.

  

Oltre ad avermi dato la vita e la grinta, mia madre è la prima ad aver creduto in questo viaggio. Avendo vissuto sin dall’infanzia evadendo da una gabbia all’altra, mi ha cresciuta con pane e libertà, dandomi fiducia e credendo ai miei sogni molto più di quanto non facessi io stessa. E’ sempre stata una tipa strana, guardata in modo strano da parenti e compaesani: orgogliosa e di poche parole, mi ha insegnato a non scegliere mai la via più facile e a non fermarmi al primo ostacolo. (Ad insegnarmi come non perdere la concentrazione verso l’obiettivo ci sta ancora lavorando.)

Il secondo in ordine cronologico senza il quale oggi non stareste leggendo queste righe è Antonio Sofi. Che non solo nel 2007 è stato il mio prof al favoloso corso di Fonti e Processi produttivi nel giornalismo con Enrico Bianda, ma mi ha anche “costretta” ad aprire questo blog anzichè un altro, per Bloglab. Lui sì che è strano forte, perciò sin da subito mi ha dato un grande supporto per tutto questo amba aradam delle “Storie d’oro e di fango”, consigliandomi gentilmente di “strafottermene” di chi le critica perchè mancano di obiettività, facendo il tifo per la tanto controversa pubblicazione sul web in modo democratico e gratuito, e inserendole simpaticamente nella categoria del fouilletton.

La terza, stranissima, è Arianna Ciccone. Appena ci siamo conosciute abbiamo fatto la guerra molto animatamente, in modo che poi potessimo amarci alla follia senza interruzioni. Non lo dirò mai abbastanza che senza lei e senza il suo Festival Internazionale del Giornalismo non sarei andata in Abruzzo e non ne avrei scritto, spinta dal carisma e dalla determinazione che lei mette in tutto ciò che fa. Grazie alla sua empatia ho scoperto un’inesauribile fonte di energia dentro me e poter godere delle sue parole piene di forza ogni giorno – o quasi – mi riempie di ottimismo e vivacità.

Il Festival certamente mi ha permesso di conoscere tante persone speciali, ma in questa sede ne nominerò solo una.
Il più strano di tutti, senza pari nella classifica, è il grande – in tutti i sensi, tranne che per l’età – Ferdinando Piccolo. Questa volta il significato è letterale: se non ci fosse stato lui con me, a guidare da Roma quella benedetta macchina a noleggio dentro cui poi la notte dormivamo nelle tendopoli, il mio reportage non sarebbe stato scritto.

Una volta realizzato, “Storie d’oro e di fango” mi ha permesso di conoscere altre persone strane che nel bene e nel male hanno lasciato un pezzetto di loro stessi nel mio cammino.

Lucia Vastano, reporter di guerra esperta di Afghanistan e giornalista d’inchiesta sulle tematiche sociali, non è una strana qualsiasi. Fa parte della più strana specie di giornaliste ancora in circolazione, di quelle che non si truccano, che se ne infischiano di come appaiono, di cosa la gente pensa di loro e della loro spietatezza nel ricercare e divulgare la verità, partendo dalle storie delle persone. La sua amicizia e la sua disponibilità sono preziosissime e mi aiutano ogni giorno ad andare avanti.

Francesca Pitta (giornalista RCS) è entrata nella mia vita in modo vertiginoso e inaspettato, una notte di ottobre al telefono. Non ho ancora avuto modo di incontrarla di persona, ma quello che è riuscita a darmi lei in un paio d’ore di confessioni e sogni ad occhi aperti, non si trova così facilmente.
Dopo avermi dato della pazza e della coraggiosa, il suo “tieni duro, non mollare, guarda che se ti arrendi mi incazzo” mi ha dato grinta per almeno un anno intero.

Le ultime righe le dedico a dei personaggi – più o meno importanti ma davvero strani – che mi hanno fatto da giuria al Premio di Atri per il Reportage al Reportage Atri Festival. Non dimenticherò mai il sorriso sghembo di Lao Petrilli (giornalista RDS e inviato) che mi chiedeva i nomi dei miei professori all’università e che cercava di inculcarmi con violenza l’idea che non si possa partire dall’io per raccontare una storia, neppure se si è vissuta sulla propria pelle. Non dimenticherò mai che nonostante tutto ciò che non gli è andato giù di me, come la mia età, il mio nome (“Tu chi sei per scrivere queste cose??“) e le dure critiche al consumismo cattolico e allo scempio turistico del Vaticano, gli è scappato anche un “se scrivi così bene di primo getto complimenti” e mi ha permesso di arrivare in finale al concorso.

Non dimenticherò mai il sorriso regale di Daniele Protti (direttore de L’Europeo), entusiasta del mio reportage e del mio punto di vista sul Vaticano, chiedendomi “Ma io ho votato per Berlusconi, come faccio a leggere una cosa del genere??” in tono sarcastico; non dimenticherò mai gli occhi e i ricci neri di Elena Ceratti (news editor internazionale dell’Agenzia Grazia Neri) mentre non riusciva a distogliere lo sguardo dalle mie righe e mi ripeteva “scrivi proprio bene, continua su questa strada“; non dimenticherò nemmeno gli occhi blu di Roberta Reineke (photoeditor e redattrice iconografica del Rolling Stone), con cui ho parlato dei caratteri sociologici che uniscono sardi e abruzzesi.

L’oro non è mai riuscito a cambiarmi ma il fango lo ha fatto e ora non posso più tornare indietro. Quando ho sentito, nei primi giorni di ottobre, del tremendo nubifragio che ha riempito di fango le case dei messinesi, il filo è stato evidente. Ecco perchè ho deciso di partire per la Sicilia e di continuare quest’avventura fangosa e pericolosa fino a che ce ne sarà bisogno.
Le “Storie d’oro e di fango” continuano, quindi, con il supporto di mamma, Antonio, Arianna, Ferdinando, Lucia, Francesca e di tutti voi strani individui che leggete e commentate il mio blog.

Ora capite perchè per me sia il più bel complimento, quando mi dite che sono strana.

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7 Comments

  1. Che bel post, Vale! Un grande ‘in bocca al lupo’ per i tuoi progetti

  2. Commovente……sei grande

    hai fatto commuovere Un uomo, grande e grosso come me

  3. Anonymous

    che il fango sia con te allora, non dimenticarne mai il profumo…in bocca al lupo vale..con il cuore… 🙂
    valeria

  4. Un grandissimo in bocca al lupo. L.

  5. stefania oliveri

    Complimenti dolce Valeria, sono felice che il Festival Internazionale di Giornalismo ci abbia permesso di conoscerci e aperto la strada verso tante esperienze (umanamente) importanti…

  6. brava e imbocca il lupo

    (-:

  7. Piccole donne crescono.. piccolé! L’obiettivo non manca, la voglia nemmeno, la forza di volontà non mi pare. Vai avanti, seria.

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