La Marcia delle Agende Rosse: Roma, 26 settembre 2009

28 09 09 by

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.

da “I complici” di Lirio Abbate e Peter Gomez

  

  

Il rosso è il colore del sangue.
Il colore del sole quando sfiora la notte, la tinta della verità quando incontra la menzogna. E’ il primo dell’arcobaleno, il colore di Marte e della forza combattiva che contraddistingue il suo dio nell’Olimpo. E’ un impulso di lotta, una tonalità che abbaglia, rubino che esalta.

Paolo Borsellino teneva sempre con sè un’agenda per gli appunti, dove annotava date e nomi, cifre ed intrighi, riflessioni e spunti su un’Italia fatta di contraddizione e corruzione. Dentro c’era tutto il suo lavoro: era un’agenda spessa e robusta, ed era di colore rosso. L’aveva con sè quel 19 luglio del 1992 in cui fu ucciso in via D’Amelio, ma non fu mai più ritrovata.

Da allora la sua agenda rossa è diventato il simbolo dell’Italia che si fa ancora domande e che pretende delle risposte. Un’Italia che qualcuno vuol tenere fuori dai circuiti dell’informazione ma che si fa sentire attraverso altri canali ed altri messaggi, con fischietti, megafoni e striscioni, passi e gridi, agende rosse, mani strette, sorrisi.

Sarebbe stato bello vedere tutte le strade di Roma piene di agende rosse, in questo sabato di settembre pieno di sole. Sarebbe bello vedere tutte le strade d’Italia, un giorno, campo di una battaglia di verità e giustizia. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ci ha provato ieri insieme con Luigi De Magistris, Antonio Di Pietro e altri cittadini arrivati a Roma da ogni regione per chiedere giustizia, indagini, risposte. E uno Stato che non tratti con la mafia.


Ma quello che è accaduto ieri non è abbastanza. Ed è anzi la riprova del fatto che poche, pochissime persone sentono dentro la rabbia necessaria per combattere questo silenzio. A quindici anni dalle ultime stragi, ora che nessun bambino viene più sciolto nel veleno o che nessun marciapiede si sporca più di sangue, la mafia è più forte e più viva che mai.

Non si vede e non si sente perchè non ha più bisogno di alzare la voce, la piovra ha immerso i suoi tentacoli talmente a fondo nella nostra società – dall’economia alla politica passando per la sanità – che la gente fa fatica ad indignarsi e si allontana da questi temi che non fanno più scalpore.

Salvatore Borsellino ha una carica umana fuori dal comune, standogli accanto si può sentire la forza di chi non si arrende, di chi vive pensando e non credendo, andando avanti e non cedendo. Sentire le sue parole e vedere il suo sguardo nitido e deciso dà la sensazione che non tutto sia perduto, che Paolo sia ancora tra noi e che un giorno la verità sul suo omicidio di Stato venga a galla, per una vera democrazia.

“Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. […] Hanno messo in galera un po’ di persone – tra l’altro condannate per altri motivi e per altre stragi – e in questa maniera ritengono di avere messo una pietra tombale sull’argomento. Devo dire che purtroppo una buona parte dell’opinione pubblica, cioè quella parte che assume le proprie informazioni semplicemente dai canali di massa – televisione e giornali – è caduta in questa chiamiamola “trappola” […] Quello che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente […] è che questa è una strage di stato, nient’altro che una strage di stato. E vogliamo far capire anche che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra repubblica. Oggi questa nostra seconda repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ‘92”.

Salvatore Borsellino

  

Roma, Sabato 26 settembre 2009. La Marcia delle Agende Rosse è partita da Piazza della Bocca della Verità, senza bandiere di partito nè slogan elettorali, mesta e ordinata perchè non la si potesse strumentalizzare. Qualche centinaio di persone ha sventolato agende rosse, sotto il sole concente e senza sosta, unendosi in cori e grida e fischi, per risvegliare le coscienze di chi passava per caso. Alla fine del corteo a Piazza Navona alcuni tra i più noti protagonisti dell’antimafia hanno parlato da un palco: Benny Calasanzio, Carlo Vulpio e Pino Masciari, Genchi, Cecilia Sala di quattordici anni, simbolo di una generazione, e poi ancora Gianni Lannes, il fratello di Attilio Manca, Antonio di Pietro, Luigi De Magistris e Sonia Alfano. Grillo e Travaglio hanno dato il loro contributo in collegamento telefonico.

Ma tutto questo ancora non basta.
Occorre farsi sentire, parlarne e scriverne, sensibilizzare ancora più persone alla causa della legalità perchè la prossima volta, per le strade di Roma e di tutta Italia, le agende di Borsellino devono occupare ogni angolo.

Il rosso è il colore del sangue, sì.
Ma anche dell’azione, della passione e della tenacia. Del coraggio.
Della vita che prevale sulla morte e dell’onestà che sconfigge l’omertà.
Apri gli occhi.

 

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