Storie d’oro e di fango #11: cibo per l’anima

11 06 09 by

Leggi prima:

  1. Storie d’oro e di fango #1: l’Abruzzo un mese dopo
  2. Storie d’oro e di fango #2: alla frontiera del paradosso
  3. Storie d’oro e di fango #3: una fede extraterritoriale
  4. Storie d’oro e di fango #4: il Signore fa morire e fa vivere
  5. Storie d’oro e di fango #5: con la luce del sole
  6. Storie d’oro e di fango #6: le Avemarie non bastano
  7. Storie d’oro e di fango #7: il marciapiede della conciliazione
  8. Storie d’oro e di fango #8: il candore dei porporati
  9. Storie d’oro e di fango #9: i colori sono andati via
  10. Storie d’oro e di fango #10: ad ogni cosa il suo vero nome

      

  

Quando ho trovato le tue parole, io le ho mangiate.
[Geremia 15, 16]

  

  

La spiritualità, da queste parti, è un’altra cosa. Più sporca e più pura insieme, come le mani dei bambini che giocano a pallone nel fango.
È una religiosità fatta di bocche, di nodi in gola e risate scoppiate, di bagni da lavare e colazioni da servire. Il Vaticano è lontano anni luce e qui, dove l’unico bianco che c’è lo trovi tutt’attorno alla valle sulle luminose montagne innevate, non c’è nemmeno un prete a stare fra la gente.

I clown disegnano sulle facce dei bambini lune gialle, soli arancioni e farfalle rosse, li vestono di armature fatte coi palloncini e li aiutano a dare i nomi delle vie ai sentieri tra le tende. Prima di ogni pasto, gli scout battono forte i palmi sulla tavola cantando preghierine al tempo di We will rock you, per insegnare loro a ringraziare ad alta voce. I volontari addetti alle cucine hanno costruito scatole colorate con su scritto La posta del cuoco, per piatti preferiti, richieste o consigli. Un servizio che è stato preso molto sul serio, con i dovuti pennarelli e sorrisi del caso.

È Carmine lo Chef, a decidere i menu alla tendopoli di Pianola, mentre Aldo e Carlo fanno da vice cuochi. “Caro chef siamo due ragazze del campo ti scriviamo per darti un consiglio. Dato che avete tutti quei panini rotondi che una volta ci potete fare degli hamburger li desideriamo tanto. P.S. Spero che il nostro consiglio ti dia ispirazione”, hanno scritto Martina ed Elisa. I bigliettini dei più piccoli sono più sintetici e diretti, come quello di Simone: “Cuoci stasera potete cuocere la minestrina e patatine fritte con fettine panate”.

Le addette allo smistamento dei rifiuti passano tutto il giorno davanti ai bidoni della raccolta differenziata, indirizzando gli ospiti verso i contenitori giusti per lo svuotamento dei vassoi. Si chiamano Teresa, Daniela e Pina, e non perdono mai la pazienza. Cesare ha gli occhi celesti e pulisce la mensa dopo pranzo e dopo cena, anche se è il capo; è venuto con sua sorella Paola e sua moglie Gabriella, che stanno al banco a distribuire i piatti del giorno.
Il miracolo della vita si è compiuto ancora, perché è qui che Gabriella ha scoperto di essere incinta, proprio tra le scosse di assestamento e i bagni chimici.

È difficile trovare qualcuno che si stia prendendo cura soltanto di se stesso: i volontari della Protezione Civile si occupano degli anziani, che si preoccupano per i nipoti, che fanno giocare i più piccoli, mentre le mamme, alla tenda-boutique, scelgono scarpette per le figlie. I mariti non si vedono mai perché di giorno vanno a sudare nelle fabbriche che non sono state chiuse per portare un po’ di soldi alla famiglia, quando tornano la sera sono stanchissimi e vanno in tenda a dormire.
La mattina ti svegli, sai che c’è gente che ha bisogno di te. A startene a casa senza fare niente ti senti male” mi dice Angelo, che è venuto fin qui dalla punta estrema dell’Italia per servire la colazione, le bevande e il dessert. “E’ un bagno di umiltà in tutto e per tutto” mi confida. “Ti tiri su le maniche e ti dai da fare, perché sai che sei più fortunato di loro”.

  

La vita nella tendopoli ha un tempo circolare, dove tutto sembra dover ricominciare da zero ogni santa mattina, per poi compiersi del tutto la sera, con le stelle.
Sabah ha sette anni ed è più sfrenato degli altri bambini, ma ha lo stesso accento abruzzese, marcato e fiero. “Io non le faccio le preghierine, perché sono albanese” mi ha detto. “I muzulmini non le dicono le preghiere. A me mi piacciono le donne nude”. Rafe, invece, il suo fratellino piccolo, si avvicina con un cellulare in mano a tutti i bambini che vede e poi, con la lingua fuori per la concentrazione, gli scatta una foto, per fargliele subito vedere.
Dobbiamo uccidere cento mostri! Corriamo!” grida Alessio al suo nuovo amichetto Andrea. Prima del terremoto non si conoscevano. “Lo sai addo’? Nel capannone della mensa, lì non ci possono prendere!

Ogni tanto, il fiato del Gran Sasso sospira fumo dalle narici e accarezza le facce gelide delle signore, che sembrano non sentire freddo. Nonna Bice cammina pensierosa per la piazza centrale, quella davanti alla tenda del dottore. È preoccupata per il suo unico figlio maschio, che ha deciso di tornare ad abitare a casa sua, al paese, mentre lei con le sue tre figlie stanno in tenda. “Quando c’è stato il terremoto quello forte sono saltata dal letto ma non sono potuta scappare, la porta non si apriva” racconta. “Perché quando c’è il terremoto le porte si bloccano”. Conosce perfettamente questo iter funesto e ormai ha imparato ogni regola meglio di una sismologa. “Io vorrei pure tornare a casa, ma pure se torno, con che cucino? Che mangio? Il metano ce l’hanno tolto e non l’hanno ancora rimesso”.

Fuori dal tendone della mensa, il furgoncino dell’ufficio postale mobile è arrivato ricordando a tutti com’è il bianco candido. Federica si avvicina perché aspetta la lettera di Elena, la sua migliore amica che è andata a stare dai parenti romani. Dopo averle scritto i saluti, i racconti e le domande retoriche, chiude con un desiderio amaro.

Vorrei che tutto tornasse come era prima… L’Aquila bella me’…

 

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3 Comments

  1. Anonymous

    che dire …..i tuoi pezzi, in particolare questo, più che leggerli si vivono parola dopo parola….brava
    con l’affetto di sempre
    angelo

  2. “Ogni tanto, il fiato del Gran Sasso sospira fumo dalle narici e accarezza le facce gelide delle signore, che sembrano non sentire freddo”

    Bel reportage ,bel pezzo Vale come sempre ,,,un po di poesia spruzzata su facce e storie ,come per caso ma con sapienza e ancora una volta un affresco pr gli uomini dagli uomini .bene cosi

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