La prima maestra di italiano non si scorda mai

8 06 09 by

Avevo una maestra di Orosei, alle elementari.
Si chiamava Rimedia e guidava una Cinquecento rossa smagliante, che quando la incontravi per le vie della città pareva se ne stesse seduta per terra dentro a una grande fragola, come una principessa di altri luoghi e tempi. Portava maglioncini a tinta unita ed era rigorosa, ma aveva le rughe belle delle persone buone. Io me la ricordo, maestra Rimedia, perché lei era amica delle parole.

La mattina arrivava sempre prima di noi e anche se aveva qualche capello grigio, dentro era più giovane delle maestre giovani. Era fresca e genuina, maestra Rimedia, e con le parole ci faceva giocare. Aveva un antidoto per ogni bambino e alla sua ora nessuno era migliore o peggiore, portato o scalmanato, ma ognuno era unico ed impareggiabile, questo sì.

Non mi tornano in mente le sue lezioni, le regole o le congiunzioni; non mi pare che lei parlasse tanto, in quell’aula colorata e radiosa, ma mi ricordo il suo silenzio attento. Mi ricordo che ci faceva riflettere, proprio nel senso che ci faceva da specchio: noi potevamo immaginare quello che volevamo, e potevamo vedere quello che immaginavamo. La lingua italiana diventava una scatola di pastelli colorati, con milioni di tinte differenti e sfumature esilaranti. Ci faceva giocare, sì, ma anche ragionare e valutare, con le parole. Ci insegnava a pesarle prima di pensarle, e poi a pronunciarle con rispetto.

Io me la ricordo bene, maestra Rimedia, perché lei era amica mia. Mi sorrideva anche senza muovere la bocca e mi ascoltava pure senza che io parlassi. Una volta mi disse che le parole se le sbagli si offendono, perché sono delicate come i fiori. Così io cercavo sempre quella più precisa, e prima di pensarla la pesavo. Era amica mia, la maestra Rimedia, perché anche se confondevo un peso lei mica rideva. No, lei indagava nella spontaneità della mia bilancia, e poi rimediava.

Quella di matematica non mi piaceva, ma non importava perché con le parole, maestra Rimedia ci faceva anche contare. E ho capito che dentro ad ogni vocabolo ci sono tante cose, proprio come dentro al quattro c’è anche l’uno, il due, il tre, tutti i mezzi, i quarti e così via. Che se una parola la guardi da due lati diversi puoi scoprire altri significati, proprio come scrutando una persona da altre prospettive noti caratteri inattesi.
Che sono vive, le parole, e si muovono sempre, nuotano, corrono, sbuffano, strisciano, volano, saltano. A volte inciampano, ma poi si fanno una risata e si rialzano.

Maestra Rimedia veniva da Orosei e aveva gli occhi neri. Lei aveva capito il mio amore per le parole, ed io il suo.

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6 Comments

  1. Si può chiedere dove hai fatto le elementari?

    “Scalmanato” è una parola di quelle che usano solo le maestre delle elementari, a Orosei come altrove 🙂

  2. Certo che si può chiedere, le ho fatte ad Olbia 🙂

  3. La mia maestra si chiamava Ersiglia e questo è già abbastanza per capire il perchè ho dei problemi con l’itagliano

  4. Anonymous

    la mia maestra si chiama Ida, anche Lei aveva una 500 rossa, proprio come quella della foto.
    forse quello che mi ha trasmesso di più è lo spingersi oltre, fino all’estremo delle proprie possibilità, su ogni cosa e non fermarsi alle superficiali apparenze.
    …………..è bello ogni tanto voltarsi indietro per ricordare le persone della nostra vita……..

    Vale un caloroso saluto

    Angelo f.

  5. La mia prima maestra aveva le sembianze di Crudelia: non aveva nome (la si chiamava per cognome) ed è riuscita a farmi odiare l’italiano. Al terzo anno è arrivata Fulvia ed è stata una rinascita: non eran le parole ad essere buone o cattive. Era chi le usava che maltrattava loro e noi.

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