Storie d’oro e di fango #6: le Avemarie non bastano

26 05 09 by

Leggi prima:

  1. Storie d’oro e di fango #1: l’Abruzzo un mese dopo
  2. Storie d’oro e di fango #2: alla frontiera del paradosso
  3. Storie d’oro e di fango #3: una fede extraterritoriale
  4. Storie d’oro e di fango #4: il Signore fa morire e fa vivere
  5. Storie d’oro e di fango #5: con la luce del sole

      

  

Una qualunque sovranità territoriale è condizione universalmente riconosciuta indispensabile ad ogni vera sovranità giurisdizionale: dunque almeno quel tanto di territorio che basti come supporto della sovranità stessa. Quel tanto di territorio senza del quale questa non potrebbe sussistere, perché non avrebbe dove poggiare.

Papa Pio XI

  

  

C’è una galleria d’arte, nel lato sinistro del colonnato di Piazza San Pietro, che viene chiamato Braccio di Carlo Magno perché si trova all’altezza della Basilica dove sorge la statua dell’imperatore cristiano, incoronato proprio lì la notte di Natale dell’anno 800. Dal 12 febbraio al 10 maggio lo spazio espositivo ha ospitato la mostra celebrativa “1929-2009”, in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita dello Stato Vaticano. Si apre con un plastico tridimensionale “della città, dei suoi edifici e della sua natura” e a passarci intorno, tra i memoriali in onore dei protagonisti della sua fioritura, sento il respiro appesantirsi di secoli di intrighi di palazzo. Operazioni finanziarie che non lasciano traccia, riciclaggio di denaro sporco, morti misteriose ed omicidi insoluti, rapporti intimi con la P2 e scandali soffocati. Il silenzio è di tomba, e l’atmosfera che si vive è a metà tra il negozio di souvenir e la sagrestia di un’antico duomo.


Scale lussuose, telecamere e guardie ovunque, talmente tante che si annoiano a morte, praticamente dormono. A conciliare il loro sonno ci sono gli scricchiolii del pavimento al secondo piano, in pendenza e dalle basi precarie. Ad ogni passo trema tutto e dopo un po’ non si capisce se il capogiro è dettato dall’instabilità della struttura o dal peso storico, politico e spirituale dei cimeli esposti.

Non si riesce a comprendere appieno l’essenza del Vaticano e a coglierne l’atmosfera più intima, se non si tengono a mente alcuni piccoli dettagli sulle sue origini. Come il fatto che questo Stato esiste solo ed unicamente grazie al dittatore fascista Benito Mussolini, per esempio. “L’uomo della provvidenza”, che era nato in un paesino vicino a Forlì – a tutt’oggi gemellato con un paesino tedesco – e che divide ancora il cuore dell’Italia in due, aveva messo fine una volta per tutte alla Questione Romana con la sua firma di ferro sui Patti Lateranensi, nati da una serie di trattative segrete tra lui e tre sacerdoti e poi sottoscritti dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri.

Due giorni dopo quella firma, infatti, Papa Pio XI disse che “si è potuto rivedere e rimaneggiare […] tutta quella immensa farragine di leggi tutte direttamente o indirettamente contrarie ai diritti e alle prerogative della Chiesa, delle persone e delle cose della Chiesa; […] siamo stati anche dall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; […] E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l’incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti […] a conchiudere un Concordato […] ed è con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio”.

Prima di allora i rapporti tra il Regno d’Italia e la Chiesa – sanciti dal motto “libera chiesa in libero stato” – erano stati molto difficili perchè la precedente legge, quella delle Guarentigie, non fu mai riconosciuta dal Vaticano. I Patti Lateranensi invece, costituiti da un Trattato – di cui fa parte anche la Convenzione Finanziaria – e un Concordato, riconobbero finalmente la tanto agognata sovranità e l’indipendenza del nuovo Stato dal governo italiano. Istituirono la religione cattolica come religione di Stato e l’insegnamento obbligatorio di essa nelle scuole, conformarono alla dottrina cattolica le leggi sul matrimonio e sul divorzio e resero il clero esente dal servizio militare. Disposero anche l’esenzione dello Stato pontificio dal pagare le tasse doganali sulle merci importate e il risarcimento di circa 4 miliardi di euro attuali per i danni finanziari subiti in seguito alla fine del potere temporale.

Anche grazie a leggi precedenti e successive ai Patti, il Vaticano viene finanziato e privilegiato fiscalmente dallo Stato Italiano – e non solo – in diversi modi, ogni anno. Un miliardo di euro dal gettito Irpef – il 60 percento dei contribuenti italiani, consapevolmente o meno, lascia in bianco la voce “otto per mille”, facendo arrivare la donazione al 90 percento -, quasi un altro miliardo di euro per gli stipendi degli insegnanti di religione – che a parità di prestazione guadagnano più dei loro colleghi –, 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità, 250 milioni per i finanziamenti ai Grandi Eventi – dal Giubileo all’ultimo raduno di Loreto – nonché circa 700 milioni di esenzioni da Ici, 500 milioni di esenzioni da Irap, Ires e altre imposte e 600 milioni di evasione fiscale legalizzata per il turismo cattolico. L’Obolo di san Pietro, nel solo anno 2007, è ammontato a 94,1 milioni di dollari.

Ma non è finita qui: le offerte e i contributi che le diocesi e le congregazioni religiose di tutto il mondo sono tenute a versare al Papa secondo il canone 1271 del codice di diritto canonico sono ammontati nel 2007 a 29,5 milioni di dollari – in testa la Germania, 31 per cento del totale, seguita dagli Stati Uniti, 28 per cento, e dall’Italia, 19 per cento. Nonostante le offerte siano libere, il Vaticano chiede alle diocesi di dare almeno 1 euro per ogni battezzato, e alle congregazione religiose almeno 10 euro per ogni iscritto.
E se per caso non ne aveste abbastanza, l’acqua fornita alla Città Stato è interamente a carico dello Stato Italiano, come anche le bollette relative alla manutenzione della rete fognaria e alla gestione delle acque di scarico. Il motivo? Il Vaticano non ritiene di dover pagare un servizio erogato da un’azienda straniera e non ha nessuna intenzione di preoccuparsene.

Di tutto questo ben di dio, Ratzinger ha donato – o restituito? – 5 milioni di euro per l’emergenza terremoto e 500 uova pasquali ai bambini abruzzesi.
Non ha regalato 500 pacchi di pasta o di biscotti, ma uova di pasqua, nonostante si sia sempre detto critico verso il consumismo delle feste cristiane. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha detto a Bertolaso che “è evidente e prevedibile che ci saranno altri sostegni derivanti dall’otto per mille destinati all’Abruzzo”. Ma non tutti sanno che l’art. 2 comma 1 del d. P. R. 10/03/1998 prevede che lo Stato lo utilizzi interamente per calamità naturali. Ed è evidente e prevedibile che non ne ha usato – e non ne userà – nemmeno una piccola parte.

Mi muovo come ipnotizzata tra le vetrine luccicanti della sala e mi sento come dentro a un macabro sogno. Ma sono sveglia, e mi viene in mente lo spot dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica realizzato dopo gli aiuti dati alle vittime dello tsunami, nel dicembre 2004. Un capolavoro indiscusso della comunicazione televisiva, fatto di slogan, musiche e fotografia eccezionali, che è costato al Vaticano niente di meno che 9 milioni di euro, il triplo di quanto ha donato in realtà alle vittime stesse dello tsunami.

Sono cifre che mi paralizzano le gambe, mentre cammino tra i corridoi preziosi della mostra celebrativa. Gli autentici dipinti appesi alle pareti ritraggono i sei Pontefici che si sono succeduti a Pio XI, ed hanno occhi. Controllano le monete d’oro dentro le teche, anch’esse dorate.
L’aria è rarefatta quasi quanto sulle cime del Gran Sasso e i visitatori evitano di aprir bocca.
Fuori, sotto il sole cocente, l’Avemaria di Ratzinger sta per cominciare.

 

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1 Comment

  1. Anonymous

    Ma quanto sei parziale e manipolatrice…
    Si vede che sei una ragazzina. Se è vero che sei giornalista, non ti hanno insegnato all’università la differenza tra informazione e opinione? Forse hai marinato le lezioni quando ne parlavano?
    E cosa c’entra tutto questo con L’Aquila?
    E tu cosa hai fatto per noi, oltre a scrivere tutta questa roba per farti conoscere?
    p.s. Sono nato all’Aquila e sono catolico.

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