Vocabolario creativo: Abaco

19 05 09 by

(libretto che tratta i primi elementi di aritmetica; strumento per calcoli elementari)

  

  

Uno è il pensiero che mi torna in mente, nelle notti di luna piena in cui il respiro del mondo si ferma in suo onore. Quando tutto intorno, stelle ed ombre, parole e sbuffi di vento, tutto, all’unisono, sembra volermi dire di desiderare forte, volare alto, sperare lontano e dirlo ad alta voce. Nei momenti freddi di lava in cui l’universo è tutto ciò che conosco, dentro e fuori di me, uno solo è il sogno che mi ruba le notti, in punta di piedi perché la ragione non mi venga a svegliare.

Una volta mi è bastato guardare nei tuoi occhi di tenebrosa luce, per vedere ciò che in nessun altro posto ho scorto, l’abisso e la vertigine, la sete e il mare, la febbre e la salvezza. E allora me lo chiedo, che cosa sarebbe se tu mi vedessi. Se tu potessi anche solo per un attimo incrociare la mia strada e guardare il mio silenzio, toccare i sospiri che mi tengono in piedi, sederti vicino, chiudere gli occhi e sentire sulla pelle ciò che non posso dirti.

Due sono le mani, gentili eppure solide, così belle che non ne ho mai viste né toccate. Perfette perché creino ogni giorno storie invincibili, mondi possibili, perché siano amate e calde, che se non si ama con quelle mani io non vedo quali. Cosa non darei per quelle mani, per una tua bugia, cosa non darei! Per la ferita che vorrei, la crudezza e l’onestà, la pace ed il furore, la terra e la magia, l’elettricità che si propaga…

Tre anni e non ho sollievo, quattro mesi senza fermarmi a pensare, cinque giorni insistenti, sei sadiche ore, sette minuti di paradiso, otto secondi per far finta di niente…
Posso mettermi a contare tutta la notte, perché la mia ossessione non me la possa rubare da sotto le lenzuola. Ma non c’è calcolo nella mia voglia sbagliata, non esistono numeri intorno alle mie labbra, gelide e bollenti. Come quando aspetto la neve di dicembre davanti al caminetto, come quando zittisco le lettere che ci separano, come quando conto i miei passi sotto la pioggia di maggio.
Uno, due, tre, quattro…

  

 

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