Storie d’oro e di fango #1: l’Abruzzo un mese dopo

6 05 09 by

E’ passato un mese esatto da quella notte in cui l’Abruzzo è stato messo in ginocchio, dal terremoto prima, dallo sciacallaggio mediatico e dalle sterili polemiche poi. Abbiamo assistito al più consistente flusso informativo nella storia dei sismi in Italia, eppure sin dall’inizio sentivo che c’erano delle altre storie, sotto l’invadenza dei “leader dell’informazione”, che aspettavano di essere raccontate. Piano, dal di dentro. E così sono partita.

  

Niente, nel mio viaggio, ha rispettato le previsioni. Avevo trovato contatti, permessi e accrediti per accamparmi nella tendopoli aquilana di piazza d’Armi con una piccola tenda ed un sacco a pelo, invece mi sono ritrovata a condividere gioia e angoscia insieme ai pianolesi, meraviglioso popolo che si affaccia sull’Aquila dalla montagna. Sono andata al Vaticano a cercare una religiosità che lì è diventata intolleranza, turismo e denaro, ma che ho trovato pura tra le tende della Protezione Civile e in mezzo al fango.Sono arrivata cercando le preghierine dei bambini e la fede dei nonni, ma all’Aquila ho ascoltato anziane signore sfogarsi piene di rughe contro il Papa in visita e teenagers pieni di gratitudine verso il Dio che li ha salvati. Pronosticavo di documentare lo sguardo perso delle adolescenti ma le ho scoperte forti e sagge, credevo di raccontare amori spezzati ma ho scoperto, sbigottita, quanto i giovani sentano la mancanza dei libri. Temevo per quando avessi sentito le scosse di assestamento che ogni giorno accrescono la frustrazione della gente, ma mi ha sconvolto ancor di più sentire i brividi lungo la schiena ad ogni sorriso dei clown.


Pensavo che avrei pianto, ma non ce l’ho fatta. Quando sei lì, capisci che c’è più bisogno di ridere e giocare, di aiutare un bambino a mangiare o una signora a trovare un maglione della sua taglia tra le tante donazioni, piuttosto che star lì a drammatizzare o a fare interviste. Immaginavo tanta noia e rassegnazione tra i giovani, invece ho visto la tenda-ambulatorio del giovanissimo dottore del campo diventare un pub dopo la mezzanotte, dove tra un manuale di medicina ed uno stetoscopio si allenta la tensione, si ride e si beve in compagnia, assaporando la vera condivisione e la forza dell’amicizia.

  

E tra una notte sulle note della tarantella e un pomeriggio dedicato alle ragazze con la mia connessione ad internet – per permettere loro di riavvicinarsi, anche attraverso Facebook, al mondo che hanno perso – ho avuto l’onore di conoscerli da nipote, figlia e sorella, questi abruzzesi pieni di dignità di cui ho sentito tanto parlare, e ho capito che un’ora con loro avrebbe ripagato di gran lunga una settimana senza la minima privacy, con il sedile posteriore di una macchina come letto e con solo le docce comuni per lavarsi.

Arrivare all’Aquila, certo, non è un bello spettacolo. Che in Abruzzo la natura non la puoi controllare te ne accorgi subito: che sia la prima o l’ennesima volta, vieni accolto da un paesaggio mozzafiato, fatto dalle salite e le discese di una terra che si muove anche da ferma. Dinamica e imprevedibile come le onde dell’oceano. Il freddo lo vedi dal cielo ancor prima di sentirlo sulla pelle, perché avvolge le valli ed i borghi in un modo in cui solo qui riesce a fare.

A flagello terremotus libera nos Domine”, mi ha detto Monsignor Bernard di fronte alla Basilica di San Pietro, il giorno prima della visita di Papa Benedetto XVI ai terremotati. Ma subito dopo, con i suoi grandi occhi azzurri e il suo accento francese, ha precisato che “il Signore è superiore, sì. Ma non è che poteva fermarla, la mano dei costruttori che hanno mischiato la sabbia insieme con il cemento”. L’uomo deve prendersi le proprie responsabilità, l’hanno detto tutti.


D’altronde, in Vaticano, pensavo di trovare una seria difesa a Papa Ratzinger sulla sua scelta di non andare personalmente ai funerali di Stato e di presentarsi in Abruzzo ben 22 giorni dopo il disastro, ma a parte le versioni ufficiali di vescovi e cardinali, secondo cui si è trattato di un “gesto di estrema delicatezza”, è bastato fare due chiacchiere – separatamente e senza avvisare l’uno dell’opinione dell’altro – con i “veterani dei souvenir sacri” in piazza San Pietro, per sapere che dall’insediamento di questo Papa l’affluenza al Vaticano è diminuita del venti–trenta percento.

  

Se non ti piace questo Papa, dietro c’è Wojtyla”, si è abituato ad annunciare Orlando come una cantilena ai turisti, promuovendo le scatoline col rosario a grani color porpora: “se non ci fosse lui dietro – mi confida – non ne venderei nemmeno uno di questi qui”. Mi chiedo quale sia il significato di tutto questo il giorno in cui nonna Milena, alla tendopoli di Pianola, mi dice: “mio padre lo diceva sempre, quando arriva il Duemila, freddo, fame e sofferenza!”, e mi ritornano in mente le parole di Don Angelo nell’antica stanza papale. “Il terremoto è la domanda. Cristo è la risposta”.

Tra una messa privatissima nella vecchia residenza del Papa ed un’udienza con Don Maurizio, i rappresentanti della Chiesa Vaticana mi hanno preparata dicendomi che i familiari delle vittime, coloro che davvero hanno perso qualcuno insieme alle proprie case, sono i custodi della fede più forte di tutta la comunità. “Se si perde un caro la fede aumenta” ha esordito Don Stefano in via della Conciliazione, passeggiando lungo il marciapiede che segna la frontiera tra Roma e lo Stato più piccolo del mondo, col suo sorriso pieno e solare.

Eppure io l’ho conosciuto, un uomo che ha perso casa, moglie e figlia in un colpo solo. È giovane e ha gli occhi celesti, sorride con educazione se gli si sorride, risponde con gentilezza se gli si parla. Ma ha la morte nel cuore e tutto quello che gli è rimasto, dalla forza delle mani alla suola delle scarpe, ora lo mette al servizio degli altri, con una giacca presa in prestito dalla Protezione Civile.

E sono proprio loro, i volontari giunti in Abruzzo da tutto lo stivale, i veri eroi di questo dramma. Ora lo posso dire: gli angeli esistono, io li ho visti. E prima che possa darmi un pizzicotto sulla guancia per credere ai miei occhi, in questo ombelico d’Italia sta accadendo l’incredibile. Pensionati in divisa catarifrangente che passano le giornate arrampicati sulle tendopoli a sistemare cavi elettrici, ventenni iscritti a legge che lavano i bagni comuni due volte al giorno, militari che servono la colazione con dolcezza e commesse che confortano signore tristi. Giornalisti che fanno cabaret e comici che cucinano pasti caldi.


Quello che mi resta è il disegno di Valerio, due anni, sul quaderno. E poi immagini ed emozioni discordanti, insieme a tanta, tanta voglia di ritornare. Perché ci sono tante storie che ancora aspettano di essere raccontate piano, dal di dentro.
Per adesso, la mia comincia qui.
Partiamo.

 

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48 Comments

  1. Toccante.
    Tra tutti i reportage che ho letto questo è quello più veritiero, sincero e sentito.
    Non hai riportato la situazione, ma l’hai vissuta.

    Grazie

  2. Anonymous

    …sei una delle poche persone che è riuscita a colpirmi e a farmi provare qualcosa…complimenti!!!!!da Tony

  3. Alberto

    Davvero un bel reportage, leggerlo è un piacere. Peccato non aver trovato qualcosa del genere nei giornali-sciacalli.
    Molto interessante anche il parallelismo con la visita in Vaticano.
    Complimenti davvero:)

  4. Quello che ho letto è quello che vorrei leggere sui giornali tutti i giorni.
    Le situazioni, la gente che parla e non solo alcune bocche scelte ad hoc.
    Ho capito molto senza esserci stato.

  5. Certe cose non le leggi sui giornali. I giornali hanno un’altra funzione.
    Questo è un bellissimo, profondo, vissuto reportage che hai “toccato” con mano e con il cuore.
    Si legge, tra le righe, che hai dato e lasciato tanto in quei posti.
    Grazie per questa splendida lettura. Un abbraccio.

  6. Quello che hai scritto in questa prima parte( aspetto con interesse il seguito) dimostra come è possibile raccontare una difficile realtà con passione ma anche discrezione. Raccontando dal di dentro ma senza essere invadenti e inopportuni.
    Non cercando la notizia eclatante ma raccontando i particolari, le sfumature che fanno la differenza.

    Non tutti i giornalisti, anche quelli affermati che dovrebbero essere per noi dei maestri da cui imparare, si comportano così. Però, per fortuna, il buon giornalismo c’è ancora e questi reportage ne sono una prova.

  7. Grazie di cuore a tutti, il vostro sostegno è davvero importante! Queste storie non esistono senza di voi che le leggete 🙂
    Il resto del reportage e la fotogallery completa su Flickr arrivano…

    @Tony mi raccomando fallo leggere anche a mamma e nonna e a tutti quelli che lo vogliono leggere lì alla tendopoli… è il minimo dopo quello che mi avete dato 🙂

  8. DraGoN

    Le parole scritte con sentimento sono molto più che semplici aride righe, divengono capolavori, come già detto.
    Complimenti per le emozioni che sei riuscita a trasmettere ai lettori, perchè chiunque sia dotato di una coscienza non potrà che apprezzare, a prescindere da tutto il resto

  9. Non è che ci sia da aggiungere molto a quanto scritto sopra: si vede che il reportage è stato scritto da una persona che ha vissuto davvero sul posto…che ha vissuto tra le persone colpite dal terremoto…
    E il tutto, come ha giustamente sottolineato Gerardo, con discrezione.
    Brava Vale, non finisci più di sorprendermi…
    Un abbraccio,
    Simo

  10. alessandro

    complimenti vale,io ke ho potuto toccare con mano la situazione ho ritrovato nel tuo reportage tutti quegli elementi e quelle sfumature ke narrate con la schiettezza e la discrezione ke ti contraddistinguono riescono a rendere visibile agli occhi di tutti una realtà percepita da pochi

  11. Vi ringrazio tanto ragazzi!

    (Vi presento lo “studente di legge che lavava i bagni comuni due volte al giorno”, alessandro) 🙂

  12. Tasto...;-D

    Questo è quello di cui c’è bisogno. Qui c’è l’essenza del giornalismo, del reportage, della realtà che viene raccontata.

    Jacopo

  13. anche io ho avuto modo di conoscere degli amgeli, e uno di questi sei tu Vale. Grazie per aver donato te stessa.

  14. Wow.. un commento di Jacopo Reale sul mio blog!! Che emozione 😛

    oltre, anche se non ho capito chi sei ti ringrazio tanto 🙂

  15. Anonymous

    Complimenti mi hai fatto comuovere hai scritto un’articolo fantastico…pecchato che non ci hai inserito trai volontare però va be siamo sempre pronti a servire noi viva gli scout..

  16. Dopo tutti questi commenti mi sento un pò scontato a scrivere che hai fatto la differenza, perché sei riuscita ad entrare nelle storie e nelle vite degli abruzzesi in punta di piedi, senza far rumore! Appassionante e coinvolgente il tuo reportage, perché vissuto giorno per giorno, realmente!

  17. 🙂
    Mi sono sempre chiesto se dopo eventi straordinariamente tragici le parole che più rappresentano la reazione dopo il lutto iniziale siano “palingenesi,rinascimento,ricostruzione ” ed ecco che leggendo tra le righe di questo reportage è la parola “ritrovamento ” ad affiorare tra i miei pensieri …come se Valeria avesse ritrovato una parte di se vivendo quest’ esperienza in luoghi e tra persone alla riscoperta di se stessi …come se ci si riscoprisse diversi oltre una quotidianità acquisita e turbata ,come se forze misteriose e arcane riemergessero dentro le cose e le persone banalizzando il lato oscuro del vivere insieme …
    si ritrovano sensazioni ,credenze ,colori ,sapori ,si ritrova un passato e forse un futuro al di la delle tende ,dei politici ,delle lacrime ,della mancanza …si ritrova un desiderio di essere solidali ,forti, di sperare …
    ecco è una sensazione ampia di ritrovamento orizzontale e verticale che VAleria mi ha regalato con le sue parole e le sue foto dalle persone alle persone e il disegno diun bambino è la bella conclusione diu viaggio che riparte per chi è curioso degli altri e del mondo :-)) grazie Vale

  18. Patra

    Sei una grande persona. Il tuo stile, spontaneo, appassionante e appassionato rispecchia la tua grande propensione a raccontare gli altri e il mondo. Sarai una grande giornalista, anzi credo tu lo sia già. E’ un parere sincero il mio, mi è venuto spontaneo scriverti dopo aver letto il tuo post sul blog.
    Ti voglio bene gentilu!

  19. Big Foot

    Chi scrive questo reportage ha sicuramente intinto la propria penna in un inchiostro fatto di vita, di sensazioni, di umanità, di valori, di dolore, di forza di ricominciare. Le parole riportano direttamente a luoghi e immagini, e traspare la verità sui fatti e sulle persone che hanno vissuto, e che ancora vivono e vivranno il terremoto con tutte le sue conseguenze.
    Grazie per aver fatto vera informazione.

    FL

  20. Ammiro il coraggio e la determinazione che ti ha portato in Abruzzo!! Brava davvero…

  21. vale ho i brividi…e davvero poche parole. se ne sono sprecate tante x questa tragedia, tu hai saputo calibrarle e caricarle di forza, la stessa forza che gli abruzzesi stanno mettendo, in silenzio e con dignità, per ricostruirsi una vita.

    silvia

  22. «Temevo per quando avessi sentito le scosse di assestamento che ogni giorno accrescono la frustrazione della gente, ma mi ha sconvolto ancor di più sentire i brividi lungo la schiena ad ogni sorriso dei clown». E’ un’immagine dai mille echi, che suscita pensieri, che vibra di emozione. E’ un’immagine intensa che richiama la potenza del terremoto, la sua ostinatezza, la sua persistenza oltre il dramma, oltre il dolore già causato. E poi c’è “quel brivido dietro la schiena” che sconvolge, così come l’arcobaleno in un giorno di tempesta primaverile. Così come un sorriso. Quello del clown. Un sorriso che rappresenta speranza, positività, energia, fiducia. Un sorriso che, proprio come quell’arcobaleno in quel giorno di tempesta, è in grado di penetrare il grigiore del cielo per colorarlo di vita.

    Valeria, sono immagini intense quelle che rievochi nel tuo reportage. Parole che nascono da una profonda empatia, dalla condivisione di vita, dalla tua capacità di essere stata parte, fin dal primo momento, del destino di genitori e figli, di nonni e nipoti, di studenti e volontari. Di tutte le splendide persone che hai incontrato nel tuo viaggio. Così come quell’uomo “che ha perso casa, moglie e figlia in un colpo solo (…). Che ha la morte nel cuore e tutto quello che gli è rimasto, dalla forza delle mani alla suola delle scarpe, ora lo mette al servizio degli altri, con una giacca presa in prestito dalla Protezione Civile”.

    Valeria, il tuo reportage mi riporta alle parole del grande Ryszard Kapuscinski, un reporter speciale, un Grande Uomo:

    «Il vero giornalismo è quello intenzionale, vale a dire quello che si dà uno scopo e che mira a produrre una qualche forma di cambiamento. Non c’è altro giornalismo possibile. Parlo ovviamente di buon giornalismo. Se leggete gli scritti dei migliori giornalisti, vedrete che si tratta sempre di giornalismo intenzionale. Stanno lottando per qualcosa. Raccontano per raggiungere, per ottenere qualcosa».

    Vincenzo

  23. Grande Valeria

    Ho visto con i tuoi occhi quello che hai vissuto le tue emozioni , le tue sensazioni , ero lì con tè presente ,potevo toccare con mano la dura realtà di quella Gente .
    Sei grande sono fiero di esserti amico un bacione grande e un forte abbraccio ciao bellissima

  24. Anonymous

    cara Kindlerya,
    leggendo con attenzione il tuo bel articolo, mi sono immediatamente affiorate im mente le immagini dell’intensa esperienza vissuta nella tendopoli di Pianola. Ricordi forti ed emozionanti che hanno fatto di questa “avventura” un’importante esperienza di vita. Tu ci hai definito ANGELI ma io penso, in fondo, che siamo solo persone un pò più fortunate che di fronte a un evento simile, con un bagno di sincera umiltà, hanno anteposto a tutto e tutti se stessi nell’aiutare il prossimo. Vedi cara Kindlerya io penso che se è vero che esistono degli angeli questi sono proprio Loro, Zio carmine, Gabriella, Maria Chiara, Stefano, Valeria, Valentina e tutte quelle persone che in un così labile istante si sono visti crollare tutti gli ideali di una vita: famiglia, casa e lavoro. Non posso non dimenticare quando la mattina alle 6.30 entravo nella mensa e in fondo appartati vedevo alcuni abitanti di pianola piangere, oppure quando qualuno timidamente si avvicinava a me e sussurava, quasi con vergogna, mi dai un pezzo di pane che lo mangio dopo in tenda, o ancora ,quando siamo partiti, delle lacrime di quegli occhi terrorizzati, no! non lo posso dimenticare e infine, non posso dimenticare una coppia di giovani giornalisti, forse ancora ancora alle prime armi, che con estremo tatto e con profondo rispetto, non hanno cercato lo scoop, ma cordialmente ed intensamente hanno condiviso con noi un importante capitolo di questa esperienza.

    da: il ragazzo che serviva la colazione con dolcezza

    angelo( di nome s’intende)

  25. grazie a tutti 🙂

    leon il successo più grande per me è avervi fatto sentire lì, anche se siete rimasti a casa. Non guardate la tv!

    ciao un bacione a te e alla tua fantastica figlia

  26. Grazie Angelo (di nome e di fatto), hai ragione, è impossibile dimenticare un’esperienza così forte. E’ per questo che ho deciso di imprimerla per sempre: ricordare è nostro dovere…

  27. Anonymous

    Vale, penso che solo un animo come il tuo possa percepire e vivere così a fondo quella che è la realtà che sta vivendo questa parte della nostra Italia. Questo unito al tuo modo di scrivere, semplice, e che trasmette allo stesso tempo le stesse sensazioni e emozioni che si vivono lì in Abruzzo.
    Quello che volevi trasmettere con le parole riusciamo a percepirlo chiaramente noi che leggiamo, grazie al fatto che hai vissuto quella realtà, così triste e così speciale insieme.
    E’ davvero bello potere leggere e scoprire anche grazie alle tue parole che esiste ancora una realtà fatta di forte solidarietà e di amore verso le altre persone.
    La realtà in cui, messo da parte il dolore e trasformatolo in azione concreta verso il prossimo, si va avanti per riscostruire. Partendo da zero.

    Grazie Vale,un bacio. Tania

  28. Ho letto con attenzione il tuo reportage….. molto intenso ed emozionante, sono esperienze che ci segnato per tutta la vita. Noi, partiti come giornalisti, tu dalla Sardegna, io dalla Calabria, finiti a mettere da parte la telecamera. Non riuscire a scrivere nulla in 6 giorni, partire con il rimpianto di aver lasciato un pezzo di noi in quella tendopoli.Vivere il campo, piangere nel viaggio di ritorno, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga, noi calabresi siamo molto orgogliosi.
    dormire in macchina,mangiare con loro, ascoltarli…Non cinici giornalisti, ma uomini.

    Angelo

    hai ragione, siamo ancora alle prime armi, almeno io, Valeria ha molta più esperienza….é più vecchia…. e non siamo partiti per cercare lo scoop.

    Abbiamo deciso di dormire in macchina, per non chiedere una tenda che poteva servire a loro, e non a noi. Dormire in mezzo al fango e al letame.

    Io ero li, con te Valeria, con te Angelo e spero che attraverso i nostri occhi le persone possano comprendere la realtà di una terra ferita sopratutto da uno spropositato sciacallagio televisivo….

    Mi mancate tutti, mi mancano i bambini che quasi lacrimanti mi chiedevano la cioccolata. Le ragazze che divertite mangiavano i miei lecca lecca….
    Mi manca la macchina adibita a camera da letto e sala pranzo….Mi manca il caldio caldo.

    Non vi dimenticherò….

    Un bacione, ferdy

  29. Anonymous

    ottimo esempio di lavoro sul campo…che è quello che fa di chi scrive un giornalista…
    http://giovannidepaola.nova100.ilsole24ore.com/

  30. Anonymous

    Uno inizia a leggere… titolo:”…l’Abruzzo un mese dopo” e si aspetta notizie, dati, riferimenti, flash-back di fatti simili… si aspetta ciò che offre il mercato dell’informazione: un notiziario, una rubrica di notizie spicciole… ma poi continua a leggere… Cavoli ma cos’è questo? Quelle parole, quei gesti, quelle immagini raffigurate cominciano a intaccare l’impassibilità. Il corpo soffre leggeri tremori involontari, eppure non fa freddo, i sentimenti affiorano piano piano e prendono il sopravvento… Finisco di leggere… Sì, partiamo, ci vediamo in Piazza d’Armi. Cavoli giornalista ma chi sei? Io non ti conosco!!! Hai placato i miei tremiti, hai colmato il vuoto… dell’informazione!!

    Un’ammiratrice da Madrid

  31. ciao cara sei grande….bellissimo quello che hai scritto, le tue sensazioni,….ti capsico bene…bisogna stare li per rendersi conto di tutto…è meraviglioso quello che sta accadendo…speriamo bene …e speriamo di reincontrarci un giorno…
    MARIELLA

  32. Jessica

    Come ti ho detto, nonostante lo avessi già letto non ero riuscita a fare nessun commento, perchè ogni frase sarebbe stata banale: brava, complimenti…
    L’unica cosa che mi sento di dirti è che hai usato le parole come pennellate di colore, dipingendo un quadro a tinte forti, frasi che restituiscono al lettore la realtà meglio di qualunque foto.

  33. Molto bello e molto ben scritto, giornalismo sul campo ma con una certa tendenza al letterario.

    In particolare mi ha colpito questo paragrafo. “Che in Abruzzo la natura non la puoi controllare te ne accorgi subito: che sia la prima o l’ennesima volta, vieni accolto da un paesaggio mozzafiato, fatto dalle salite e le discese di una terra che si muove anche da ferma. Dinamica e imprevedibile come le onde dell’oceano. Il freddo lo vedi dal cielo ancor prima di sentirlo sulla pelle, perché avvolge le valli ed i borghi in un modo in cui solo qui riesce a fare.”

  34. Brava! :-***

  35. Ammiro il tuo impegno e i tuoi lavori!continua cosi!!
    ci vediamo al G8!!;-)
    Giovanna

  36. Anonymous

    Valeria, your words here are so powerful that they break any language barrier i might have experienced… the experience, the reality seems to be wrapped up so well in the phrases, expresions you use… thanks for giving me – who is miles and miles away-the opportunity to feel as close as possible to that reality and those people challenged by fate…
    Thank you.
    ~Elena G.

  37. Grazie ancora a voi che rendete tutto questo possibile e sensato! 🙂

    Vorrei tradurre in italiano il commento della mia amica lituana Elena, che capisce perfettamente l’italiano ma ha preferito scrivermi nella lingua che conosce meglio. Thank you Elena!

    Valeria, le tue parole sono così potenti che rompono ogni barriera linguistica che potrei aver sperimentato… quell’esperienza, quella realtà sembra essere avvolta così bene dalle frasi, dalle espressioni che usi… grazie per aver dato a me – che mi trovo a miglia e miglia di distanza – la possibilità di sentirmi il più possibile vicina a quella realtà e a quelle persone sfidate dalla sorte…
    Grazie.

  38. Voglio condividere con tutti voi la mail di un mio amico di New York, perchè mi ha toccata veramente tanto e merita di essere letto da tutti (sotto, per chi non capisce l’inglese, ho tradotto in italiano):

    They say a picture is worth a thousand words. It certainly rings true with the photos you’ve taken. I very much appreciate the serenity of these photos in capturing the human response to a great tragedy. And so it is, on the road to recovery. From these photos I can tell they will recover just fine because there’s unity and community and a clown…
    It brings me great comfort to see this universality that exist in us all. I mean the way we bond together in tragedies, like with the recent earthquake in China, the Tsunami of 04, terrorist attacks…etc, society does not break down. We take the role of our heros. I see heros who’ll lead, heros who’ll take orders, heros who’ll keep calm and bring a smile to others, and heros who’ll go out there with her camera to document this phenomena. Thank you very much for putting your talents to work Valeria!
    For another compliment goes to you for the discussion your work has generated on your commenti page. With big smiles I say ‘GOOD JOB’
    I understand there’s a larger point to your articles. The government factor… I hope there’ll be more ears listening.

    p.s. google translation is not great… but it works…

    “Si dice che una foto vale più di mille parole. Suona proprio vero per le foto che hai scattato tu. Apprezzo davvero molto la serenità con cui queste foto hanno catturato la risposta umana ad una grande tragedia. Ed è proprio così, sulla strada per il recupero. Da queste foto mi viene da pensare che si riprenderanno bene perché c’è unità e comunità, ed un clown …
    Mi dà grande conforto vedere questa universalità che esiste in tutti noi. Mi riferisco al modo in cui ci leghiamo insieme nelle tragedie, come per il recente terremoto in Cina, lo tsunami del 2004, gli attentati terroristici, eccetera, la società non crolla. Prendiamo il ruolo dei nostri eroi. Vedo eroi che coordineranno, eroi che prenderanno ordini, eroi che infonderanno calma portando un sorriso agli altri, ed eroi che andranno lì con la loro macchina fotografica per documentare questo fenomeno. Grazie per aver messo in moto il tuo talento Valeria!
    E un altro complimento per la discussione che il tuo lavoro ha generato sulla pagina dei commenti. Con grandi sorrisi ti dico ‘OTTIMO LAVORO’
    E poi ho capito che nel tuo articolo c’è una prospettiva ancora più ampia di quanto sembri a prima vista. Il fattore del governo… Spero ci saranno più orecchie in ascolto.

    p.s. la traduzione di google translate non è il massimo… ma funziona…”

  39. La capacità di farsi stupire dalla realtà, al di là di quello che si pensa di trovare. Questo è quello che di meraviglioso emerge dal tuo pezzo. Pensavi di trovare una realtà e ne hai scoperto un’altra, molteplice, sfaccettata. Pensavi di piangere e non l’hai fatto. Quando c’è bisogno d’aiuto il pianto, come diceva Ribera, è “affar di chi può e del fango”.
    E io ho visto molte persone piangere e poche prendere una penna in mano e scrivere, come hai fatto tu.
    Il giornalista è chi descrive?
    Sicuramente quando descrive gli uomini e il loro dolore lo è. E tu, lo deduco da quello che hai scritto, sei stata con loro e li hai aiutati. Hai condiviso con loro parte del loro dramma, insomma sei stata una di loro.
    Complimenti!
    Piera

  40. Ciao bella!
    Leggere il tuo reportage mi ha commosso, la capacita di raccontare questo dramma descrivendo la tua avventura è fantastica, quello che hai scritto fa pensare, BRAVA!!! Ti auguro tutto il bene di questo mondo!

  41. Hola, grazie del complimento nel mio blog d’informazione 🙂
    Oltre ad esso ti invito a visitare il mio blog di foto:
    danxfotoblog.blogspot.com in cui vi sono diversi link di siti amici e non, potremmo fare uno scambio.
    Daniele

  42. Che i giovani sentano la mancanza dei libri è davvero sorprendente. Questa cosa mi ha proprio colpito.

  43. Grazie per le bellissime parole che rivolgi a noi Aquilani e grazie per il tuo aiuto e per avermi fatta partecipe del tuo reportage. Scrivi molto bene.E sei riuscita a penetrare a fondo l’entità di noi Aquilani.
    A proposito del campo di Pianola, voglio raccontarti una cosa. Devi sapere che io e mio marito avevamo un’attività di restauro all’interno della quale svolgevamo anche una bottega scuola(Dico avevamo ché ora tutto è andato perso sotto le macerie. Casa e bottega) Son passati tanti ragazzi da noi, Italiani e stranieri. Da tempo avevamo Giovanni, un ragazzo romeno di 22 anni, marito e padre di uno splendido bambino che ha compiuto due anni proprio il giorno del tremendo sisma. La moglie ha scoperto da poco di essere di nuovo incinta.I due ragazzi sono davvero bravissime persone, di quelle alle quali affideresti la tua vita. Giovanni ha deciso di restare a L’Aquila perché sente dentro di sé di aver mutuato quell’orgoglio aquilano del quale tu parli. Vuole ricostruire la sua vita e la nostra città con noi. E Giovanni si dà da fare, aiutando tutti. Ora, sai, mi dice, e non metto in dubbio le sue parole, che la PC del campo di Pianola, dove lui e la sua famiglia sono ospiti, discrimina gli stranieri. Mi dice addirittura che distribuiscono il cibo per i bimbi in misura diversa: di più e migliore per gli Italiani, scarso e peggiore per gli stranieri.E mi dice che i volontari riservano agli stranieri un atteggiamento diverso da quello rivolto agli Aquilani.Mostrano arroganza. Intendo andare a verificare e ad arrabbiarmi, se sarà il caso. Ma, ripeto, non dubito delle parole di Giovanni che, ti garantisco, è di gran lunga migliore di molti ragazzi italiani per senso del dovere, del sacrificio, per affidabilità e nobiltà di sentimenti.Anche questa è una storia che va raccontata.
    Un’altra piccola nota, prima di concludere. I volontari hanno fatto una grande opera, ma non credi che ora, passata la prima emergenza, potrebbero investire gli “ospiti” aquilani di qualche incarico, per farli sentire utili e non gestiti ad oltranza? Non credi che potrebbero limitarsi ad un’opera di coordinamento? Quelle persone che sono nei campi, fino ad un mese fa, avevano case che mandavano avanti, quelle donne cucinavano,pulivano, quegli uomini e quelle donne erano operai, artigiani, professionisti. Forse, per avere una parvenza di vita normale, si dovrebbe evitare di farli sentire inutili. Si dovrebbe evitare di farli ciondolare tutto il giorno in attesa solo del pranzo e della cena. Avrai notato quei volti assenti e disperati. Questo nasce, a questo punto, dal sentirsi inutili.Solo attivandosi si può reagire. E questo gli Aquilani lo sanno bene.Esautorarli non è un bene, per nessuno. Gli angeli, ad un certo punto, dovrebbero farsi da parte.Spero che queste mie parole possano essere uno spunto di riflessione e, perché no,uno spunto di scrittura.
    Un caro saluto.
    Anna

  44. grazie a tutti!

    @Anna ricevere un tuo commento per me è un onore e le tue parole sono certamente uno spunto di riflessione.

    Io al campo di Pianola ci ho vissuto notte e giorno per una settimana intera (salvo qualche giro all’Aquila e negli altri paesi del circondario) e gli stranieri non mi sono affatto sembrati discriminati, anzi. Sabah e Rafe sono due fratellini albanesi, ad esempio, con cui ho condiviso interi pomeriggi insieme a scout e clown e mi sono sembrati integratissimi e trattati con estremo rispetto da tutti.

    In ogni caso non voglio contraddire a priori quello che dice Giovanni, non metto in dubbio che le sue fonti siano precise, anche se forse bisognerebbe chiedersi quanto, in una situazione così delicata, sia facile sentirsi maltrattati.

    Io so che da poco qualcuno è entrato in una tenda a rubare, lì a Pianola. Non so chi sia stato e non so nemmeno se si sia scoperto, però può essere che dopo questo episodio si sia cominciato a guardare storto proprio gli stranieri. Ma che razionino il cibo ai bambini stranieri e che con loro i volontari siano (tutti per giunta) arroganti, mi sembra strano – anche perchè mi è capitato di notare personalmente che le razioni di cibo non sono mai uguali, a volte anche molto sproporzionate, tra i bambini abruzzesi. Dipende dalla persona che in quel momento riempie i piatti, non credi?

    In ogni caso l’unica cosa da fare è andare a controllare di persona, quindi se lo fai scrivine ed io lo verrò a sapere senz’altro, dato che leggo sempre il tuo blog.

    Per quanto riguarda l’opera di coordinamento sono perfettamente d’accordo con te, ed è la stessa cosa che ho pensato lì ogni giorno. A differenza di come può essere all’Aquila, però, a Pianola tutti gli uomini vanno a lavorare tutti i giorni. La maggior parte degli “ospiti tra virgolette” – come li chiami giustamente tu – del campo di Pianola, sono bambini, e anziani che non hanno più nè la forza nè la voglia di far niente. Questa, almeno è stata la mia impressione. Certo è che per un ente come la Protezione Civile, fortemente gerarchizzato e operativo, è più facile fare e “comandare” che fidarsi e monitorare.
    Più o meno come le mamme italiane per antonomasia, che creano maschi viziati e pigri perchè preferiscono far da sè meglio e più in fretta…

  45. Ornella

    E’ la prima volta che capito nel tuo blog, ma dopo aver letto questo reportage penso che tornerò spesso a trovarti, mi hai regalato un’emozione fortissima! Grazie

  46. che bel modo di scrivere, leggendo mi è sembrato di stare lì, continuerò a seguire il tuo blog

  47. @Ornella
    @Valentino

    grazie 🙂

  48. Brava Valeria,
    ero certo di far bene a leggere il tuo blog ed infatti ne sono assai felice. E’ il primo tuo reportage che leggo ma mi appresto a leggere anche gli altri perchè scrivi con il cuore, non solo con la penna. Il genere di scrittura che piace a me. Un abbraccio, Max.

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