Dall’esercito Usa con furore, i nuovi disertori per la pace

6 01 09 by

Raffella Scaglietta ha raccolto una bella testimonianza per L’Espresso. In questo momento particolare di guerra, in cui centinaia di civili – tra cui moltissimi bambini – vengono uccisi, abbiamo più bisogno di speranza che mai. L’utopia di una nuova coscienza pacifica che nasce all’interno di chi fa la guerra è sempre più reale, e i ragazzi americani che disertano sono sempre più numerosi e rumorosi.

Come quelli della base di Vicenza, che si sono uniti ai comitati contro la guerra e per i quali stanno nascendo centri di assistenza e di sostegno, da parte dei cittadini vicentini. Una di queste storie è quella di Russel Hoitt, giovanissimo, che ha vissuto l’atrocità della guerra e ha detto basta. Ragazzi pieni di speranze che hanno sposato la causa antiterroristica dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, ma che poi hanno capito che si tratta di cause di facciata e che i veri obiettivi sono economici.

[…] Condividere i dubbi, significa rischiare minacce e punizioni. Abbandonare l’esercito vuol dire perdere tanti soldi e finire in cella per diserzione. Solo chi può certificare problemi mentali o malattie gravi ottiene l’esonero. Oppure bisogna dimostrare l’obiezione di coscienza: provare che sono maturate convinzioni religiose contro l’uso delle armi. Ma il 90 per cento viene bocciato. Russel quindi ha scelto l’unica via di fuga concreta: ha mantenuto il silenzio. Poi, quando è riuscito a ottenere una licenza negli Usa, si è presentato dicendo che rifiutava di partire in missione perchè non condivideva più quel tipo di guerra. L’unica strada legale per evitare l’arresto immediato. […]

Qui sotto c’è il link ad un’altra intervista a Russel Hoitt, il disertore americano ormai piuttosto conosciuto in Italia per il messaggio di speranza che porta con sè.

 

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