Community funded reporting: la nuova frontiera del fare reportage

26 12 08 by

Il padre di questo nuovo modo di fare giornalismo si chiama David Cohn, un ragazzo californiano che ha cominciato la sua carriera giornalistica scrivendo per Wired. Interessatosi alla tecnologia e a tutto ciò che riguarda il web 2.0, ha realizzato che le diverse dinamiche che stava seguendo potevano – e anzi, dovevano – essere applicate al nobile scopo del giornalismo di qualità.

Di conseguenza, ha cominciato a collaborare come blogger con alcuni pionieri del “citizen journalism”, come Jay Rosen, Jeff Jarvis e Jeff Howe, che ha coniato la parola “crowdsourcing,” per indicare la nuova pratica del giornalismo “open source”.

Molto affascinato dalle dinamiche del giornalismo “dal basso”, ha fondato Spot.us, un progetto senza scopi di lucro del “Center for Media Change“. Spot.us è il primo progetto di “reportage fondato sulla comunità”: attraverso questo sito web, infatti, i singoli cittadini donano dei soldi direttamente ai giornalisti perchè indaghino su uno specifico argomento, importante e ancora sconosciuto – magari censurato.

Tutte le donazioni possono essere scaricate dalle tasse e se, una volta pubblicato, il reportage o l’inchiesta vengono comprati da qualche agenzia di stampa o da altri media più “forti”, vengono persino rimborsate. Altrimenti, tutti i contenuti vengono resi disponibili a tutti attraverso la licenza Creative Commons.

Andate a leggere le storie che Spot.us sta raccontando, alcune coperte completamente dai fondi delle persone, altre in attesa di essere “sponsorizzate” ancora.
Niente male eh?

Immaginate un po’ quanti anni luce dista questa realtà dal sistema dei media in Italia…

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