Internazionale a Ferrara #7: Le cinque regole del viaggiatore

11 12 08 by

Semplici modi di divertirsi e comportamenti innocenti in vacanza possono risultare molto dannosi e avere pessime ripercussioni sull’ambiente. Così è cominciata la riflessione di Leo Hickman, giornalista britannico del Guardian specializzato sul tema dell’ambiente, per spiegare quanto sia fondamentale, oggi, essere consapevoli sullo stato di salute dell’ambiente in relazione ai nostri stili di vita in vacanza. Non sono solo i governi a poter risolvere il problema, dice, ma anche il singolo può e deve fare la differenza – motivo per cui, coerentemente con le proprie convinzioni, ha impiegato un giorno e due notti per arrivare da Londra in treno, per ripartire la sera stessa.
Leo Hickman ha condotto un’indagine approfondita per tutto il 2006, che ha dato origine al suo libro “Ultima Chiamata”: un’analisi delle condizioni dell’ambiente in dodici mete turistiche tra le più frequentate al mondo. Un quadro della situazione poco rassicurante, in cui ci si rende conto che anche il turismo è diventato in realtà uno sfrenato “consumo di vacanze“, soprattutto negli ultimi dieci anni, con l’avvento dei voli low cost.

Che siano settimane bianche, zaini in spalla, spiagge o crociere, ci sono cinque punti cruciali a cui dobbiamo dobbiamo prestare attenzione prima di fare le nostre più semplici scelte. Così facendo daremo l’imput ad un turismo più benevolo che non abbia un cattivo impatto sulla società, la cultura e gli abitanti delle località dove andiamo.
Il problema numero uno è quello del volo e dell’inquinamento atmosferico. Se nel 1971 volavano circa 170 milioni di persone all’anno, nel 2007 lo hanno fatto in 840 milioni. In questo lasso di tempo, durante il quale c’è stata una vera e propria democratizzazione dei viaggi, hanno fatto la differenza paesi come la Cina e l’India, protagoniste di un enorme progresso economico e tecnologico che ha incrementato il loro turismo in entrata e in uscita.
Secondo le previsioni dell’ONU entro il 2020 i passeggeri di aeromobili saranno un miliardo e seicento milioni, una cifra che andrà sempre aumentando. Tutto questo è molto positivo per la società e le uguali possibilità che per tutti, ma vi è un impatto catastrofico sull’ambiente: un aereo inquina dieci volte più di un treno, scaricando un inquinamento ad alte quote che è due volte maggiore rispetto a quello che percepiamo a terra. L’esaurimento del petrolio è potenzialmente una buona notizia in questo senso, ma gli studiosi dicono che non ci sarà un’alternativa proponibile almeno per i prossimi trent’anni.

Il secondo punto cruciale è quello dell’acqua. Un turista utilizza una quantità d’acqua sette volte maggiore rispetto ad un abitante del luogo. Ci sono zone costiere del Mediterraneo, ad esempio, come Granada in Spagna, che soffrono molto di questo problema e stanno subendo una vera e propria desertificazione. D’altro canto, le zone di montagna che rappresentano mete turistiche per gli sciatori sfruttano tutta l’acqua della zona, sottraendola agli abitanti e agli agricoltori, per sparare la neve artificiale sulle piste. Solo in Francia i cannoni sparaneve sfruttano tutta l’acqua che utilizza un paesino francese di 170 mila abitanti, per puro divertimento dei turisti.

Il terzo problema è relativo all’economia. Nel mondo un lavoratore su undici appartiene al settore del turismo, e spesso si tratta di persone estremamente sottopagate rispetto al lusso dei resort in cui lavorano. Nei paesi in via di sviluppo vi è una diseguaglianza abissale tra i gestori ed i lavoratori, e risulta che solo 1/5 dei soldi del turista va realmente a finire nel luogo in cui egli passa le vacanze, facendo salti dai villaggi a New York, dove stanno in realtà i proprietari: sul posto restano le briciole.

Il quarto punto è quello di cui già si parla molto, ed è quello relativo ai consumi, all’elettricità, l’energia, i carburanti, ecc. Infine, il quinto problema, che non viene ancora preso molto sul serio, riguarda il comportamento del turista negli altri paesi, la mentalità per cui si tende a comportarsi peggio di come ci si comporta in casa propria – bere più alcool, sfruttare la prostituzione, non seguire le principali norme sociali, ecc. – dimenticandosi che si è ospiti a casa d’altri e che bisogna reimparare il rispetto dell’Altro.

La soluzione? Il dialogo. La responsabilità di questi errori madornali nella gestione del turismo non la hanno solo i turisti, ma anche i gestori dei luoghi turistici e gli abitanti della zona. Si tratta di un dialogo mancato tra le tre parti, che porta i turisti a viaggiare in luoghi tutti uguali, con hotel identici e viaggi tutti simili, dimenticando il significato di identità e rispetto. Leo Hickman consiglia comunque di viaggiare per terra o per mare, di soggiornare in famiglie anzichè negli hotel, cosicchè i soldi che spendiamo realmente restano per il 100% sul posto, in cambio di una vera full immersion nella diversa cultura. E’ possibile indirizzare un cambiamento partendo proprio dalle reali esigenze di ognuno, con la consapevolezza che a sfruttare il pianeta per il nostro svago, chi ci perde siamo sempre noi.

 

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3 Comments

  1. Veramente interessante, il tema del consumo eccessivo dell’acqua da parte dei turisti non mi era mai passato per la mente.

  2. Già, purtroppo è un “dettaglio” che passa molto inosservato…

  3. Ho letto il tuo blog e mi piace molto.
    Volevo semplicemente farti i complimenti per la tua energia!
    Aurore
    http://www.auroremartignoni.blogspot.com

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