Vocabolario creativo: Xenofobia

15 10 08 by

(odio, avversione per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero)

  

 

  

L’amavo, la mia terra. L’amavo con tutti i suoi difetti, la sua sfacciataggine, la sua corruzione. L’amavo persino con la sua miseria, quella che alla sera cala ricoprendo ogni cosa come un lurido velo di colpe, dopo il giorno vociante e luminoso. L’amavo, e ho dovuto lasciarla. Ho dovuto, sì, perché dovevo dare un futuro alla donna della mia vita, e alla vita che aveva in grembo.

Non è stato facile fare una scelta del genere allora, erano tempi duri. Crescevano paura e razzismo, e la gente cominciava a camminare con sguardo sospettoso e a dormire con le chiavi di casa inserite nella toppa. Da lontano mi arrivavano le voci, le cattive notizie. Mi raccontavano delle bandiere e delle sette, della violenza e dei manganelli.

Venivano varate leggi speciali, si diceva, e pareva che il governo facesse una propaganda sottile e continua per dipingere gli immigrati come pericolosi parassiti, specialmente quelli provenienti dalla mia terra – perché si raggruppavano in piccole comunità e cercavano di conservare l’identità attraverso le tradizioni di famiglia ed i racconti, attraverso la cucina e la musica.

Impiegammo sette mesi e dodici giorni ad arrivare, tra navi, treni e stenti. Ed ora eccoci qui, sopravvissuti e giunti in questa terra contraddittoria e bella.
Quanti colori, suoni, sapori e profumi.
Per fortuna che c’erano i monumenti, i gesti ed i dialetti, per capire che ci trovavamo in Italia. Perché il Paese reale, quello della gente, dei sorrisi e della cortesia, non assomigliava affatto all’inferno disegnato sui giornali.

Ad ogni modo ora sono qui, ragazzi. Mi fa piacere che siate curiosi sulle mie origini, ma dobbiamo tornare al lavoro. Aprite il libro a pagina centosettantuno e cominciamo il nuovo argomento di storia per questa settimana, “La terza guerra mondiale”. Nina, comincia tu a leggere…



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2 Comments

  1. Il finale mi ha gelato!

  2. Era il mio scopo 😉

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