Lasciarti, Firenze

15 08 08 by

Aghi di pino nel parco, torri e palazzi dai nomi importanti, libri a cielo aperto, fantasia viva e crepuscoli sgargianti. Questo eri per me. Un soffio di cultura tra i capelli al vento, una vertigine di luce nel passeggiar sul fiume, una carezza dalla Storia nell’ascoltar la notte, eri.
Con te, da sola, ho scoperto la mia identità, la mia conoscenza e la mia indipendenza, la mia vita di ventenne. Il mio mondo fuori dalla stanza in cui una sera ho nascosto il mio sogno.
Con te ho capito che cos’è l’amore, chi ti può insegnar qualcosa, cosa vuol dire amico, che faccia fa un nemico quando ancora non l’hai riconosciuto. Per te sola ho lasciato tutto, ciò che avevo e ciò che amavo e – senza saperlo – per sempre.

I vicoli e le biciclette, i piccioni e i loro tetti, i miei sogni nei cassetti. Con te, da sola, ho rincontrato la solitudine. Una signora che, da quando l’avevo conosciuta la prima volta, nella mia infanzia, era invecchiata e appesantita. Eppure aveva lo stesso sguardo, lo stesso nome, la stessa veste scura e lo stesso profumo nauseabondo. Ma questa volta era diversa. O forse no, ero io che ero diversa. Con te, questa signora dagli occhi sinistri non poteva uccidermi. Ogni volta che bussava alla mia porta io tenevo il mio amuleto in mano, e con la forza della volontà l’ho resa docile. Le ho offerto un tè, l’ho fatta accomodare, le ho raccontato la mia vita e lei l’ha ascoltata in silenzio.

Con te, da sola, ho imparato le mie parole nuove e nuovi modi di concepire la mia vita, la mia lingua, la mia terra, persino la mia ambizione. Mi hai insegnato cosa viene prima della carriera e le priorità della vita, mi hai mostrato che colori ha l’arcobaleno in un luogo diverso dal mio, mi hai presentato i volti degli individui che viaggiavano con me in quella dissennata e sacra ricerca della propria piccola fetta di futuro.
Mi hai indicato la strada, lieve e gentile come una piuma, sin da quando ti ho vista per la prima volta, e fino al momento in cui ti ho lasciata. È vero, ti ho lasciata. Ti ho lasciata ad occhi chiusi perché fosse meno pesante il mio dolore, non ti ho neanche salutata perché fosse un inganno il nostro addio.

I nostri posti segreti adesso saranno di altri, le nostre passeggiate solo ricordi sfumati, disegni ad acquerello, specchi sbiaditi della mia essenza. È con te che sono diventata una donna, se è questo quello che sono. Ho dovuto lasciarti, Firenze. Lasciare te con tutti i tuoi grandi artisti del passato, te con tutti i grandi maestri del presente, lasciare te, con le tue belle vie e i tuoi sguardi acuti, la tua neve a marzo e il tuo fuoco a settembre. I tuoi spazi minimi, i tuoi tempi dilatati, le scarpe sul ciglio delle tue stradine, i tuoi autobus numero ventitré.
Perdonami, ho dovuto. Perché il tempo è passato, e tu hai voluto seguirlo.

 

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2 Comments

  1. bel testo, quasi letterario

  2. Non pensavo che Firenze potesse lasciare pensieri così belli 🙂

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