L’Ossezia del Nord non esiste. O forse sì

26 07 08 by

Nell’era dell’informazione globalizzata, fatta di flussi di notizie – sempre le stesse – che vanno e vengono su quasi tutto il pianeta, la parte di mondo realmente illuminata dai riflettori dell’agenda setting è molto, molto ristretta. Così ristretta da riuscire a manipolare la nostra visione della realtà – e della geografia – convincendoci che i fatti rilevanti avvengono in una minima percentuale di Stati, e che quindi la restante fetta di Terra non esista.

Ecco perché poi, quando ad un tratto veniamo in contatto con persone, luoghi o culture di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza, accade un fatto straordinario. Re-impariamo a conoscere, qualcosa di molto diverso dall’essere informati. E’ ciò che mi è successo ieri sera al Festival Internazionale del Folklore, al quale ha partecipato, tra gli altri, anche il gruppo folkloristico dell’Ossezia del Nord.

Cosa sappiamo di questo Stato caucasico, chiamato anche Alania, che politicamente fa parte della Federazione Russa? Forse nemmeno il nome, dato che il mio plug-in di Firefox per il controllo automatico dell’ortografia lo segna come errore. Eppure non è un errore. Ieri sera, al chiaro di luna e in un meraviglioso contesto di interculturalità, ho conosciuto gli osseti e le loro fenomenali danze tradizionali, le loro musiche, i loro abiti.

Nessuno parla degli osseti. Nessuno ci racconta chi sono, cosa succede in casa loro. E perché mai? Forse perché laggiù non succede mai assolutamente niente? Probabilmente questo è ciò che vogliono farci credere, ma non è così.
A conti fatti, l’unica notizia recentemente presa almeno in considerazione dalla “stampa internazionale” – il nome con cui l’apparato pseudo-informativo dell’Occid
ente industrializzato si autoproclama – è stata la tragedia della scuola elementare di Beslan nel 2004.

Il primo settembre, il primo giorno di scuola per il nuovo anno, un gruppo di terroristi legati alla guerriglia cecena fecero irruzione e sequestrarono 1128 persone, tra cui ovviamente anche molti bambini. In riscatto chiesero il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia, l’indipendenza della repubblica caucasica e la liberazione di alcuni prigionieri. Quello che seguì fu un vero e proprio eccidio: le truppe inviate da Mosca si preoccuparono immediatamente di far fuori i terroristi, ma non avevano nessuna intenzione di salvare gli ostaggi. Con un cinismo che rasenta la crudeltà più orrenda, tra esplosioni, fucilate e bombe rasero al suolo la scuola, facendo circa quattrocento morti – di cui circa duecento bambini – e altrettanti feriti.

Ovviamente nessuno ha mai pagato per quello che è successo. La scuola è ancora lì, esattamente come fu lasciata, con le macchie di sangue e le pareti carbonizzate, con le stesse mamme piene di odio e in agonia. Su PeaceReporter potete leggere il reportage di Enrico Piovesana, “La scuola degli orrori“. Cito la parte mi ha particolarmente colpito:

[…] Anche qui, come al piano inferiore, nelle aule devastate ci sono ancora, per terra, tra i calcinacci e i resti di banchi e seggiole, i quaderni e i libri dei bambini: matematica, grammatica russa, storia, geografia. E i cartelloni dei lavori fatti in classe: la flora e la fauna dell’Ossezia, gli eroi di guerra del conflitto in Afghanistan. E sulle lavagne di ogni aula le scritte di gesso lasciate dai visitatori, “No al terrorismo”, come un’ultima lezione da imparare a memoria. […]

 

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4 Comments

  1. Non parlano mai neanche della Svizzera.

  2. Credimi, facciamo molto prima ad elencare i Paesi su cui ci informano…

  3. Anonymous

    In Italia dicono solo quello che e’ stato autorizzato da americani. La propria opinione e’ consentita solo sul calcio e mangiare.
    Cittadino russo.

  4. Ciao cittadino russo, grazie per essere passato qui e per aver detto la tua 🙂

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