Tangshan, reportage da una terra distrutta

23 07 08 by

C’è un testo, nella storia del giornalismo cinese, che testimonia quanto sia importante il ruolo che il reportage svolge per l’umanità e la missione fondamentale che si prefigge. Sto parlando del reportage di Gang Qian sul disastroso terremoto di Tangshan del 1976, reperibile in Italia all’interno del libro “Catastrofi. I disastri naturali raccontati dai grandi reporter”. Si tratta di un eccezionale testimonianza storica che il celebre reporter, allora giovanissimo, ha creato sulla base dei racconti dei sopravvissuti, tra “lacrime e canti”. Ha rintracciato uno per uno i testimoni oculari del più grave disastro urbano della storia contemporanea, che ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone.

Anziani che hanno il rifiuto per gli alimenti dolci perchè la salvezza arrivò insieme al glucosio, dopo giorni passati in fin di vita sotto le macerie, intere famiglie distrutte e “la grande fuga del regno animale”, segnale premonitore della sciagura. Tra la disperazione dei sopravvissuti e la denuncia alle alte cariche dello Stato che avrebbero dovuto avvertire per tempo, Gang Qian esprime tanto amore per la sua città, tanta malinconia e profondità di spirito. Quasi come fosse una poesia.

[…] Ecco di nuovo la mia Tangshan. La mia Tangshan ferita. La mia Tangshan colpita dal disastro. La mia Tangshan tanto devastata da essere quasi morta. Di certo l’anniversario del terremoto di Tangshan, come tutti i grandi eventi nella storia del mondo, non sarà mai dimenticato. La gente di Tangshan non dimenticherà mai. In questi anni ogni 28 luglio, all’alba, una serie di figure serpeggia per le strade di Tangshan. In un luttuoso e solitario silenzio fremono piccoli fasci di lingue di fuoco rosso cupo. Uno dopo l’altro, sguardi tristi brillano nella luce delle fiamme, occhi di uomini anziani, occhi di uomini di mezza età, e nelle mani le banconote finte che bruciano in onore dei morti – «per mio figlio», «per mia figlia», «per i miei genitori».
Ai primi raggi del sole che sorge, la pallida carta gialla diventa fumo e le sue spire formano a poco a poco uno strato come di nebbia bianca che fluttua in mezzo ai nuovi edifici. Le ceneri che volteggiano nella nebbia sono agli occhi dei bambini magiche farfalle nere che volano sempre più in alto per poi discendere in lente spirali. Cadono sulle aiuole dei marciapiedi, cadono sui capelli argentati delle donne anziane immobili in mezzo alla strada. Loro non le scrollano via perché stanno guardando a terra con occhi vuoti – no, non a terra, ma al mondo che sta sotto la terra.
[…]

via PaeseCina

In memoria del terremoto di Tangshan, 1976

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1 Comment

  1. Anonymous

    Ciao!! sto facendo la tesi su questo terremoto….è possibile sapere a che fonti sei risalita per avere questo reportage e se sai se esistono articoli in cinese in proposito?grazie, E.

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