L’attesa di una pace vera, tra razzi imprevedibili e terapie di gruppo

27 06 08 by

Nel suo reportage da Israele Le sirene di Sderot, città a ridosso della striscia di Gaza, Naoki Tomasini ha scelto di mettere in pratica la teoria della clessidra, mostrando le dinamiche di una grande questione – la guerra tra israeliani e palestinesi – attraverso le parole e le piccole storie degli abitanti di un luogo di confine, dimenticato dai media e dal suo stesso governo. In questo eccezionale reportage, uscito su PeaceReporter di maggio, è di scena l’umanità nella sua accezione più ampia, nella sua condizione più misera e disperata. Tomasini ci dà un quadro generale della situazione a Sderot, con dati alla mano, interviste significative ed uno stile narrativo acuto ed incalzante, con quel tanto di sapore letterario di cui i migliori reportage sono impregnati.

Ci viene messa davanti agli occhi la realtà nuda e cruda, su come sopravvive la gente che abita in questa città-bersaglio, costantemente sotto allarme per i razzi sparati ogni giorno dai miliziani palestinesi. C’è chi vorrebbe andare via ma non se lo può permettere, c’è chi resta in nome del sionismo sperando in un contrattacco di Tel Aviv. C’è chi, come le due israeliane ventenni Julia e Naji, auspicano una pace vera con i palestinesi.
E c’è chi, nel frattempo, ha aperto le porte del Trauma Center per chi ne ha bisogno. La dottoressa Adriana Katz, immigrata dall’Italia alla fine degli anni Ottanta, dirige questa struttura offrendo sostegno psicologico ai cittadini stressati, esauriti, traumatizzati e depressi, con sedute di terapia collettiva e calore umano. Ecco le sue parole, così come riportate dal reporter.

[…] Questo è un paese di morti viventi. La gente di qui non è affetta dalla nota sindrome Ptsd, Disordine da Stress Post Traumatico. I sintomi sono gli stessi: insonnia, ansia, apatia, dolori psicosomatici, ma è il post che non arriva mai. Qui la tensione non si esaurisce, uno può anche trarre sollievo dalla cura, ma non si può pensare a un recupero psicologico se dovrà continuare a vivere con le orecchie tese alle sirene. […]
Tra le vittime più paradossali di questa situazione ci sono alcuni pazienti palestinesi: si tratta di persone che hanno collaborato con Israele e non possono più vivere a Gaza. Come premio per il tradimento della loro gente, hanno ricevuto la residenza a Sderot, così si trovano a vivere in una comunità che li esclude, minacciati dai razzi sparati dai miliziani palestinesi. Per loro il trauma è doppio: si rivolgono al nostro centro sia quando cadono i razzi su Sderot, che quando l’esercito israeliano bombarda i quartieri di Gaza dove ancora vivono i loro familiari. […]

 

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