Una rete di accoglienza per le bambine cambogiane

1 06 08 by

Su The Jakarta Post (Indonesia) è stato pubblicato un toccante reportage sulla vita e sull’attività della donna più famosa tra le bambine asiatiche tra gli 8 e i 16 anni: Somaly Mam, cambogiana di 37 anni, madre di tre figli, con alle spalle un’infanzia tragica come le bambine che salva, ha creato nel 1996 una rete di accoglienza per le giovani vittime della vendita e della prostituzione forzata – spesso voluta proprio dalle loro famiglie. Si tratta della ong Afesip, “Agir pour les femmes en situation précaire”, che prende sotto il suo tetto bambine e ragazzine costrette dai propri genitori a prostituirsi, e che gestisce tre ricoveri in Cambogia, impiega più di 300 persone negli uffici in Thailandia, Laos e Vietnam, e permette così alle vittime di istruirsi e costruirsi una dignità. L’organizzazione ha già salvato quasi 4000 donne, offrendo cure sia mediche che psicologiche e preparandole professionalmente.

Quando Somaly Mam è triste va in campagna.
Percorrendo una strada polverosa e sconnessa raggiunge Thlock Chhroy, nella provincia di Kampong Cham, a due ore di macchina Ohnom Penh. In questo villaggio, dove i bufali d’acqua sonnecchiano sotto le palafitte e il fiume Mekong scorre lento attraverso le risaie, la donna simbolo della lotta contro la prostituzione infantile in Cambogia si sente a casa. Appena scesa dall’auto un nugolo di ragazzine la circonda ridendo.

[…] “L’Afesip è la mia vita”, afferma. “Le ragazze mi commuovono. Cerco di dare loro amore e calore, come in una vera famiglia. E loro contraccambiano. Ecco dove trovo la forza di continuare”.

  

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