Il Robin Hood dei kamikaze

28 05 08 by

Israele lo chiama “il macellaio di Beirut”. Gli americani lo hanno messo in cima alla lista dei superterroristi. Per questo nessuno si aspetterebbe che il libanese Hassan Nasrallah, l’austero segretario generale del Partito di Dio sciita Hezbollah, abbia la erre moscia. Mentre arringa i suoi seguaci in oceaniche adunate o li ammaestra dagli studi di Al Manar, la tv di Hezbollah, quel vezzo alla francese sembra essergli rimasto addosso come il nostalgico lustrino di un altro Libano, quello degli anni Sessanta, la favoreggiata Svizzera del Medio Oriente […]

E’ così che inizia il reportage sul Libano [L’Europeo di marzo 2008] in cui Antonella Arcomano racconta la vita di Nasrallah fin dalla sua infanzia, dandoci immagini e dati di riferimento per farci capire quale sia il ruolo di Hezbollah nella società libanese e cosa significhi questo partito estremista per i più disperati. Hezbollah in qualche modo rappresenta il loro riscatto, scrive. Nonostante combatta l’invasione Israeliana attraverso attentati e kamikaze, gode di fama di onestà e di dedizione ai più poveri, per i quali ha costruito scuole, ospedali, reti di assistenza sociale.

  

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